Una foto del centro di Napoli il 7 marzo 2014. GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

I nuovi brutti dati sul Sud Italia

Li ha diffusi il centro studi SVIMEZ e permettono di farsi un'idea concreta della distanza che separa oggi il Meridione dal resto del paese

Una foto del centro di Napoli il 7 marzo 2014. GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

Il centro studi SVIMEZ, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ha pubblicato un’anticipazione del suo rapporto 2015 sull’economia del Meridione d’Italia. Il rapporto si riferisce a dati raccolti per l’anno 2014. Secondo quanto comunicato dalla SVIMEZ la situazione del Sud Italia è molto grave. Se consideriamo l’economia dei paesi in parità di potere d’acquisto, cioè ipotizzando un valore dei prezzi unico in tutti i paesi europei per un generale paniere di beni, l’Italia è il paese che è cresciuto di meno dall’introduzione dell’euro nel 2000, con un valore di +20,6 per cento (la media europea è del +37,3 per cento). L’Italia in questi anni è cresciuta complessivamente anche meno della Grecia (+24 per cento): in particolare il Sud Italia è cresciuto solo del 13 per cento, la metà della Grecia. Questi dati non comprendono il lavoro nero.

PIL
Secondo i calcoli SVIMEZ, il Prodotto Interno Lordo del Sud Italia si è ridotto dello 1,3 per cento nel 2014. Molto meno del calo del 2013 (2,7 per cento) ma comunque molto distante dal resto del paese. Nel Centro-Nord la contrazione è stata solo dello 0,2 per cento nel 2014. Negli ultimi sette anni la variazione del PIL del Mezzogiorno è sempre stata negativa e la stima di SVIMEZ è che in totale si sia registrata una perdita del 13 per cento, contro una del 7,4 per cento nel Centro-Nord durante lo stesso periodo. Per quanto riguarda le singole regioni, il Friuli Venezia Giulia è la regione che è cresciuta di più nel 2014 (+0,8 per cento) mentre l’Abruzzo ha avuto una contrazione dell’1,7 per cento. Se si considera il PIL pro capite, cioè il PIL diviso il numero di abitanti, il valore del Sud corrisponde al 53,7 per cento di quello nazionale: poco più della metà. Si tratta del maggior divario degli ultimi 15 anni, la regione più ricca è il Trentino Alto Adige (PIL pro capite 37.665 euro) mentre la più povera è la Calabria (15.807 euro).

Consumi
Nel Centro-Nord i consumi hanno ripreso a crescere (+0,6 per cento nel 2014) mentre nel Sud continuano a ridursi, l’anno scorso dello 0,4 per cento. Se si considerano tutti e sette gli anni della crisi, i consumi al Sud si sono contratti del 13,2 per cento (al Centro-Nord solo del 5,5 per cento).

Produzione
Negli ultimi sette anni la produzione industriale si è ridotta al Sud del 59,3 per cento, tre volte di più rispetto al resto del paese. L’agricoltura si è ridotta del 38 per cento (quasi quattro volte la riduzione nel Centro-Nord), i servizi del 33 per cento (31 per cento nel Centro-Nord). Apparentemente l’unico settore dove la contrazione è stata maggiore nel Centro-Nord che nel Sud è quello delle costruzioni, rispettivamente  55 e 47 per cento. Per quanto riguarda la spesa pubblica in conto capitale, cioè quella per gli investimenti, è diminuita di 9,9 miliardi di euro dal 2001 al 2013, da 25,7 miliardi a 15,8 miliardi. La spesa pubblica di questo tipo nel Mezzogiorno conta per circa il 34 per cento di quella nazionale (dati riferiti al 2013).

Occupazione
Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88mila unità, nel Sud Italia invece ne sono stati persi 45mila: il valore nazionale è trainato esclusivamente dal Centro-Nord, dove ne sono stati creati 133mila in più. L’occupazione durante gli anni che vanno dal 2008 al 2014 è diminuita del 9 per cento nel Mezzogiorno, mentre solo 1,4 per cento nel resto d’Italia. Sostanzialmente, nonostante il Sud conti solo per il 26 per cento dell’occupazione nazionale, le perdite di lavoro negli anni della crisi contano per il 70 per cento di quelle nazionali. Il numero di occupati nel Mezzogiorno è di 5,8 milioni il numero più basso da quando l’Istat ha incominciato a raccogliere questo tipo di dati. I dati nazionali segnano una disoccupazione al 12,7 per cento ma questo è un valore medio dal 9,5 per cento del Centro-Nord e il 20,5 per cento del Sud.

Povertà
Considerando il reddito annuo, il 62 per cento delle persone residenti al Sud guadagna meno di 12mila euro, mentre solo il 28,5 per cento del Centro-Nord è nella stessa situazione. Le tre regioni dove la situazione è più grave sono la Campania, il Molise e la Sicilia: qui la percentuale di persone che guadagna meno di 12mila euro l’anno è rispettivamente il 66, il 70 e il 72 per cento. Campania e Sicilia sono anche le due regione dove è più alto il rischio di povertà, rispettivamente il 37 e il 41 per cento della loro popolazione. Anche qui bisogna tenere conto che queste cifre non comprendono il lavoro nero, particolarmente diffuso nel Centro-Sud.

Demografia
Il tasso di fecondità al Sud è di 1,31 figli per donna mentre al Centro-Nord è di 1,43: entrambi i valori sono distanti dal 2,1 considerato necessario per la stabilità demografica del paese. Al Sud sono nate 174mila persone nel 2014, il valore più basso dall’unità d’Italia. Secondo la SVIMEZ nei prossimi 50anni il Sud perderà 4,2 milioni di abitanti per il mutamento demografico: la popolazione al Sud conterà per il 27,3 per cento di quella nazionale, mentre oggi è il 34,3 per cento. Se volete capire meglio cosa si intende esattamente per povertà e rischio di povertà potete leggere qui.