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  • sabato 4 ottobre 2014

In Lettonia ha vinto il centrodestra

La coalizione del primo ministro uscente Laimdota Straujuma ha ottenuto almeno 61 seggi su 100 disponibili: i socialdemocratici vicini a Putin rimarranno all'opposizione

A spoglio concluso, la coalizione di centrodestra del primo ministro Laimdota Straujuma ha vinto le elezioni parlamentari in Lettonia, ottenendo 61 seggi su 100 disponibili. I socialdemocratici, molto vicini al presidente russo Vladimir Putin, sono stati il partito più votato hanno ottenuto 24 seggi: poiché però non sono inseriti all’interno della coalizione vincente, rimarranno all’opposizione.

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Si stanno tenendo oggi, sabato 4 ottobre, le elezioni per rinnovare il parlamento della Lettonia, la Saeima, composto da un’unica camera: si vota con una legge elettorale proporzionale, che assegnerà tutti i 100 seggi della Saeima. La coalizione favorita per la vittoria è quella composta dai partiti di centrodestra, che attualmente sono in maggioranza in parlamento ed esprimono il primo ministro, la 63enne Laimdota Straujuma, in carica dal 22 gennaio 2014.

All’opposizione, stando agli ultimi sondaggi, finirà probabilmente il Partito socialdemocratico, anche se potrebbe essere la forza politica a ottenere più voti in assoluto. I socialdemocratici in Lettonia sono piuttosto vicini al presidente russo Vladimir Putin, verso cui molti lettoni sono diffidenti: il rischio, scrive la stampa locale e straniera, è che in caso di vittoria del Partito socialdemocratico la Russia possa aumentare la sua influenza negli affari interni del paese (per esempio oggi il giornale britannico Independent ha pubblicato un articolo che si intitola: “Is Latvia next on Putin’s hit list?“, ovvero “La Lettonia sarà la prossima sulla lista nera di Putin?”).

Cos’è la Lettonia, dall’inizio
La Lettonia è uno stato di 2,2 milioni di abitanti grande all’incirca quanto metà della Grecia: confina con l’Estonia, la Lituania, la Bielorussia e la Russia. La capitale è Riga e la lingua ufficiale è il lettone, sebbene un terzo degli abitanti conosca anche il russo: fino al 1991 il paese fece parte dell’Unione Sovietica, e tuttora circa un quarto della popolazione è di etnia russa. Dal 2004 è membro dell’Unione Europea.

Nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le condizioni economiche e sociali della Lettonia peggiorarono rapidamente: le fabbriche chiusero e i progetti in costruzione furono abbandonati; anche le esportazioni di legname, una delle maggiori fonti di profitto per il paese, si interruppe. La Lettonia fu costretta a «rivolgere il proprio sguardo» verso l’Occidente, come spiegò l’ex ministro dell’Economia Daniels Pavluts. Le banche, dietro ordine dello Stato, cominciarono a prestare molti soldi e il mercato immobiliare e l’imprenditoria ne beneficiarono: nel 2004 il paese entrò a far parte dell’Unione Europea, e le condizioni di vita della maggior parte delle persone migliorarono notevolmente.

Nel 2008 iniziò la crisi economica, e l’economia lettone subì una contrazione del 20 per cento dopo il fallimento di una delle tre banche più grosse del paese, la Parex. Il governò riuscì a salvarla, ma nel farlo rischiò a sua volta la bancarotta, e fu costretto a chiedere un prestito di circa 7 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale. La disoccupazione salì rapidamente al 20 per cento, e il governo decise di adottare alcune severe misure di austerità: vennero tagliati moltissimi programmi governativi, organi burocratici e finanziamenti pubblici. Un terzo dei dipendenti pubblici venne licenziato e a quelli che mantennero il posto di lavoro venne tagliato lo stipendio del 30 per cento. In generale molte persone furono costrette a emigrare in Europa o in Russia.

Negli ultimi anni la Lettonia è stata però indicata come esempio del successo delle politiche di austerità. Alla fine del 2013 soddisfaceva i cosiddetti “Parametri di Maastricht“ necessari per entrare nella rete dell’euro, che ha adottato a partire dall’1 gennaio 2014. Nel 2013 il debito del paese aveva un rapporto del 40,7 per cento rispetto al PIL, una percentuale molto bassa. Il Wall Street Journal ha detto che la sua economia è una di quelle che sta crescendo di più fra i paesi dell’euro; l’Economist ha spiegato che nel paese il PIL pro capite è aumentato di più del 40 per cento in dieci anni, fra il 2004 e il 2014.

Nonostante i buoni risultati dal punto di vista economico, nel novembre del 2013 l’allora primo ministro Valdis Dombrovskis diede le dimissioni in seguito al crollo del tetto di un supermercato a Riga, la capitale della Lettonia, in cui morirono 54 persone. Il governo di Dombrovskis fu sostituito da quello di Laimdota Straujuma il 22 gennaio 2014: il partito di cui era espressione Dombrovskis, Nuova Era, si è nel frattempo fuso con altri due partiti di centrodestra per formare Unità, il partito di cui attualmente fa parte Straujuma. Dombrovskis è stato nominato meno di un mese fa vicepresidente della Commissione Europea e nuovo commissario per l’Euro e il Dialogo Sociale.

Come andranno le elezioni
In campagna elettorale, Straujuma – che è stata la prima donna a diventare primo ministro nella storia del paese e in passato era stata ministro dell’Agricoltura – ha criticato molto la Russia per il suo atteggiamento aggressivo nella crisi ucraina, e per il sostegno che il presidente Putin ha dato ai ribelli filo-russi che hanno occupato alcuni territori dell’Ucraina orientale. Straujuma ha anche ribadito la sua intenzione di mantenere ottimi rapporti con l’Unione Europea. Oltre che da Unità, Straujuma è appoggiata da altri due partiti di centrodestra: il partito dei Verdi e dei Contadini e Alleanza Nazionale, che alle scorse elezioni avevano ottenuto rispettivamente il 12,2 per cento e il 13,88 per cento.

Il Partito socialdemocratico ha candidato come primo ministro il suo leader Nils Usakovs, che è anche l’attuale sindaco di Riga e che ha espresso posizioni molto diverse sulla Russia rispetto a Straujuma. Usakovs ha detto che «uno scenario simile a quello della Crimea qui non è possibile», e ha insistito sul fatto che le Lettonia «dispone di una rara possibilità di cambiare le cose: integrare i russofoni, renderli parte integrante della società come anche dell’Unione Europea e della Nato».  Usakovs si riferisce al fatto che in Lettonia la maggior parte delle persone di etnia russa – cioè circa 300mila persone – non ha gli stessi diritti dei cittadini lettoni: ad esempio, non ha diritto di voto, e ha un documento di identità diverso dal resto della popolazione. Negli anni della dominazione sovietica, l’URSS fece emigrare circa 800mila russofoni nel paese, per favorire l’uniformazione del territorio al resto della nazione. Nel 1991 fu stabilito che solo i discendenti di chi viveva in Lettonia da prima del 1940 avrebbero ottenuto la cittadinanza (oggi, comunque, qualsiasi bambino che nasce in Lettonia può ottenere automaticamente la cittadinanza).

Spiega il Financial Times che la campagna elettorale si è concentrata anche sui problemi di sicurezza interna: «le autorità lettoni temono infatti che il Cremlino possa utilizzare la scusa della protezione degli interessi dell’etnia russa per intervenire nel territorio lettone». Negli ultimi mesi Usakovs ha ricevuto diverse critiche per aver definito Putin il miglior presidente che la Russia possa avere in questo momento. Recentemente il suo partito ha votato contro una risoluzione della Saeima che dichiarava il proprio appoggio all’Ucraina contro l’«aggressione russa».

Secondo un sondaggio pubblicato da Reuters, il 32,5 per cento degli intervistati voterà per la coalizione di centrodestra, mentre il 27,5 per la coalizione composta dal Partito socialdemocratico e da un nuovo partito di sinistra chiamato “Per la Lettonia, dal cuore” (il quale però dovrà riuscire a superare la soglia di sbarramento, che in Lettonia è fissata al 5 per cento). Più del 30 per cento degli intervistati si è detto indeciso o intenzionato a non andare a votare.

foto: il primo ministro lettone Laimdota Straujuma (ILMARS ZNOTINS/AFP/Getty Images)

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