Il padiglione del Nepal interrotto

Quelli che ci lavoravano sono tornati nel loro paese dopo il terremoto, ma dovrebbe essere terminato con l'aiuto di altri operai in un paio di settimane

Il padiglione del Nepal è uno dei primi che i visitatori vedono arrivando sul Decumano, la via principale di Expo: è di fianco alla riproduzione della Madonnina del Duomo a grandezza naturale e al padiglione del Sudan. Ed è anche praticamente l’unico padiglione dell’Esposizione Universale a non essere ancora stato finito: è visitabile soltanto per la prima parte, poi un nastro che segnala i lavori in corso blocca il passaggio alla grande pagoda.

I lavori sono in ritardo a causa del fortissimo terremoto che ha colpito il Nepal sabato 25 aprile scorso: tra le oltre 7mila persone morte c’erano anche parenti e amici degli operai nepalesi che si trovavano qui in Italia per costruire il padiglione, che sono quindi partiti per tornare in Nepal, lasciando incompiuta la struttura. Soltanto tre nepalesi sono rimasti a portare avanti il lavoro, ma alcuni operai di altri padiglioni, qualcuno volontariamente, stanno aiutando a finire l’opera: il problema è che non è facile seguire i progetti del padiglione, fortemente legati alla cultura nepalese, per cui ci vorranno ancora un paio di settimane almeno per poter aprire la struttura al pubblico.

In definitiva non è ancora visitabile la zona espositiva del padiglione, che sarà contenuta nella struttura a forma di pagoda nepalese, e la parte del ristorante tipico. All’inizio della parte visitabile c’è un contenitore per raccogliere le eventuali offerte dei visitatori per sostenere il Nepal nella ricostruzione dopo il terremoto. Sempre all’entrata c’è un cartellone che spiega il significato della struttura: “È stato costruito a mano con grande esperienza artigianale su una superficie di 2750 metri quadri, di cui 1000 coperti, la cui skyline rappresenta l’Himalaya. Il padiglione del Nepal raffigura un percorso di trekking lungo le fertili colline ricche di flora e fauna che dalle valli sale fino alle grandi montagne, dove da una parte si vedono le vette degli ‘8000’ himalayani e dall’altra lo scorrere della vita delle persone”.

Il padiglione è stato progettato per ricordare la forma del mandala, il diagramma circolare composto dall’unione di figure geometriche che richiama il cerchio della vita, e cerca di ricreare l’atmosfera degli antichi insediamenti delle valli di Kathmandu, con molti porticati e templi formati da colonne intagliate a mano. È stato progettato da Implementing Expert Group, il gruppo di architetti assunti dal governo nepalese anche per Expo 1988, 1990, 2000 e 2010.

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