Perché Salvini e Tosi litigano

Da dove viene la rivalità tra il segretario della Lega Nord e il sindaco leghista di Verona, e come sono cambiati nel frattempo loro e il partito di cui fanno parte

Si parla molto in questi giorni di una polemica tra il sindaco di Verona Flavio Tosi (che è anche segretario della Liga Veneta) e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. È legata alla scelta della candidatura di Luca Zaia alla presidenza della regione Veneto che Tosi ha cercato di mettere in discussione. In realtà le rivalità tra Tosi-Bossi-Zaia prima e Tosi-Salvini-Zaia poi vanno avanti da tempo: la figura di Luca Zaia risulta però marginale dato che l’attuale presidente del Veneto è stato coinvolto solo indirettamente, avendo scelto negli anni di non entrare in contrasto con i segretari che si sono susseguiti alla guida del partito.

Queste rivalità riguardano innanzitutto la divisione storica tra Lega Lombarda e Liga Veneta: la Lega Nord è nata ufficialmente alla fine del 1989, con la fusione di diversi movimenti autonomisti regionali dell’Italia settentrionale. Tra i maggiori, appunto, Liga Veneta e Lega Lombarda, fondata nel 1982 da Umberto Bossi, allora quarantunenne. Ma riguardano anche un diverso modo di intendere il partito, le alleanze, i diritti civili e molti altri temi di vario genere, dalle Olimpiadi di Roma nel 2024 all’uscita dall’euro, insomma più o meno qualunque argomento (grande o piccolo) che finisce sulle prime pagine dei giornali. E riguarda, soprattutto, il rispettivo posizionamento interno.

Chi sono, in breve
Flavio Tosi è veronese, è nato nel giugno del 1969, si è diplomato al liceo classico e, prima di fare politica, ha fatto il tecnico informatico. Nel 1994, a 25 anni, è stato eletto Consigliere comunale a Verona; nell’aprile del 2000 è stato eletto Consigliere regionale rieletto anche nel 2005, ottenendo il record assoluto di preferenze tra tutti i candidati. Fino al giugno del 2007 è stato Assessore regionale alla Sanità, quando si è dimesso per assumere la carica di sindaco di Verona dopo una campagna elettorale centrata tutta su sicurezza e degrado. Nel maggio del 2012 Tosi viene confermato per un secondo mandato con il 57 per cento dei voti. Il 3 giugno del 2012 Tosi è stato eletto nuovo Segretario nazionale della Liga Veneta. Nel maggio del 2014 si è candidato alle Europee raccogliendo quasi 100 mila preferenze. Fin dall’inizio della campagna elettorale, aveva annunciato che si trattava di una candidatura di servizio: ha rinunciato al seggio europeo per continuare a fare il sindaco. Il suo mandato scadrà nel 2017 e non potrà più essere rinnovato.

Matteo Salvini è nato nel 1973 a Milano, si è diplomato al liceo classico Manzoni ed è iscritto alla Lega Nord dal 1990: è stato responsabile del Gruppo Giovani di Milano dal 1994 al 1997 e poi, dal 1998 al 2004, segretario provinciale della Lega Nord Milano. Dal 1993 al 2013 è stato consigliere comunale, poi è stato eletto al Parlamento europeo (2004-2006) e alle politiche del 2008 è diventato parlamentare. Nel giugno del 2009 è stato eletto nuovamente al Parlamento europeo. Nel frattempo, ha lavorato come cronista per il quotidiano la Padania, e dal 1999 per l’emittente radiofonica leghista Radio Padania Libera. Dal luglio 2003 è iscritto all’Albo dei giornalisti. Il 2 giugno del 2012 è diventato segretario della Lega Lombarda lasciando l’incarico di capogruppo e consigliere comunale. Il 7 dicembre del 2013 ha vinto le primarie degli iscritti contro Umberto Bossi e con più dell’80 per cento delle preferenze è stato eletto segretario federale della Lega Nord.

Chi sono diventati
La Lega, fin dalla sua nascita, ha avuto una sua mitologia, una sua simbologia e i suoi riti politici: il richiamo disinvolto alle lotte indipendentiste dei comuni italiani contro l’imperatore germanico del XII secolo Federico Barbarossa, che diventa simbolo della lotta tra le autorità locali e il potere centrale (da qui il richiamo all’episodio semi-mitico di Alberto da Giussano e del Carroccio durante la battaglia di Legnano, 1176, che ha dato anche il soprannome “il Carroccio” al movimento); i raduni annuali in un grande prato vicino a Pontida, un paese a una quindicina di chilometri da Bergamo; le cerimonie con un’ampolla contenente l’acqua del fiume Po; i modi spicci e l’abbigliamento (le celebri canottiere) del suo leader Umberto Bossi, un quotidiano – la Padania – che ora non c’è più e per certi periodi un “Parlamento della Padania”.

Quei giorni sono finiti da un pezzo. Nel tempo, attraverso un percorso analizzato e approfondito da moltissimi osservatori politici, la Lega è cambiata. Questa metamorfosi viene descritta con aggettivi diversi, secondo chi ne parla: istituzionalizzata, costituzionalizzata, neutralizzata, normalizzata. La stessa trasformazione hanno subito i suoi principali e attuali esponenti, chi più chi meno. Salvini che proponeva di usare vagoni della metropolitana riservati per donne e milanesi e che a Pontida intonava canzoni offensive verso i napoletani, è stato “rimpiazzato” da un Salvini generalmente riconosciuto e raccontato dalla stampa come oppositore credibile di Matteo Renzi. Tosi che sgomberava centri sociali e campi nomadi, che emanava ordinanze contro il consumo di cibo da asporto vicino ai monumenti e che sceglieva come rappresentante del comune per l’Istituto della Resistenza un militante del Fronte Skinheads, è diventato il sindaco che scende in piazza con la comunità senegalese di Verona e che il 4 febbraio del 2015 ha aperto ai registri per le coppie di fatto, anche omosessuali. Diversi analisti e giornali locali lo hanno definito il primo leghista doroteo.

Il patto del 2008 e quello del 2013
Durante il congresso regionale di Padova del luglio 2008 Umberto Bossi lanciò la candidatura di Flavio Tosi alla presidenza della Regione Veneto, dopo il mandato di Giancarlo Galan. La candidatura faceva parte di un accordo che stabiliva che Gian Paolo Gobbo, a quel tempo sindaco di Treviso, diventasse il segretario della Liga Veneta. La seconda parte del patto venne mantenuta (Gobbo fu eletto), ma a candidarsi alle regionali del 2010 non fu Tosi ma Luca Zaia che vinse con oltre il 60 per cento dei voti.

Alla fine del 2013 risale un secondo patto che non sembra però destinato a realizzarsi: il cosiddetto “Patto del Pirellone”, stretto con il benestare di Roberto Maroni, stabiliva che Matteo Salvini si sarebbe candidato alle primarie per la guida del partito e che Tosi, in cambio di una rinuncia a una sua candidatura, avrebbe ricevuto appoggio verso un ruolo di leader del centrodestra nazionale. Come parte di questo percorso, il 6 ottobre del 2013 dal Palabam di Mantova, Flavio Tosi ha lanciato la Fondazione “Ricostruiamo il Paese” con l’obiettivo di organizzare le primarie nazionali di centrodestra e sostenere la sua candidatura a leader dell’ipotetica coalizione.

Dove nasce la rivalità
La rivalità tra Salvini e Tosi (che trova seguito anche all’interno della Lega) nasce proprio dal mancato rispetto del patto del 2013: c’è chi pensa (non la maggioranza) che Salvini si debba occupare soltanto del partito e che pensa che a Tosi spetti il ruolo di candidato premier del centrodestra, e c’è chi (visto anche come sono andate effettivamente le cose) ritiene che la leadership tocchi all’attuale segretario federale.

Il ruolo di Tosi all’interno della Lega ha comunque sempre suscitato fratture e dissensi, anche al tempo di Bossi segretario. Tosi si è sempre distinto come un leghista non fedelissimo al partito protestando ad esempio in piazza con gli altri sindaci contro i tagli del governo Bossi-Berlusconi (Bossi lo aveva definito pubblicamente «uno stronzo»); ha spesso denunciato il fatto che il partito non dovesse diventare “milanocentrico” rivendicando il ruolo della Liga Veneta; aveva cominciato a costruire già da tempo un profilo nazionale che non era ben visto dalla dirigenza e che, per reazione, fece approvare una circolare che vietava ai sindaci di parlare di qualunque argomento superasse le questioni cittadine; nel febbraio 2012 Tosi era stato allontanato dal Parlamento Padano di cui era vicepresidente a causa delle numerose assenze, mentre l’ipotesi più diffusa sull’espulsione erano le storiche contrapposizioni con Bossi.

Soprattutto, Tosi aveva anticipato a Verona la crisi di rapporti tra Lega e PdL ripresentandosi da solo alle elezioni comunali del 2012 sostenuto dalla Lega, da una sua lista civica per Verona “Tosi Sindaco” e da una serie di liste civiche di centrodestra in cui aveva offerto ospitalità ai dissidenti del PdL. La lista “Tosi Sindaco” era riuscita a eleggere 17 consiglieri comunali su 33 totali, mentre la lista della Lega Nord ne aveva ottenuti solo 5. Il fatto di aver voluto presentare una lista con il proprio nome fu accettata da Bossi, ma molto contestata. Anche perché avrebbe potuto creare imbarazzo all’interno della coalizione che, con Zaia, governava in regione.

Su cosa litigano e cosa c’è in ballo
Ci sono poi altre questioni più piccole su cui Tosi e Salvini hanno dimostrato posizioni differenti. Il rapporto con Corrado Passera, ad esempio, verso cui Tosi si è dimostrato più volte conciliante; i rispettivi e ipotetici riferimenti politici (Raffaele Fitto e Giorgia Meloni per Tosi); l’uscita dall’euro dell’Italia su cui il sindaco di Verona si è mostrato perplesso dicendo che non è fattibile; la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 (Salvini contrario, Tosi favorevole); il riconoscimento dei diritti delle coppie gay che Salvini ha commentato dicendo che le priorità di un sindaco dovrebbero essere ben altre.

Si arriva così alla cronaca degli ultimi giorni: alle critiche di Tosi contro Zaia, a Zaia che rifiuta una lista civica legata al sindaco di Verona e a Salvini che vorrebbe decidere in autonomia le scelte sulla composizione della lista della Lega, le liste civiche e le alleanze. Proprio una modifica dello statuto del partito in questa direzione (cioè per togliere alle segreterie nazionali potere decisionale su liste e alleanze) sarebbe in discussione al prossimo consiglio della Lega che si svolgerà all’inizio di marzo. Salvini vorrebbe anche introdurre il limite di due mandati ai consiglieri regionali e questo per ostacolare la ricandidatura degli esponenti della Lega vicini a Tosi.

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