Una mano robotica cui lavorano i ricercatori DARPA (©DARPA)
  • Scienza
  • martedì 15 settembre 2015

Un uomo ha di nuovo il tatto grazie a una mano robotica

Riesce a muoverla e a percepire la pressione sulle dita grazie ad alcuni elettrodi impiantati nel suo cervello

Una mano robotica cui lavorano i ricercatori DARPA (©DARPA)

Una mano robotica collegata al cervello ha permesso di far nuovamente percepire la sensazione del tatto sulle dita a un paziente paralizzato. Il risultato è stato ottenuto da uno dei gruppi di ricerca della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’agenzia degli Stati Uniti che si occupa dello sviluppo di nuove tecnologie soprattutto in ambito militare. La protesi è stata realizzata dall’Applied Physics Laboratory dell’Università Johns Hopkins (Baltimora, Maryland), che ha ricevuto in questi anni finanziamenti dalla DARPA per i suoi studi sui sistemi per utilizzare arti bionici sui pazienti che hanno subito paralisi di vario tipo.

A un paziente di 28 anni, paralizzato da più di 10 a causa di un trauma al midollo spinale (nel quale viaggiano i messaggi del sistema nervoso centrale), sono stati applicati nel suo cervello alcuni elettrodi collegati alla mano robotica, nelle aree che si occupano del controllo dei movimenti e delle percezioni sensoriali. Dopo un po’ di esercizio, il paziente ha imparato a controllare i movimenti della protesi e a percepire alcune sensazioni tattili, grazie a una serie di sensori presenti sulle dita della mano robotica che rilevano il livello di pressione applicata sui polpastrelli.

Una delle mani robotiche in fase di sviluppo nei centri di ricerca DARPA

Per verificare l’affidabilità del nuovo sistema, i ricercatori hanno bendato il paziente e lo hanno sottoposto a diversi test, nei quali le dita della mano robotica venivano toccate o compresse con intensità variabili. In quasi il 100 per cento dei casi, il paziente è riuscito a dire quale dito fosse premuto, secondo i dati diffusi dalla DARPA. Nel corso di un test i ricercatori hanno anche premuto due dita per volta della mano bionica, senza dire al paziente che avrebbero cambiato in corsa l’esame. Il paziente, sempre bendato, se n’è accorto e ha chiesto se stessero provando a prendersi gioco di lui, confermando quindi la sua capacità di percepire segnali tattili più elaborati provenienti da più di un dito della mano robotica per volta.

La protesi sviluppata dalla DARPA è ancora un prototipo e richiederà molte ricerche prima di essere prodotta in serie, ma sta comunque offrendo risultati molto promettenti. Finora si era riusciti a fare in modo che un paziente controllasse con il pensiero i movimenti di una protesi, mentre era risultato molto difficile fare in modo che fosse la protesi a comunicare le esperienze sensoriali al cervello, cosa che di fatto limitava molto l’utilizzo di questi arti artificiali. La nuova mano robotica permette di ricevere sensazioni importanti per controllare e muovere meglio l’arto, con movimenti più fini e accurati.

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