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  • sabato 19 settembre 2015

Lo scisma nella yakuza, spiegato

Da giorni sulla stampa internazionale si parla di una storia intricata di liti e scissioni dentro la più grande organizzazione criminale giapponese

Kenichi Shinoda, il capo di Yamaguchi-gumi, la più grande organizzazione all'interno di yakuza (Photo credit: JIJI PRESS/AFP/Getty Images)

Negli ultimi mesi la stampa internazionale è tornata a occuparsi della yakuza – la parola con cui si fa riferimento di solito all’equivalente giapponese della mafia – perché secondo i giornali locali ha subìto un’importante trasformazione interna: una delle principali organizzazioni che la compongono si è divisa e la polizia giapponese teme i cambiamenti che questo “scisma” potrebbe comportare.

La yakuza è una specie di termine e organizzazione “ombrello”, che indica una rete di organizzazioni più piccole – a volte alleate e a volte rivali – che sono spesso allo stesso tempo sia aziende legali che associazioni a delinquere. All’inizio di settembre tremila membri della “Yamaguchi-gumi” – la più grande delle organizzazioni che formano la yakuza – ne sono usciti e hanno formato un nuovo gruppo. La nuova fazione si chiamerà con un nome molto simile all’originale, “Kobe Yamaguchi-gumi” e continuerà ad usare il logo della banda originale. Queste scelte probabilmente aumenteranno l’attrito tra le due organizzazioni. Si parlava di una simile scissione da agosto, cioè da quando secondo i giornali il capo di “Yamaguchi-gumi”Kenichi Shinoda, aveva espulso o sospeso tredici boss delle 72 fazioni che componevano la sua organizzazione, accusati di slealtà.

Shinoda è stato accusato di favorire alcune fazioni rispetto ad altre – in particolare quella di “Kodo-kai”, l’affiliata di Nagoya che fondò lui stesso nel 1984 – e di aver inflitto misure troppo severe a chi disobbediva agli ordini o non pagava la quota mensile di affiliazione (di un milione di yen, circa 7.500 euro). La polizia teme che questo scisma possa portare a scontri e guerre tra bande.

La yakuza
Come abbiamo detto, yakuza è un nome generico per indicare l’insieme di tutte le organizzazioni criminali che ne fanno parte: come in italiano usiamo a volte “mafia” per parlare anche della camorra o della ‘ndrangheta. Le organizzazioni che compongono la yakuza hanno il proprio territorio di riferimento e i loro leader, e a loro volta si dividono spesso in diverse fazioni al loro interno.

Nella cultura giapponese la yakuza ha un ruolo complesso e spesso difficile da comprendere fuori dal Giappone. Nacque come federazione di giocatori d’azzardo e commercianti di strada e si affermò in particolare dopo la Seconda guerra mondiale, quando dopo la sconfitta giapponese prese il controllo del contrabbando, del gioco d’azzardo e anche dell’intrattenimento – gestendo alcune delle star e dei cantanti post-bellici più famosi – per poi passare al settore delle costruzioni e dei beni immobili ma anche a estorsioni, ricatti e truffe, e infiltrandosi nella politica e nell’industria.

A complicare la situazione è il fatto che molti dei soldi della yakuza sono ottenuto in modi illegali ma i suoi membri dirigono spesso anche imprese legali: hanno uffici, carte di credito, sono famosi e ci sono siti internet e fumetti a loro dedicati. I suoi membri non sono automaticamente ricercati e arrestati dalla polizia, ma vengono controllati regolarmente. I membri di “Yamaguchi-gumi” sostengono di essere parte di un gruppo umanitario che mantiene l’ordine in Giappone. L’anno scorso la rivista finanziaria Fortune ha detto che “Yamaguchi-gumi” è l’organizzazione criminale più ricca al mondo, con un patrimonio stimato in circa 80 miliardi di dollari, l’equivalente di circa 70 miliardi di euro.

Di cosa si occupa la yakuza oggi
Oggi gli esperti giapponesi di criminalità organizzata dicono che la yakuza ha interessi importanti soprattutto nell’industria dell’intrattenimento, gestisce i “labor dispatch” (uffici simili ad agenzie di collocamento), si occupa di cambiavalute, finanza e tecnologie dell’informazione. Inoltre, si pensa che la yakuza fornisca direttamente o indirettamente anche la maggior parte della manodopera per l’industria nucleare giapponese e secondo i media giapponesi e internazionali ha avuto un ruolo negli interminabili lavori di bonifica necessari dopo il disastro di Fukushima.

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva già deciso di considerare la “Yamaguchi-gumi” come un’organizzazione criminale transcontinentale, ma nell’aprile di quest’anno per la prima volta ha deciso di indagare e perseguire anche i sottogruppi che la compongono, come i “Kodo-kai”. Gli Stati Uniti sono interessati perché la yakuza ha legami con vari gruppi criminali in Asia, Europa e America, dove è coinvolta nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro.

Oggi la yakuza ha perso parte dell’aura leggendaria di cui era circondata fino a qualche decennio fa, soprattutto per i suoi rituali. Il rituale più famoso è quello dello yubitsume, col quale gli appartenenti alla yakuza si amputano la falange del mignolo e la consegnano al capo della loro fazione. Lo yubitsume non si fa per punirsi per i propri peccati dopo il primo crimine, come spesso si crede, bensì per pagare un debito o rimediare a un errore e rimanere nell’organizzazione (o rimanere vivi, a seconda della gravità dell’errore commesso). Questo rituale, però, è diventato sempre meno comune negli anni. Lo stesso vale per i tatuaggi: se prima i membri della yakuza erano riconoscibili perché ricoprivano interamente il loro corpo con tatuaggi, oggi cercano di attirare meno l’attenzione.

Negli ultimi anni diversi ex membri della yakuza hanno detto che i codici d’onore del passato non sono più rispettati e le organizzazioni sono diventate più violente e coinvolte anche in attività una volta proibite: cambiamenti che hanno probabilmente spinto le autorità giapponesi ad azioni legali più dure, come le leggi del 2011 che stabiliscono che chi viene ricattato e paga il pizzo non è più vittima ma complice del crimine.

Cosa potrebbe succedere ora
Una scissione simile avvenne già nel 1984. Nei tre anni successivi ci fu una grossa intensificazione di violenze e arresti.La polizia giapponese teme che si riproponga una situazione analoga, anche se il portavoce del governo Yoshihide Suga ha detto che la divisione può essere un’occasione per indebolire la forza dell’organizzazione criminale. Il timore più grande è che questa divisione porti scompiglio nella mafia giapponese in generale: non solo nelle 72 fazioni che componevano la “Yamaguchi-gumi” ma anche le altre organizzazioni che compongono la yakuza dovranno scegliere con chi allearsi, se con il clan tradizionale o con quello neonato, e ci sono già stati episodi preoccupanti. Per esempio “Sumiyoshi-kai”, il secondo gruppo più grande della yakuza, potrebbe già essersi a sua volta diviso nella scelta: secondo fonti della polizia, scrive CNN, la fazione interna “Kohei-Ikka” ha espresso il suo appoggio al nuovo clan e potrebbe anche lasciare la “Sumiyoshi-kai” per unirsi a loro.

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