Cos’è Expo Village

È una specie di villaggio olimpico di Expo: è formato da sette grattacieli e ospita circa mille persone provenienti da tutto il mondo

Circa mille persone, tra quelle che lavorano a Expo, vivono all’Expo Village, un complesso di sette condominii gestito dalla Fondazione Collegio delle Università Milanesi e situato a Cascina Merlata, proprio di fianco all’entrata omonima per l’Esposizione. Un articolo della Stampa di domenica 14 giugno spiega come funziona il complesso, che ospita persone di 77 nazionalità diverse: alcuni si fermano per tutti i sei mesi di Expo, altri invece stanno soltanto per poche settimane. Nei condominii ci sono “aree relax”, tavoli da ping pong, palestre e bar, e vengono organizzate feste anche nelle aree comuni: non oltre mezzanotte, però. È una specie di villaggio olimpico di Expo, insomma.

È il posto che in tanti, almeno per sei mesi, chiamano casa. Oppure home, rumah, domu e così via. Il villaggio globale di Expo suona decine di lingue diverse. Non solo tra i padiglioni, ma anche qui, nel grande campus dove dormono – anzi vivono – i delegati dei vari Paesi. Si chiama Expo Village e sembra un quartiere olimpico. In cortile trovi ragazzi dell’Oman che transitano in tunica bianca e si lamentano del caldo, diplomatici cinquantenni arrivati da Vanuatu, giovani e bellissime kazake in shorts. Gli inquilini sono circa mille, di 77 nazionalità diverse, dalla A di Afghanistan alla Z di Zimbabwe. Alcuni si fermano solo qualche giorno e cambiano di settimana in settimana, la maggior parte resta fino a fine ottobre.

Incroci etnici  

Svizzeri giramondo e ragazze degli Emirati velate di nero, famiglie complete e artisti, cristiani e indù. Ognuno dei sette grattacieli del Village racconta incroci sorprendenti di un capolavoro multiculturale. «I rapporti di vicinato? Lo ammetto: un po’ ero preoccupata. Invece tutto benissimo». A dirlo è Marina De Filippi, delegata svizzera che no – spiega subito – non è parente di nessuna star della tv. È figlia di italiani emigrati nei Grigioni. «Qui è tutto meravigliosamente mischiato. Sul mio pianerottolo ci sono altri svizzeri e ragazzi africani. La settimana scorsa c’è stata una festa organizzata dal Qatar, ma a un certo punto si suonavano musiche di ogni parte del globo. Un po’ alla volta ci conosciamo tutti».

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