La fine di Napoleone

Esattamente 200 anni fa l'ex imperatore di Francia salpò per il suo ultimo viaggio che lo avrebbe portato nella remota isola di Sant'Elena, dove sarebbe morto in esilio

"Napoleone a bordo della Bellerophon" (William Quiller Orchardson)

L’8 agosto 1815, esattamente 200 anni fa, una nave della Marina inglese con a bordo Napoleone Bonaparte salpava dall’Inghilterra per quello che sarebbe stato l’ultimo viaggio dell’ex imperatore di Francia. Dopo tre mesi di navigazione, la nave attraccò nell’isola dove Napoleone avrebbe trascorso gli ultimi malinconici anni della sua vita. “L’orco”, come veniva chiamato Napoleone dai suoi nemici, faceva ancora così paura che la destinazione scelta per il suo esilio fu uno dei luoghi più remoti del pianeta: Sant’Elena, una sperduta isola dell’Oceano Atlantico a duemila chilometri di distanza dalle coste più vicine.

Quel giorno Napoleone si trovava sulla nave di Sua Maestà Northumberland perché due mesi prima, il 18 giugno 1815, era stato sconfitto a Waterloo e quando la notizia arrivò a Parigi governo e Senato obbligarono l’imperatore ad abdicare. In un ultimo disperato tentativo di restare al potere, Napoleone si offrì di guidare gli eserciti francesi come semplice generale e difendere il paese dagli eserciti alleati, ma il permesso gli venne rifiutato. Napoleone fu costretto a tornare un privato cittadino e quando venne a sapere che i prussiani, i suoi più acerrimi nemici, avevano promesso di catturarlo “vivo o morto”, cercò di fuggire negli Stati Uniti. Arrivato a Rochefort, dove sperava di imbarcarsi, trovò il porto bloccato dalle navi inglesi. Dopo alcuni giorni di incertezza, l’ex imperatore di Francia decise di chiedere asilo all’Inghilterra, il paese che per tanti anni aveva definito “la perfida Albione“.

Gli inglesi non erano felici della sua richiesta: gestire l’ex imperatore di Francia era una faccenda parecchio spinosa. Per prima cosa era politicamente impensabile processarlo o metterlo in prigione. Napoleone era sposato con una delle figlie dell’imperatore d’Austria e questo faceva di lui il genero di uno dei re più potenti d’Europa. Inoltre era pur sempre un ex capo di stato e trattarlo come un criminale comune avrebbe significato per i regnanti d’Europa accettare che anche loro avrebbero potuto essere trattati nello stesso modo in seguito a una sconfitta militare. D’altra parte un eccesso di clemenza avrebbe scontentato parecchi degli stati membri dell’alleanza, tra cui la Prussia, uno dei paesi che durante il regno di Napoleone aveva subito le peggiori umiliazioni.

A questo bisogna aggiungere che in Francia Napoleone era ancora considerato un eroe e il regime che lo avrebbe sostituito, quello del re Luigi XVIII, era molto traballante. Tutti si ricordavano di quello che era accaduto appena un anno prima, nell’estate del 1814, quando Napoleone fu per la prima volta costretto all’esilio. Nel tentativo di mediare tra le varie pressioni politiche, i regnanti d’Europa decisero di mandarlo in esilio all’isola d’Elba, ma si rivelò un tragico errore. Napoleone fuggì dall’isola, sbarcò in Francia, riconquistò il potere e nel giro di tre mesi fu a un passo dallo sconfiggere gli eserciti alleati di mezza Europa.

Dopo alcune settimane di incertezza il governo inglese trovò la soluzione al problema. Napoleone sarebbe stato nuovamente inviato in esilio su un’isola, ma questa volta in un luogo così remoto che non ci sarebbe più stato alcun pericolo di fuga. Sant’Elena era uno dei possedimenti più isolati della corona inglese. Si trova a duemila chilometri dalle coste dell’Africa. È un fazzoletto di terra di centoventi chilometri quadrati, per lo più spoglio e fatto di pendii impervi, burroni e pareti rocciose. All’epoca non più di un migliaio di persone viveva sull’isola e gli abitanti erano tutti radunati nell’unico insediamento esistente, che era stato costruito intorno all’unico tratto di costa su cui potevano attraccare delle imbarcazioni. Le istruzioni che vennero date al governatore dell’isola sul trattamento da riservare a Napoleone riflettevano il difficile equilibrio che il governo inglese doveva mantenere sulla questione: la prigionia non avrebbe dovuto essere più dura del necessario a impedire ogni tentativo di fuga.

La Northumberland arrivò in vista di Sant’Elena il 23 ottobre del 1815 e attraccò il giorno successivo, con grande sollievo del numeroso seguito dell’ex imperatore. In tutto, una trentina di persone tra servitori, funzionari e le loro famiglie avevano seguito Napoleone nell’esilio, schiacciati nelle piccoli cabine della nave per quasi tre mesi di viaggio. Appena arrivato, Napoleone venne alloggiato in una piccola residenza temporanea che il suo segretario descrisse come «un misero tugurio grande appena pochi piedi quadrati affacciato su uno sperone roccioso, senza mobilia, senza tende o scuri alle finestre. Questo posto deve servire a Sua Maestà come camera da letto, vestibolo, sala da pranzo, studio e salotto». Scandalizzato per il trattamento, Napoleone dimostrò di aver perfettamente compreso il problema dei suoi carcerieri e confessò al suo segretario: «Come possono i monarchi d’Europa permettere che la sacralità della sovranità reale venga violata nella mia persona? Non vedono che qui a Sant’Elena stanno lavorando con le loro mani alla loro stessa rovina?».

Napoleone continuò a lamentarsi anche quando venne trasferito a Longwood House, l’ex residenza del governatore dell’isola, circondata da giardini e restaurata appositamente per ospitare l’ex imperatore. A Longwood House Napoleone divideva il suo tempo tra il dettato delle sue memorie, un’opera grandiosa nella quale Napoleone fu molto generoso con sé stesso, e lo scrivere lettere lamentose al governatore dell’isola in cui elencava tutte le difficoltà della sua vita a Sant’Elena. Tra le cose che più lo angustiavano c’era il forte vento e il cattivo tempo a cui, a quanto pare, la residenza era particolarmente esposta. Poco prima della sua morte gli inglesi pensarono di trasferirlo in una residenza con un clima più mite, ma erano così spaventati all’idea che potesse fuggire ancora che decisero di lasciarlo a Longwood, un luogo considerato più facile da controllare.

Per quanto Napoleone fosse un ospite molto difficile da gestire, il governatore dell’isola, sir Hudson Lowe, non fece nulla per rendersi il compito più facile. Lowe era terrorizzato all’idea che Napoleone sfuggisse al suo controllo, e ogni nuova regola o restrizione che imponeva veniva contrattaccata dallo stesso Napoleone. Ad esempio, quando Lowe gli impose di pagare parte del costo della sua prigionia, Napoleone, che era ricchissimo anche se per ovvi motivi non aveva molto denaro a disposizione a Sant’Elena, fece circolare la notizia che era stato costretto a vendere l’argenteria imperiale per pagare il conto. La notizia fece così tanto rumore in Europa che Lowe fu costretto a tornare suoi suoi passi. E la stessa cosa accadde quando Lowe gli impose un limite alle forniture di legna da ardere. I due si incontrarono soltanto una mezza dozzina di volte in sei anni, ma passarono gran parte del tempo a cercare di rendersi l’un l’altro la vita impossibile. Fu praticamente il loro unico passatempo, visto che a Sant’Elena non c’era null’altro da fare.

Secondo i medici dell’ex imperatore, la battaglia con Lowe e il cattivo tempo dell’isola fecero precipitare la salute di Napoleone. Nel febbraio del 1815 Napoleone si ammalò e non si riprese più. Morì il 5 maggio del 1821, probabilmente a causa di un tumore allo stomaco. Nel suo testamento aveva chiesto di essere sepolto sulle rive della Senna, a Parigi, ma temendo che così avrebbero costruito un tempio per i bonapartisti, gli inglesi ordinarono che la sepoltura avvenisse a Sant’Elena. Soltanto nel 1840 i resti di Napoleone furono riportati in Francia. Oggi sono conservati in un enorme sarcofago nel palazzo de Les Invalides, a Parigi. Longwood House e una piccola tomba recintata sono tutto ciò che oggi resta del lungo esilio di Napoleone nella sperduta isola di Sant’Elena.

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