Il papa sulla libertà di espressione, le reazioni violente e la “paternità responsabile”

Durante il viaggio di ritorno da Manila, il papa ha detto che «una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre» e che per essere dei buoni cattolici non bisogna «essere come conigli»

Durante il viaggio di ritorno da Manila, nelle Filippine, dove ha fatto visita ai luoghi colpiti dal tifone Hayan e ha celebrato una messa in presenza di sei milioni di persone, papa Francesco ha parlato con i giornalisti e ha risposto ad alcune domande. La giornalista Valentina Alazraki gli ha chiesto di chiarire la questione del pugno, chiedendogli se è giustificabile una reazione violenta di fronte a una grave provocazione.
Il papa ha risposto più o meno correggendo quanto aveva detto il 15 gennaio:

In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Ma è umano quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente, la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, di là, di là. Questo volevo dire, che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di provocare gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire.

Un altro giornalista gli ha poi fatto una domanda sulla contraccezione, ricordandogli che la posizione cattolica nei riguardi della contraccezione sembra essere una delle poche questioni su cui un grande numero di persone nelle Filippine non sia d’accordo con la Chiesa. Il papa ha risposto parlando di “paternità responsabile”:

Io credo il numero di 3 per famiglia che lei menziona credo che è quello che dicono i tecnici che è importante per mantenere la popolazione, no? 3 per coppia. Quando scende questo, accade l’altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione, no? Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare quella paternità responsabile. Quell’esempio che ho menzionato poco fa, di quella donna che aspettava l’ottavo e ne aveva sette nati col cesareo. Ma questa è una irresponsabilità. “No, io confido in Dio”. “Ma guarda, Dio ti da i mezzi, sii responsabile”. Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori e si cerca. E io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo. Ma ha fatto bene a dirmelo. È anche curiosa un’altra cosa che non ha niente a che vedere in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudente. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile, ma guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro.

(Continua a leggere la trascrizione della conversazione su Radio Vaticana)