Il tennista Stan Wawrinka durante un evento promozionale della birra Corona. (TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)

L’accordo tra SABMiller e ABinBev

Il primo maggior produttore di birra al mondo comprerà il secondo. Più o meno una birra ogni tre nel mondo sarà prodotta dalla nuova azienda

Il tennista Stan Wawrinka durante un evento promozionale della birra Corona. (TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)

La società belga ABinBev, il più grande produttore al mondo di birra, ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di SABMiller, il secondo più grande produttore al mondo di birra: le due società stavano trattando da diverse settimane la possibile fusione e il consiglio di amministrazione di SABMiller ha accettato l’ultima offerta di 44 sterline (59,37 euro) per azione presentata da ABinBev. Un comunicato diffuso martedì mattina spiega che i consigli di amministrazione delle due società “hanno raggiunto un accordo di principio sugli aspetti chiave di una possibile offerta raccomandata”: se l’affare si completerà in questi termini, ABinBev pagherà SABMiller circa 90 miliardi di euro e la nuova società controllerà circa il 30 per cento del mercato mondiale della birra. Nella mattinata del 13 ottobre il titolo di SABMiller ha guadagnato il 9 per cento e quello di ABinBev l’1,45 per cento.

Anheuser-Busch InBev è una multinazionale con sede in Belgio e controlla già da sola circa il 25 per cento del mercato mondiale della birra: di ABinBev fanno parte marchi molto noti come Budweiser, Corona, Stella Artois, Beck’s, Leffe e Hoegaarden. Da circa un mese ABinBev stava trattando l’acquisizione di SABMiller, e aveva presentato già quattro diverse offerte al consiglio di amministrazione della società britannica, che controlla i marchi Pilsner Urquell, Peroni Nastro Azzurro e Miller, tra gli altri. Respinte le prime quattro offerte, ABinBev doveva provare a chiudere l’affare entro mercoledì 14 ottobre, altrimenti secondo le regole britanniche avrebbe dovuto attendere almeno sei mesi prima di poter presentare una nuova offerta. Per questa ragione l’ultima offerta presentata, quella poi accettata in via di principio da SABMiller, è stata più alta di quanto molti si aspettassero. Ora ABinBev ha tempo fino al 28 ottobre per presentare un’offerta formale di acquisto; se l’affare non si concluderà dovrà pagare 3 miliardi di dollari di penale a SABMiller. Per ABinBev l’acquisizione servirebbe per rafforzare la sua posizione su alcuni mercati in crescita, soprattutto quello sudamericano.

Il New York Times ha spiegato che la trattativa nelle ultime settimane è stata difficile e a tratti anche astiosa. Il consiglio di amministrazione di SABMiller aveva respinto le prime offerte di ABinBev dicendo che “sottostimavano enormemente” il reale valore della società; ABinBev aveva risposto dicendosi stupita della scarsa disponibilità a trattare mostrata da SABMiller e spiegando che le loro dichiarazioni sul valore della società erano “prive di fondamento”. Negli ultimi giorni ABinBev ha modificato i termini dell’offerta in modo da renderla più vantaggiosa per i due principali azionisti di SABMiller, la società statunitense del tabacco Altria Group (che possiede Philip Morris) e la famiglia colombiana Santo Domingo, che insieme controllano circa il 41 per cento della società. La nuova offerta, che garantisce ai due grandi azionisti di SABMiller un certo numero di azioni della nuova società in cambio di un prezzo più basso per la vendita della loro quota azionaria, permetterà ad Altria e Santo Domingo di evitare di pagare tutte le tasse che sarebbero derivate se le le loro quote fossero state comprate in contanti.

Ora, come spiega il Wall Street Journal, il problema di ABinBev sarà ottenere le necessarie approvazioni per l’acquisizione da parte delle autorità antitrust dei diversi paesi in cui opera e in cui, in molti casi, ha già una posizione dominante sul mercato. Negli Stati Uniti, per esempio, ABinBev controlla il 45 per cento del mercato: dopo l’acquisizione di SABMiller potrebbe arrivare a circa il 70 per cento. Anche in Cina potrebbero esserci dei problemi e ABinBev, che controlla il 14 per cento del mercato locale, potrebbe dover abbandonare la sua partecipazione in China Resources Enterprise Ltd., la società cinese che produce la Snow, la birra più venduta nel paese. Secondo gli esperti potrebbe volerci anche un anno prima che ABinBev ottenga tutti i permessi necessari per completare l’acquisizione.