• Italia
  • giovedì 9 aprile 2015

Expo, a che punto siamo

Un reportage di Carlo Verdelli su Repubblica prova a capirlo con molte metafore e molte informazioni

Expo 2015, la grande esposizione universale che si svolgerà a Milano, aprirà il primo maggio tra allarmi e rassicurazioni, e poca chiarezza su cosa davvero sarà sia per i visitatori che per i milanesi, e sul punto in cui siamo. Carlo Verdelli ne scrive oggi su Repubblica su due pagine, mettendo insieme dati, informazioni, indagini sul posto ed evocazioni suggestive.

A un soffio dal via della seconda Esposizione Universale che ci siamo andati a cercare (la prima, nel 1906, cominciò un anno dopo il previsto, guarda caso per ritardi), vagando per il cantiere destinato a diventare per i prossimi sei mesi la nostra bandiera issata su un vero villaggio globale, viene la tentazione di buttarsi in ginocchio sullo sterrato e invocare l’intervento di Harry Potter, Mary Poppins e la fata di Cenerentola, sperando che un magico “bidibi bodibi bu” corale possa compiere il prodigio di completare in 21 giorni quello che a oggi sembra lontano anni luce dall’avere una forma presentabile.
Immaginate una superficie grande quanto l’antica Paestum, l’equivalente di 160 campi da calcio, circondata da un canale lungo 6 chilometri e mezzo e da una rete alta 3 metri e 15, sormontata di filo spinato. Intorno, una periferia di comune mestizia. Su un fianco, c’è il carcere di Bollate; sull’altro, il ponte di una tangenziale. In mezzo, una sagoma a forma di pesce, con la testa rivolta a Milano e la coda a Rho, un “non luogo” che l’allora premier Enrico Letta, nei 10 mesi del suo governo, indicò come «la via per uscire dalla cappa di svalutazione e autolesionismo che incombe sull’Italia».

(continua a leggere sulla rassegna stampa di Corriere.it)

(GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.