Il videogioco con dentro un universo

Si chiama "No Man's Sky" e se ne parla da tempo come un possibile capolavoro, anche se non si sa ancora quando uscirà

No Man’s Sky è un videogioco ancora in fase di realizzazione, prodotto da un piccolo studio indipendente con sede in Gran Bretagna: non si sa quando uscirà, non si sa su quali piattaforme ci si potrà giocare e per il momento è anche difficile dire a che genere appartiene. Però se ne parla già molto, perché sulla base di quello che si sa molti esperti dicono che potrebbe essere uno dei migliori videogiochi di sempre. No Man’s Sky (“il cielo di nessuno”) ha l’ambizione di offrire ai giocatori la possibilità di esplorare un universo idealmente senza fine, spostandosi da un pianeta all’altro, interagendo liberamente con le risorse e le creature che si trovano su ogni pianeta.

La peculiarità di No Man’s Sky è che le galassie che permetterà di visitare non sono progettate e “costruite” in partenza, ma si generano continuamente grazie a degli algoritmi, “delle sofisticate formule matematiche che creano dei mondi unici”: miliardi di pianeti che possono essere scoperti e esplorati dai giocatori”, scrive BBC, che parla di No Man’s Sky come del “più grande videogioco del mondo”.

La storia della realizzazione di No Man’s Sky è iniziata alcuni anni fa, quando – ha spiegato Edge, un rivista sui videogiochi – “tre programmatori e un’artista che lavoravano in un piccolo studio di videogiochi a Guildford, in Inghilterra, si sono trovati a creare un videogioco che si è subito guadagnato l’interesse dell’intero settore di riferimento, come ben pochi altri videogiochi della storia hanno saputo fare”. No Man’s Sky è stata infatti uno dei titoli più apprezzati tra quelli presentati l’anno scorso all’E3 di Los Angeles, la più grande fiera di videogiochi al mondo. L’aveva presentato Sean Murray, fondatore di Hello Games, lo studio che lo sta realizzando. Murray ha 42 anni e nel 2006 ha lasciato il suo lavoro alla Electronic Arts – una delle più grandi società di videogiochi al mondo – per creare Hello Games. Le persone che ci lavorano sono nel frattempo diventate una dozzina e, scrive il New Yorker, hanno il difficile compito di “costruire l’universo”:

Siedono a dei computer in file di tre e manipolando linee di codice, creano leggi matematiche che determineranno età e caratteristiche di stelle virtuali, la disposizione di cinture di asteroidi, lune e pianeti, le leggi fisiche della gravità, le traiettorie orbitali, la densità e la composizione delle atmosfere – la pioggia, i cieli sereni e o le nuvole. I pianeti avranno le dimensioni di veri pianeti e saranno separati uno dall’altro da anni luce di spazio digitale. Una piccola parte di quei pianeti ospiterà anche forme di vita complesse.

Oltre che per il complesso e affascinante algoritmo su cui si basa e per l’ambiziosa grandezza di quel che propone di offrire, No Man’s Sky è stato molto apprezzato per la sua grafica, per quella che si ipotizza sarà la sua capacità di immergere i giocatori in un’esperienza che alcuni hanno definito poetica e artistica. BBC ha recentemente parlato anche della possibilità che si possa in futuro sviluppare una versione di No Man’s Sky per la realtà virtuale.

Ci sono però anche dei dubbi su quanto il videogioco potrà diventare un bel videogioco, piacevole e interessante da giocare. Il fatto che esista un immenso universo potrebbe per alcuni diventare il più grande problema di No Man’s Sky, anziché la sua forza: in base a quanto se ne sa finora non esisterà un vero obiettivo, una trama da seguire, un risultato da raggiungere. I giocatori partiranno dai confini esterni di quell’universo e, inizialmente con una piccola navicella, dovranno – se lo vorranno – cercare di raggiungere il centro di quell’universo per scoprire un “mistero fondamentale“, ha spiegato Murray al New Yorker: «Più ci si avvicinerà al centro dell’universo più il gioco diventerà difficile: le condizioni dei pianeti si faranno ostili e la flora e la fauna di quei pianeti diventeranno più alieni e surreali».

Nel loro tentativo di raggiungere il centro dell’universo i giocatori potranno combattere o commerciare con altri giocatori. Murray ha però anche spiegato che, data la vastità del mondo, esistono concrete possibilità che i giocatori non incontreranno mai altri utenti. Il rischio potrebbe essere quindi che le infinite possibilità di No Man’s Sky si rivelino inutili e noiose, perché non supportate da un’esperienza di gioco soddisfacente, oltre che esteticamente e concettualmente innovativa. Negli ultimi giorni si è parlato di No Man’s Sky anche all’edizione 2015 dell’E3 di Los Angeles, dove ha però ricevuto meno attenzioni rispetto all’anno precedente. La recente pubblicazione di un gameplay di circa venti minuti (un video in cui si mostrano le dinamiche di gioco) ha però portato di nuovo l’attenzione sul videogioco, e la prima possibilità per curiosi e ipotetici futuri giocatori di valutare di farsi una loro opinione su No Man’s Sky.

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