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  • martedì 18 Novembre 2014

Il cioccolato sta finendo?

Da anni ne mangiamo più di quanto i coltivatori riescano a produrne: per contenere i prezzi potrebbe arrivare sul mercato una versione meno buona

di Roberto A. Ferdman – Washington Post

Non c’è un modo indolore per dirlo: state mangiando troppo cioccolato, tutti quanti. E la cosa sta sfuggendo di mano al punto che se non la piantate il mondo potrebbe dirigersi verso uno scenario disastroso (se amate il cioccolato).

Sono queste, grosso modo, le parole di due enormi produttori di cioccolato: Mars Inc. e Barry Callebaut. E questi sono un po’ di dati che confermano quelle parole.

La mancanza di cioccolato – cioè il fatto che i coltivatori producono meno cacao di quello che il mondo mangia – è diventata la norma. Ci troviamo già nel mezzo di quello che potrebbe essere il più lungo periodo di successive carenze di cioccolato in più di 50 anni. Sembra anche che questa penuria non andrà soltanto avanti di anno in anno, ma secondo le aziende continuerà a crescere. L’anno scorso il mondo ha mangiato circa 70 mila tonnellate in più di cacao di quante ne abbiamo prodotte. Mars e Barry Callebaut avvisano che entro il 2020 quella cifra potrà gonfiarsi fino a un milione di tonnellate, un aumento di oltre 14 volte; entro il 2030 potrebbe arrivare a due milioni di tonnellate.

Si tratta per prima cosa di un problema legato alla produzione del cacao. La siccità nell’Africa occidentale (soprattutto in Costa d’Avorio e Ghana, dove viene prodotto più del 70 per cento del cacao mondiale) ha notevolmente ridotto la produzione nella regione. La Moniliophthora roreri, una brutta malattia fungina soprannominata “frosty pod”, non ha aiutato. Secondo l’Organizzazione internazionale del cacao la malattia ha spazzato via tra il 30 e il 40 per cento della produzione mondiale. Per questo i coltivatori di cacao hanno affrontato un periodo particolarmente difficile e molti sono passati a coltivazioni più redditizie, come il mais.

A tutto ciò si aggiunge il desiderio insaziabile di cioccolato che hanno le persone. La crescente passione della Cina a proposito è particolarmente preoccupante. I cinesi stanno comprando sempre più cioccolato ogni anno, eppure consumano a testa soltanto il 5 per cento di quanto ne mangiano in media gli abitanti dell’Europa occidentale. È inoltre in crescita la popolarità del cioccolato fondente, che contiene molto più cacao degli snack al cioccolato (una qualsiasi barretta ne contiene circa il 10 per cento, il cioccolato fondente ne ha più del 70 per cento).

Per tutte queste ragioni il costo del cacao è aumentato di oltre il 60 per cento da quando, nel 2012, le persone hanno iniziato a mangiarne di più di quanto sia possibile produrne. E i produttori di cioccolato sono stati a loro volta obbligati ad aggiustare i prezzi delle loro barrette. Hershey è stato il primo, gli altri lo hanno seguito subito dopo.

Gli sforzi per contrastare il crescente squilibrio tra la quantità di cioccolato richiesta dal mondo e quella che i coltivatori possono produrre ha spinto per un po’ di innovazione in più. In particolare, un gruppo di ricerca agricola nell’Africa centrale sta progettando alberi che possono produrre fino a sette volte la quantità delle fave che cresce solitamente sugli alberi. Secondo Mark Schatzker di Bloomberg, però, il piccolo aumento in efficenza potrebbe compromettere il gusto. Schatzker paragona questo compromesso a quello di altre materie prime prodotte in serie.

«Sono in corso tentativi per produrre cioccolato economico e abbondante – ma nel processo sarà reso involontariamente insapore come i pomodori comprati al mercato, o altri cibi come il pollo e le fragole che da gustosi sono diventati dimenticabili lungo la strada per l’abbondanza»

Non è chiaro se a qualcuno importerà un sapore più annacquato se questo terrà bassi i prezzi. L’industria non se ne curerà certamente, finché allontanerà il pericolo di una gigantesca penuria.

© Washington Post

Foto: RODRIGO BUENDIA/AFP/Getty Images