Il terzo veto di Obama

Il presidente degli Stati Uniti ha respinto una legge approvata dal Congresso – cosa che non fa molto spesso, anzi – che voleva accelerare una grande e controversa infrastruttura

Per la terza volta da quando è presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha posto il veto su una legge approvata dal Congresso. La legge in questione riguarda la controversa costruzione di Keystone XL, un oleodotto per trasportare il petrolio estratto nell’Alberta, in Canada, fino alle raffinerie statunitensi nel Nebraska. Con il veto Obama ha bocciato una legge votata dai Repubblicani – che dal 2014 hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato – e che mirava ad accelerare l’approvazione dell’oleodotto, escludendo le valutazioni del Dipartimento di Stato sull’utilità e la fattibilità del progetto. Il Congresso ha la possibilità di superare un veto presidenziale con una votazione alla Camera e una al Senato in cui ci siano almeno i due terzi dei voti a favore, ma i Repubblicani da soli non hanno i numeri per farlo.

Da Keystone a Keystone XL
keystone-xlA differenza di oggi, nei primi 2000 il prezzo del petrolio era piuttosto alto e i paesi molto dipendenti da questo combustibile avevano iniziato a esplorare soluzioni alternative per ottenerne a prezzi più vantaggiosi, riducendo la loro dipendenza dai fornitori tradizionali come i paesi arabi e quelli sudamericani. Diverse aziende iniziarono a occuparsi delle sabbie bituminose, cioè composte in parte da bitume: un materiale che con diversi processi può essere convertito in petrolio grezzo sintetico. Nel Nord America ci sono grandi riserve di queste sabbie nell’Alberta, una provincia del Canada, dove furono quindi avviate diverse operazioni per l’estrazione del bitume e la sua conversione.

La produzione raggiunse picchi notevoli e iniziò a porsi il problema di come trasportare grandi quantità di materiale verso le raffinerie. L’azienda canadese TransCanada propose di costruire un oleodotto – “Keystone” – per fare arrivare il greggio alle raffinerie degli Stati Uniti in Illinois e ancora più a sud fino al Texas. La costruzione dell’oleodotto fu avviata senza grande clamore e portò, in varie fasi, alla realizzazione di un sistema che già oggi fa arrivare petrolio grezzo fino all’Illinois.

Il sistema non ha però una grande capacità e per questo c’è il progetto di realizzare una nuova linea dell’oleodotto lunga quasi 1.900 chilometri e che metta in collegamento diretto Hardisty, nell’Alberta, con Steele City nel Nebraska (la linea tratteggiata nella mappa). Il progetto richiede una spesa di almeno 8 miliardi di dollari (7 miliardi di euro). A pieno regime, Keystone XL permetterebbe di trasportare dal Canada agli Stati Uniti circa 830mila barili di petrolio grezzo al giorno, che sarebbe poi smistato verso diverse raffinerie. Per ora il greggio arriva negli Stati Uniti attraverso il vecchio oleodotto, ma avendo poca capacità, le compagnie petrolifere si sono arrangiate facendo ricorso a lunghissimi convogli ferroviari, con centinaia di vagoni cisterna.

Pro e contro
La realizzazione del nuovo oleodotto permetterebbe di risolvere il problema del trasporto del greggio, riducendo anche i costi per farlo arrivare negli Stati Uniti. Queste sono le principali motivazioni che spingono i Repubblicani e parte dei Democratici a ritenere essenziale il progetto. La parte più ambientalista dei Democratici la pensa diversamente: Keystone XL servirà soltanto a incentivare ulteriormente l’utilizzo dei combustibili fossili, dicono, e di conseguenza a fare aumentare l’inquinamento, dirottando risorse e attenzioni dalle soluzioni per le energie rinnovabili e per ridurre gli effetti del riscaldamento globale. Secondo i detrattori, inoltre, con il prezzo in discesa del petrolio questo non è il momento per fare ulteriori investimenti sui combustibili fossili.

L’aspetto del prezzo molto basso del petrolio è sicuramente da tenere in considerazione, ma i sistemi alternativi per l’estrazione dei combustibili fossili stanno comunque avendo un successo notevole e ricevono grandi investimenti. Il settore estrattivo dalle sabbie bituminose è in espansione e secondo le previsioni crescerà sensibilmente nell’Alberta. La possibilità di ottenere petrolio da un paese “amico” come il Canada costituisce inoltre un’opportunità importante per ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti da paesi meno raccomandabili e che hanno molto petrolio, dicono i Repubblicani (e ridurre la dipendenza energetica dai paesi arabi e sudamericani è sempre stata una promessa e una volontà di Obama, tanto che gli Stati Uniti sono considerati dall’anno scorso il più grande produttore al mondo di petrolio e combustibili liquidi derivati dal petrolio).

Ambiente
TransCanada avviò le pratiche per ottenere i permessi necessari per realizzare Keystone XL nel 2008 e per i primi anni non ci furono particolari contestazioni al progetto. Nel 2011 le cose cambiarono in seguito alla pubblicazione di diversi articoli molto scettici sui sistemi alternativi per estrarre petrolio. Per ottenere il greggio dalle sabbie bituminose, per esempio, si consumano grandi quantità di energia e quindi l’impatto ambientale della pratica è maggiore rispetto all’estrazione tradizionale dai pozzi. Keystone XL divenne anche uno dei temi della campagna elettorale per le presidenziali del 2012: Obama, che poi le vinse ottenendo un secondo mandato, fu molto cauto sul nuovo oleodotto per non perdere il sostegno dei Democratici più sensibili ai temi dell’ambientalismo, anche se nel complesso la maggior parte dell’opinione pubblica aveva detto di essere a favore di Keystone XL in diversi sondaggi pre-elettorali.

Gli ambientalisti sostengono inoltre che gli oleodotti di grandi dimensioni sono pericolosi, perché accade spesso che le tubature abbiano perdite e portino a infiltrazioni di materiali inquinanti nei territori che attraversano. Nel Nebraska ci sono campi e allevamenti enormi, e i loro proprietari temono che il passaggio dell’oleodotto possa portare a disastri ambientali se qualcosa andasse storto. TransCanada sostiene che sulla nuova linea sarebbero montati migliaia di sensori per verificare il flusso regolare di greggio e identificare eventuali perdite. Non è però chiaro se i nuovi sistemi di sicurezza siano in grado di rilevare anche le perdite più piccole, che causano comunque un danno al territorio.

E adesso?
Barack Obama ha posto il suo veto sulla legge del Senato perché questa, di fatto, cercava di accorciare i tempi nei processi di verifica sulla fattibilità e sicurezza di Keystone XL. I Repubblicani probabilmente proveranno a far passare l’approvazione accelerata dell’oleodotto in altri modi, magari inserendola come emendamento a leggi più importanti come quelle sul bilancio dello Stato. Obama, quindi il governo, dovrebbe assumere una posizione definitiva su Keystone XL entro la fine dell’anno dopo la conclusione delle verifiche da parte degli esperti del Dipartimento di Stato. Obama ha però già detto in più occasioni che il progetto sarà approvato solo se ci saranno garanzie sufficienti sul fatto che la sua realizzazione non “peggiori il problema del cambiamento climatico”.

Barack Obama è uno dei presidenti che ha utilizzato meno il potere di veto: questo è il terzo dall’inizio del suo primo mandato. George W. Bush lo usò 12 volte in otto anni, Bill Clinton 36 in otto anni.

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