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Lo studio scientifico ritirato sui matrimoni gay

Era stato pubblicato su "Science", diceva che bastano 20 minuti a convincere qualcuno a sostenere i matrimoni gay: ma a quanto pare era basato su risultati falsi

Giovedì scorso la rivista Science, uno dei più prestigiosi giornali scientifici del mondo, ha ritirato un articolo pubblicato lo scorso dicembre che parlava della possibilità di far cambiare opinione alle persone contrarie al matrimonio omosessuale. Lo studio sosteneva che nella maggior parte dei casi una persona contraria al matrimonio gay cambia idea anche solo dopo avere avuto una conversazione faccia a faccia di circa 20 minuti con un’altra persona che cerca di convincerla del contrario. Lo studio sosteneva anche che dopo avere cambiato opinione il soggetto considerato rimaneva a favore del matrimonio gay almeno fino a nove mesi di distanza dal faccia a faccia, e che la sua nuova opinione finiva con l’influenzare anche a conoscenti e familiari.

Lo studio è stato ritirato dal giornale su richiesta di uno dei due autori, Donald P. Green, professore di scienze politiche all’Università della Columbia. Green ha preso la decisione dopo che il suo co-autore, il ricercatore Michael J. LaCour, si è rifiutato di fornire i dati grezzi della ricerca a due studenti che stavano cercando di replicare e allargare l’esperimento alla base dello studio. I due, che si chiamano Joshua Kalla e David Broockman e che studiano all’università di Berkley, in California, hanno cominciato ad avere i primi sospetti quando hanno scoperto che ripetendo l’esperimento ottenevano risultati molto meno spettacolari di quelli ottenuti da Green e LaCour: in altre parole, gli intervistati non sembravano così pronti a cambiare idea.

Davanti ai risultati piuttosto distanti dagli originali, i due studenti hanno provato a contattare Qualtrics, la società di ricerca che si è occupata di raccogliere i dati per la ricerca di LaCour e Green. Qualtrics ha risposto di non aver mai effettuato alcuna ricerca in relazione allo studio e ha confermato questa versione anche ai giornalisti che hanno indagato sul caso negli ultimi giorni. I due studenti si sono rivolti direttamente ai due autori della ricerca. LaCour, che nello studio si era occupato dalla ricerca dei dati, ha risposto loro di non poter fornire i dati grezzi del suo studio perché erano stati distrutti a causa della legge sulla privacy. A quel punto il suo coautore, il professor Green, ha chiesto a Science di ritirare l’articolo.

Le indagini successive dei redattori di Science hanno mostrato altri due problemi nella realizzazione dello studio. Nell’articolo originale, i due autori avevano detto di aver usato incentivi monetari per spingere i partecipanti a partecipare allo studio fino al suo termine (si tratta di una pratica comune per ottenere una risposta dal numero più alto possibile di elementi studiati). Nessuno ha però ricevuto denaro, hanno scoperto indagini successive. Non c’è molto di cui stupirsi, visto che a quanto pare la ricerca non ha ricevuto finanziamenti. Nell’articolo originale LaCour specificava una lista di donatori che avevano finanziato la ricerca, ma ha successivamente ammesso di non aver ricevuto nemmeno un dollaro.

La sera di venerdì 29 maggio, LaCour ha pubblicato un articolo di 23 pagine in cui si difende dalle accuse, ma la maggior parte dei punti critici sollevati dai due studenti, Kalla e Broockman, oltre che dai redattori di Science, rimane senza risposta. LaCour ammette di aver compiuto alcuni errori nella ricerca e dice di prendersene «tutta la responsabilità». Ha anche ammesso di aver mentito sui finanziamenti allo studio, ma ha detto che i risultati del suo esperimento non sono stati replicati perché i due studenti hanno sbagliato a condurre l’esperimento e ha difeso la validità dei suoi risultati. Nella sua difesa, comunque, LaCour non è riuscito a spiegare come gli sia stato possibile raccogliere i dati se la società incaricata di farlo ha negato di aver mai svolto il lavoro.