Un giocatore dei Miami Dolphins con un bicchiere di Gatorade (AP Photo/David Stluka)
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  • domenica 18 Ottobre 2015

Cinquant’anni di Gatorade

Nacque nel 1965 come rimedio ai problemi di disidratazione di una squadra universitaria di football americano, prima di arrivare dappertutto

Un giocatore dei Miami Dolphins con un bicchiere di Gatorade (AP Photo/David Stluka)

Negli anni Sessanta uno dei principali problemi degli atleti americani era la disidratazione causata dalle alte temperature, soprattutto quando dovevano gareggiare nelle zone più calde del paese. Fra gli sportivi, chi ne soffriva di più erano i giocatori di football americano, che dovevano correre coperti da divise e protezioni ingombranti durante prolungati sforzi fisici nell’arco di una partita o di un allenamento. Nel 1965 Dewayne Douglas, un membro dello staff dei Florida Gators, squadra di football americano dell’Università della Florida, incontrò nel campus il dottor Robert Cade, responsabile del laboratorio della facoltà di medicina. La settimana prima dell’incontro una ventina di giocatori dei Gators erano finiti in infermeria con gravi sintomi di disidratazione e Douglas chiese se esistesse qualche rimedio: da quel che accadde dopo nacque la famosissima bevanda che oggi conosciamo come Gatorade.

Il dottor Cade organizzò un incontro con l’allora coach dei Gators, Ray Graves, per avere più informazioni riguardo le partite e gli allenamenti, dopodiché cominciò a lavorare a un integratore con l’aiuto di altri tre scienziati del laboratorio: James Free, Alex de Quesada e Dana Shires. Nel corso dei suoi studi il dottor Cade si rese conto che i fluidi corporei e gli elettroliti – sostanze come sodio, potassio, fosforo – che venivano persi dai giocatori durante l’attività fisica, non venivano più recuperati entro la durata dello sforzo fisico. Anche i carboidrati, utilizzati dal corpo per produrre energia, non venivano reintegrati a sufficienza. La sola acqua non bastava: veniva assorbita troppo velocemente dal corpo e ci sarebbero volute troppe pause per berne a sufficienza.

Un prototipo di bevanda integratrice venne creato poche settimane dopo l’inizio delle ricerche. Al primo assaggio molti giocatori dei Gators gettarono via i bicchieri: era troppo salata e praticamente imbevibile. Per rimediare la moglie del dottor Cade, Mary, consigliò di aggiungerci della limonata.
Inizialmente la bevanda venne chiamata Gator-Aid: Gator perché loro erano i Gators, ovviamente, e Aid perché in inglese vuol dire aiuto, sostegno, supporto. La Food and Drugs Administration, l’ente statunitense che si occupa del controllo degli alimenti e dei farmaci, non permise la registrazione del nome, che venne cambiato per necessità in Gatorade.

Nei due anni successivi i Gators giocarono meglio e vinsero più partite, ma è difficile dire se questo fu causato dall’uso del Gatorade. Alla “nuova bevanda miracolosa”, come veniva chiamata dai giocatori che ne facevano uso, s’interessarono in breve tempo anche le squadre delle Università di Richmond e Miami, a cui ne seguirono altre nei mesi successivi. Le caratteristiche del Gatorade permettevano agli atleti di riassumere facilmente i carboidrati bruciati durante l’attività fisica principalmente attraverso sciroppo di glucosio e di fruttosio, il cui dosaggio venne perfezionato negli anni fino a raggiungere i 60 grammi circa per litro d’acqua. La bevanda garantiva anche il giusto reintegro degli elettroliti (sodio, potassio e cloro), la principale causa della disidratazione. Solo in un secondo momento vennero aggiunti i coloranti, usati soprattutto per differenziare visivamente la varietà dei gusti.

Nel 1967 il dottor Cade cedette i diritti per produrre e vendere il Gatorade in tutti gli Stati Uniti all’azienda di bevande Stokely-Van Camp. Due anni più tardi il coach dei Gators consigliò il Gatorade ai Kansas City Chiefs, squadra di NFL, che cominciarono a usarla durante un ritiro estivo in Missouri. Soddisfatti, continuarono a usarla regolarmente per tutta la stagione, al termine della quale vinsero il Super Bowl contro i più quotati Minnesota Vikings. La vittoria di Kansas City contribuì alla rapida diffusione del Gatorade, prima in NFL e poi in tutte le altre leghe professionistiche americane.

Dagli anni Settanta in poi divenne comune vedere bicchieri, borracce e contenitori marchiati Gatorade durante partite di NFL, MLB, NBA e delle leghe universitarie. Nel 1983 la Stokely-Van Camp vendette il Gatorade alla Quaker Oats Company, oggi parte del gruppo PepsiCo. Nel frattempo il Gatorade era diventata popolare e famosa anche tra i non professionisti e praticamente in tutto il mondo. Nel 1985 venne istituito il Gatorade Sports Science Institute (GSSI) a Barrington, nell’Illinois: un laboratorio attrezzato per condurre ricerche riguardanti l’attività fisica e l’alimentazione sportiva, attivo ancora oggi, che permise un continuo sviluppo della composizione della bevanda e la sostituzione di alcuni ingredienti con altri ritenuti meno dannosi.

Alcuni spot televisivi del Gatorade degli anni Novanta sono ancora oggi particolarment famosi. Lo spot più popolare è quello realizzato nel 1992 con Michael Jordan, che divenne testimonial di Gatorade un anno dopo la scadenza del suo contratto con la Coca Cola.

Nel 1999 Jordan fu affiancato da Mia Hamm, una delle calciatrici statunitensi più forti e famose di sempre, nota anche in Italia perché parte del consiglio d’amministrazione dell’AS Roma dal 2014.

Fra gli sportivi americani il Gatorade ha assunto anche un significato rituale. Al termine delle partite più importanti di NBA, MLB o NHL (e di molti altri campionati minori) non è raro assistere alla cosiddetta “Gatorade Shower”, in cui ad allenatori e giocatori viene versato addosso un secchio pieno di Gatorade. Questa usanza risale alla fine degli anni Ottanta e divenne famosa quando Harry Carson, giocatore di football americano, versò un secchio di Gatorade addosso al proprio allenatore per festeggiare la vittoria del Super Bowl nel 1987.

Nel 2010 Gatorade rappresentava circa il 75 per cento dell’intera quota di mercato delle bibite energetiche in Nordamerica. Oggi è, per importanza, il quarto brand del gruppo PepsiCo, con un valore di quasi cinque miliardi di dollari. È sponsor ufficiale di NBA, MLB, NFL e Champions League, di molti atleti di varie discipline oltre che di diverse squadre di calcio europee, fra cui Juventus, Milan, Roma, Lazio, Barcellona, Arsenal e Liverpool. Per i cinquant’anni della sua creazione è stato girato uno spot in cui figurano tutte le discipline e tutti gli atleti di cui Gatorade è stata partner nella sua storia.