Sergio Marchionne (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 2 ottobre 2015

I lavoratori americani di Fiat Chrysler hanno bocciato l’accordo sul nuovo contratto

La maggioranza dei dipendenti iscritti al grande sindacato UAW ha votato contro l'accordo trovato da Sergio Marchionne e il loro stesso sindacato

Sergio Marchionne (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Quasi due terzi dei lavoratori statunitensi di Fiat Chrysler Automobiles (FCA, nato dopo l’acquisizione di Chrysler da parte di FIAT) iscritti al sindacato United Auto Workers (UAW), hanno votato contro l’accordo di contratto firmato dal loro presidente, Den­nis Wil­liams, con Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo. Un margine così ampio e pari a circa il 65 per cento, scrive il Washington Post, «lascia aperta la possibilità di uno sciopero, poiché i membri sembrano essere uniti nella loro opposizione». E il Wall Street Journal precisa che «è la prima volta in 30 anni nella storia di questa organizzazione che un contratto di lavoro provvisorio viene respinto».

Il punto più con­tro­verso dell’accordo che FCA ha concluso con il sindacato – e che era stato presentato lo scorso 15 settembre – riguarda i due diversi livelli di paga oraria dei dipendenti, quella dei lavoratori assunti dopo la fusione tra Fiat e Chry­sler e quelli che erano già in Chry­sler: 28 dol­lari e 50 l’ora i cosiddetti vete­rans, 9 dollari in meno di media i neo assunti per fare lo stesso lavoro. L’UAW e questi lavoratori avevano accettato già dal 2007 paghe orarie più basse per far fronte alla crisi finanziaria dell’azienda e successivamente, nel 2014, per rilanciare la nuova FCA (anche grazie ai finanzia­menti concessi dal presidente degli USA Barack Obama e agli investimenti dei fondi pen­sione dello stesso sin­da­cato). I lavoratori di FCA pagati con un ​​salario più basso sono circa il 45 per cento del totale. Alla bocciatura dell’accordo hanno contribuito anche la minac­cia di riduzione dei bene­fit sani­tari e lo spostamento di parte della produzione in Messico, a salari più bassi, per coprire i salari più alti degli Stati Uniti.

Una revisione nei salari, al rialzo, c’era già stata nell’ultimo contratto, e un’ulteriore era prevista anche nell’accordo respinto, ma ora che la divi­sione statunitense dell’azienda ha chiuso il 2014 con un pro­fitto del 4 per cento i dipendenti si aspettavano la parificazione. Il sindacato, che rappresenta 40.000 lavoratori in FCA in 37 diversi stabilimenti negli Stati Uniti, può ora scegliere di indire uno sciopero, può decidere di tornare a contrattare con FCA per cercare un accordo migliore oppure sospendere la trattativa e aprire la negoziazione con uno degli altri produttori di Detroit, General Motors Co o Ford Motor Co.

Fiat Chrysler, in un comunicato stampa, ha parlato di «delusione» per l’esito del voto, perché i negoziatori di entrambe le parti avevano lavorato duramente su un accordo «che avrebbe adeguatamente premiato l’impegno della nostra forza lavoro, garantendo allo stesso tempo il continuo successo dell’azienda». E ancora: «La natura ciclica dell’industria auto­mo­bi­li­stica richiede che venga rico­no­sciuto il biso­gno di pre­miare i dipen­denti durante i periodi di pro­spe­rità, ma anche il biso­gno di tute­larsi da ine­vi­ta­bili con­tra­zioni del mer­cato».

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