• Italia
  • sabato 6 dicembre 2014

Le novità sull’inchiesta di Roma

Riguardano i personaggi del mondo dello spettacolo citati sui giornali e le reazioni di politici romani e non: una breve guida per capirci qualcosa

Da giorni tutti i principali giornali italiani stanno seguendo e aggiornando le vicende di “Mondo di mezzo“, l’inchiesta avviata dalla procura di Roma che ha coinvolto decine di persone accusate di minacce, estorsioni e corruzione. Martedì 4 dicembre sono stati fatti molti arresti, e diversi politici e funzionari romani sono stati costretti a dimettersi. Dell’inchiesta si è parlato molto perché ha coinvolto diversi esponenti politici e perché l’accusa nei confronti di molti indagati è di associazione mafiosa. È la prima volta che questa accusa viene formulata nei confronti di persone che non hanno alcun legame con le tradizionali organizzazioni mafiose (Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita). Per capire cosa sta succedendo, abbiamo fatto un po’ d’ordine nelle novità di questi ultimi giorni.

Le ultime novità
Le novità degli ultimi giorni riguardano una serie di elementi emersi dagli atti dell’inchiesta e pubblicati dai giornali. In particolare si è parlato di personaggi del mondo del calcio e dello spettacolo (nessuno dei quali è al momento indagato) che hanno intrattenuto rapporti con alcune persone collegate più o meno direttamente ai protagonisti dell’inchiesta. Nel frattempo ci sono state le prime reazioni di partiti e politici, non solo di Roma: uno dei politici più importanti coinvolti nella vicenda, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, si è autosospeso dal suo attuale partito, Fratelli d’Italia, ma in diverse interviste ha rivendicato la sua estraneità ai fatti.

Sabato 6 dicembre il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha annunciato un “riordino” degli “incarichi apicali” nelle strutture amministrative del comune. L’inchiesta ha infatti coinvolto alcuni importanti dirigenti del comune: non è chiaro comunque se questa dichiarazione significhi la rimozione di alcuni dirigenti. Il sindaco ha anche annunciato che proseguirà la rotazione dei dirigenti “già avviata da alcuni mesi”: lo scopo dovrebbe essere evitare che un funzionario resti troppo a lungo nella stessa posizione, con il rischio che divenga il referente per atti di corruzione.

Giovedì 4 dicembre il presidente del Consiglio e segretario del PD, Matteo Renzi, ha annunciato il commissariamento del PD di Roma. Al posto dell’ex segretario Lionello Cosentino, che ha dato le dimissioni, Renzi ha nominato commissario del PD romano il deputato e presidente del PD Matteo Orfini. Due giorni dopo, sabato 6 dicembre, Orfini ha annunciato che alcuni degli esponenti del PD coinvolti più direttamente nell’inchiesta si sono autosospesi dal partito.

 

L’inchiesta in breve
L’inchiesta riguarda quella che i magistrati hanno definito una banda criminale che negli ultimi anni è passata dalle attività estorsive alla corruzione per ottenere appalti pubblici. La banda avrebbe costruito relazioni o rapporti corruttivi nei confronti di giornalisti, dirigenti del comune di Roma e di altri politici romani (la versione lunga della storia è raccontata qui).

Secondo i magistrati il capo della banda era Massimo Carminati, un ex terrorista di estrema destra in passato vicino alla banda della Magliana (il suo arresto, piuttosto spettacolare, è stato filmato dai carabinieri). All’inizio della storia della “banda”, Carminati avrebbe compiuto attività di usura e di estorsione insieme ad altri personaggi (quasi tutti arrestati), a volte eseguendo attività di recupero crediti in maniera violenta e per conto di terzi. Successivamente, grazie ai contatti di Carminati e di altri membri della banda con l’entourage dell’ex sindaco Alemanno, la banda avrebbe iniziato a partecipare a gare d’appalto, vincendole, spesso, proprio grazie alla corruzione.

A quanto sembra, è in questa seconda fase di attività della banda che è entrato in scena Salvatore Buzzi, 59 anni, un passato nell’estrema sinistra italiana. Condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio di un suo socio in affari, Buzzi uscì di prigione nel 1991 dopo aver fondato “29 giugno”, una cooperativa di ex-carcerati. Negli anni Buzzi è diventato il direttore di un consorzio di cooperative che secondo i carabinieri aveva un fatturato al 31 dicembre 2013 di 51 milioni di euro.

La gran parte di questo denaro arrivava da una serie di appalti dati in gestione alle cooperative di Buzzi: tra i più importanti c’erano la gestione di alcuni campi rom e di centri di accoglienza per migranti e il controllo e la manutenzione dei giardini pubblici. Secondo i magistrati, diversi appalti erano stati ottenuti grazie alla corruzione di politici, i quali avrebbero fatto anche da intermediari con alcuni giornali di Roma per fare in modo che i loro avversari nelle gare d’appalto venissero attaccati e criticati. In tutto l’inchiesta ha portato all’arresto di 37 persone. Gli indagati sono 76

Da dove arrivano le informazioni
Martedì 2 dicembre sono cominciati gli arresti e sono state pubblicate le 1.200 pagine delle ordinanze di custodia cautelare: nei documenti erano contenute anche le molte intercettazioni che sono state pubblicate sui giornali in questi giorni. Venerdì 5 e sabato 6 dicembre, invece, diversi giornalisti hanno ottenuto accesso alle informative del ROS dei carabinieri: si tratta di tutto il materiale prodotto dai carabinieri nel corso delle indagini e che in genere non trova posto nell’ordinanza perché ritenuto non direttamente collegato alle indagini. I molti accenni ai personaggi del mondo dello spettacolo coinvolti nell’inchiesta che sono state pubblicate tra venerdì e sabato derivano proprio da queste informative (i personaggi coinvolti, infatti, non sono indagati).

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