Storie della Twingo

Renault ha fatto una nuova versione della sua utilitaria, che fu creata la prima volta in un momento difficile e aiutò a superarlo

di Andrea Fiorello

Dal 20 settembre è in vendita la nuova versione della Renault Twingo, il modello più economico di auto Renault, la cui prima introduzione sul mercato nel 1993 generò forti reazioni: un misto di entusiasmo e diffidenza dovuti alla sua estetica infantile e alle forme da monovolume, mai viste prima in una citycar. Il suo compito era di sostituire la popolare Renault 4, in produzione dal 1961, e dopo un iniziale momento di scetticismo da parte di molti potenziali clienti, la Twingo ebbe un notevole successo di vendite proprio grazie all’aspetto molto nuovo e alla spazio che riusciva a contenere, un’auto così piccola.

Com’è la nuova Twingo
Il nuovo modello presentato lo scorso marzo al Salone dell’Auto di Ginevra è una “terza generazione” il cui design, di cui si è occupato l’olandese Laurens van den Acker (che dopo aver cominciato a Torino, è stato in Audi, Volvo, Ford e Mazda), prende spunto da quello della vecchia Renault 5, in particolare nella forma dei fari anteriori e nell’inclinazione del lunotto posteriore, ma ricorda anche le forme dell’ultima Fiat 500.
La nuova Twingo è una citycar (ovvero un’auto lunga circa tre metri e mezzo come, ad esempio, la Fiat Panda e la Toyota Aygo) a cinque porte omologata per trasportare quattro persone: il sedile posteriore è per soli due passeggeri, una soluzione diffusa nei modelli più piccoli a causa della loro scarsa larghezza. La versione più economica costa 9.950 euro, ma a questo prezzo non ha né radio, né aria condizionata, né finestrini anteriori elettrici, mentre gli allestimenti più completi partono da 11.550 euro, cui vanno tolti almeno mille euro di sconto promozionale iniziale. La radio ha un supporto universale per gli smartphone al centro della plancia e permette di connetterli al sistema multimediale dell’auto e usarli per controllare musica, telefonate, navigazione satellitare e consumi dell’auto, come si farebbe con un sistema integrato nella plancia.

La Twingo può avere due motori, aspirato da 70 CV (velocità massima di 151 km/h) o turbo da 90 CV (165 km/h), entrambi a benzina e con un cambio manuale a cinque marce. Un cambio automatico a doppia frizione sarà disponibile nel 2015. Il sistema “Stop&Start” spegne il motore dell’auto quando è ferma e permette alla Twingo 70 CV di rispettare le normative antinquinamento Euro6; la versione senza questo dispositivo rispetta solo quelle Euro5. Il motore più potente da 90 CV ha lo “Stop&Start” di serie, rispetta le normative Euro6 e costa 800 euro di più.

La nuova Twingo è stata accolta bene dalla stampa automobilistica: le prime prove su strada dicono di apprezzare la versatilità dell’abitacolo, il comfort di bordo e l’agilità in città, mentre le critiche vanno al motore da 70 CV (giudicato un po’ lento), al bagagliaio ridotto e al meccanismo di apertura dei finestrini dietro, che invece di scendere si aprono “a compasso”, come quelli delle auto senza porte posteriori.
La caratteristica più commentata da giornalisti e appassionati d’auto è la meccanica a motore e trazione posteriori, per cui il motore della Renault Twingo si trova sotto il bagagliaio e invia la sua spinta alle ruote di dietro. Questa configurazione – opposta a quella della maggior parte delle auto piccole e medie (generazioni precedenti della Twingo incluse) che hanno motore e trazione anteriori – permette alle ruote davanti di non essere vincolate nei movimenti dall’ingombro di motore e cambio. Di conseguenza quando si gira il volante, gli pneumatici anteriori possono inclinarsi fino a 45°, rispetto ai 30° che sono il limite delle trazioni anteriori, e garantire alla Twingo un raggio di sterzata di soli 4,3 metri. In città questo permette di fare manovre, parcheggi e inversioni di marcia in uno spazio minore rispetto a quello necessario a un’auto a motore e trazione anteriori.

La meccanica della nuova Twingo è stata sviluppata insieme a quelle delle nuove Smart a due e quattro posti, chiamate ForTwo e ForFour: nel 2010, infatti, Renault ha stretto un accordo di cooperazione strategica con Daimler, proprietaria dei marchi Mercedes-Benz e Smart, per cui le Twingo e le Smart vengono prodotte nello stesso stabilimento a Novo Mesto in Slovenia e, pur differenziandosi nell’estetica, hanno in comune i componenti sotto la carrozzeria.
L’agilità derivata dal motore posteriore è il tratto più caratteristico della Renault Twingo, che si aggiunge ai colori sgargianti e all’abitacolo molto versatile ereditati dal modello originale; gli analisti del sito IHS Automotive prevedono che il prossimo anno le vendite della Twingo saranno di circa 150mila unità, un dato superiore rispetto alle 122.500 della citycar più popolare oggi, la Fiat 500.

Com’era la vecchia Twingo
La prima Twingo cominciò ad essere sviluppata nel 1989 e debuttò al Salone di Parigi nell’autunno del 1992, dove ricevette un’accoglienza ottima: lo stand Renault era affollato di giornalisti e i capi delle aziende concorrenti venivano di persona a vedere il nuovo modello dalle forme mai viste prima, capace di offrire uno spazio interno straordinario rispetto ai 3,43 metri di lunghezza.
I designer francesi avevano disposto le ruote ai quattro angoli dell’auto per ottimizzare lo spazio interno, puntando su linee morbide e un’immagine allegra. I colori erano solo quattro, tutti sgargianti, e i fari anteriori ricordavano gli occhi di una ranocchia. Ne fecero una sola versione, un solo allestimento, un’unica motorizzazione 1.2 da 55 CV e appena due opzioni disponibili: il tetto apribile in tela e il climatizzatore. A bordo il pulsante delle quattro frecce sembrava il naso di un clown, i pulsanti erano color verde mela e il contachilometri al centro della plancia era a cristalli liquidi (soluzione insolita all’inizio degli anni ’90), mentre la panca posteriore scorrevole rendeva l’abitacolo molto flessibile. I sedili davanti si distendevano fino a formare un letto matrimoniale di fortuna, e questa caratteristica diventò celebre grazie a uno spot con due ragazzi sdraiati che prendono il sole attraverso il tetto in tela, pubblicità su cui il capo progetto Yves Dubreil ha più volte scherzato, dicendo di sentirsi responsabile della nascita di molti bambini.

La scelta della dotazione minimalista, sintetizzata nella strategia “design to cost” (cioè realizzare un modello dal design innovativo a un prezzo ragionevole), derivava anche dal periodo difficile in cui la Twingo nacque. La prima guerra del Golfo aveva fatto crescere il prezzo del carburante, ma già negli anni ’80 la Renault aveva attraversato una profonda crisi finanziaria, dovuta a investimenti sbagliati, modelli oramai obsoleti (la Renault 4 era del 1961 e la Renault 5 del 1972) di qualità inferiore a quelli della concorrenza, e costi elevati per la partecipazione in Formula 1. Nel 1986 la situazione toccò livelli drammatici: il capo della Renault Georges Besse fu ucciso dall’organizzazione terroristica Action Directe, per aver presentato un piano di ristrutturazione aziendale che prevedeva 21mila licenziamenti. Da una situazione interna e un contesto così critici, la Renault riuscì a riprendersi attraverso la creazione di due modelli di grande successo, la Clio e la Twingo. Quest’ultima è stata prodotta senza subire cambiamenti per 14 anni, in un totale di oltre 2,4 milioni di esemplari fino al 2007 (309mila sono stati acquistati in Italia). Una media di 171mila auto l’anno, superiore appunto alle vendite dell’attuale Fiat 500 che è la citycar più venduta in Europa.

La seconda generazione della Renault Twingo cominciò a essere prodotta nel 2007 ma non ha ripetuto il grande successo – prima di tutto d’immagine – dell’originale. Fu sfavorita da un look anonimo, una tecnica ordinaria e da una concorrenza superiore per numero e qualità rispetto a quella dell’antenata, ed è stata venduta per sette anni in circa 900mila unità, un risultato buono ma inferiore alle attese.