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  • giovedì 12 Marzo 2015

In Cina processo = condanna

Nel 2014 il 99,93 per cento degli imputati è stato condannato, dice un rapporto della Suprema Corte cinese: c'entrano le sentenze arbitrarie e le confessioni estorte con la forza

La Suprema Corte del Popolo della Repubblica Popolare Cinese, il più alto e importante tribunale della Cina, ha pubblicato giovedì un documento che contiene molti dati sul sistema giudiziario cinese. Tra le altre cose, nel documento si dice che in tutto il 2014 il tasso delle condanne nei processi che si sono tenuti in Cina è stato del 99,93 per cento: 1 milione e 184mila persone sono state riconosciute colpevoli per qualche illecito o reato, mentre le persone assolte sono state solo 825. Il quotidiano francese Le Monde ha scritto che il documento dimostra come il sistema giudiziario della Cina, controllato dal Partito Comunista Cinese, è una “macchina di condanne quasi sistematica”.

Il documento – presentato dalla Suprema Corte all’Assemblea Nazionale del Popolo, la camera unica legislativa della Cina – dimostra anche che gli sforzi che il Partito Comunista Cinese ha detto di voler fare per riformare il suo sistema giudiziario non sono stati sufficienti, o comunque non hanno prodotto i risultati annunciati. L’altissima percentuale delle condanne sulla totalità dei processi in Cina dipende da alcuni grandi problemi non ancora risolti, tra cui l’arbitrarietà delle sentenze, le confessioni estorte con la forza e la sostanziale assenza della possibilità di difendersi per gli imputati. Negli ultimi mesi, scrive Le Monde, diversi tribunali hanno rivisto le loro decisioni riguardo alcune sentenze molto contestate, ma è ancora molto raro che la Suprema Corte del Popolo riveda le decisioni dei tribunali minori, specialmente in materia penale.

Il documento tratta anche piuttosto estesamente le questioni del terrorismo e del separatismo, due temi molto delicati della politica interna cinese. Nel 2014 in Cina sono state condannate 712 persone con l’accusa di terrorismo o separatismo, il 13,3 per cento in più rispetto all’anno precedente: la maggior parte dei condannati sono originari del Tibet e dello Xinjiang, due regioni autonome della Cina dove da anni ci sono forti movimenti separatisti. Il governo cinese ha specificato che anche per il 2015 il “mantenimento della sicurezza nazionale e della stabilità sociale” è uno degli obiettivi nazionali prioritari.

Il governo cinese ha cominciato a discutere nelle ultime settimane di una legge anti-terrorismo molto discussa e contestata da alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani: uno dei punti più importanti contenuti nell’attuale bozza di legge, dice William Nee di Amnesty International, è la nuova capacità del governo di inserire le persone con “tendenze terroristiche ed estremiste” all’interno di una sorta di sistema educativo o correttivo. Secondo Nee la nuova legislazione permetterà le detenzioni arbitrarie senza processo. Nella bozza di legge rimane ancora molto ampia la definizione del termine “terrorismo”, cosa che permetterà al governo di agire con una notevole libertà nelle situazioni che deciderà di includere sotto la categoria di atti terroristici.

Zhao Zhihong, accusato di omicidio, stupro, rapina e furto al tribunale di Hohhot, la capitale della regione autonoma cinese della Mongolia Interna, il 9 febbraio 2015.(Xinhua)