I debiti di Detroit ripagati da un museo d’arte

Una parte almeno: il Detroit Institute of Arts ha raccolto 800 milioni di dollari che andranno ai creditori della città, senza peraltro vendere nessuno dei suoi dipinti

di Jordan Weissmann – Slate @JHWeissmann

Un giudice federale ha approvato il piano di bancarotta della città di Detroit, permettendo all’amministrazione locale di premere il bottone ‘reset’ dopo anni di cattiva gestione finanziaria (Detroit era fallita per i troppi debiti nel luglio del 2013: fu il più grande fallimento di una città nella storia degli Stati Uniti). Come parte dell’accordo, che è stato raggiunto piuttosto velocemente dopo 16 mesi, alla città verranno annullati 7 miliardi di dollari di debiti su circa 18 totali – ad alcuni creditori verranno pagati solo 14 centesimi ogni dollaro di debito – mentre le pensioni dei propri dipendenti verranno ridotte del 4,5 per cento. Inoltre, verranno eliminati gli aumenti per allinearsi al costo della vita, e aumenteranno i costi della loro copertura sanitaria e – insomma – altre cose poco piacevoli. Nel frattempo, l’accordo prevede che 1,7 miliardi di dollari vengano spesi nell’arco dei prossimi dieci anni per coprire necessità urgenti, come demolire case abbandonate o comprare nuove ambulanze o autopompe.

Come stanno notando molti giornali, il procedimento di bancarotta avrebbe potuto durare molto più a lungo ed essere ancora più pesante per gli ex dipendenti pubblici. Questo sarebbe successo se non ci fosse stato un progetto per salvare il Detroit Institute of Arts – un importante museo di arte moderna e contemporanea – e contemporaneamente diminuire i tagli alle pensioni. Il museo è posseduto dalla città dal 1919, e la sua collezione – valutata 4,6 miliardi di dollari (circa 3,69 miliardi di euro) – include lavori di Rembrandt, Van Gogh, Matisse e la famosa Danza nuziale di Brugel il Vecchio. Nell’aprile del 2013, il commissario incaricato dal comune di gestire l’emergenza, Kevyn Orr, aveva informato il museo che avrebbe dovuto contribuire con almeno 500 milioni di dollari al pagamento dei debiti della città, anche se questo avrebbe significato vendere alcuni dipinti all’asta.

Il museo ha invece avviato una campagna di finanziamento durante la quale è riuscito a mettere insieme più di 800 milioni di dollari, inclusi 330 milioni da nove associazioni filantropiche e 200 milioni dallo stato del Michigan – nonostante il governatore Rick Snyder avesse negato che il governo ci avrebbe messo dei soldi.

In cambio dei soldi, il New York Times riporta che la città si è impegnata a lasciare il controllo del museo e ad affidarlo a una commissione filantropica indipendente. Quindi, Detroit si tiene la sua collezione d’arte, i dipendenti pubblici in pensione si conservano una parte maggiore del loro reddito rispetto a quanto previsto e il museo non dovrà più preoccuparsi di essere coinvolto nelle questioni finanziarie della città. Tutto sommato, un buon risultato.

nella foto: una sala del Detroit Institute of Arts, febbraio 2014 (Bill Pugliano/Getty Images)

©Slate 2014