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  • sabato 4 ottobre 2014

Il business degli ebook allarmisti su ebola

Ne vengono scritti moltissimi, racconta il Washington Post, da autori non qualificati che se li pubblicano da soli su Amazon facendo disinformazione pericolosa

di Caitlin Dewey – Washington Post @caitlindewey

Negli ultimi 90 giorni, ben 84 persone si sono pubblicate da sole su Amazon degli ebook su ebola, e di queste quasi la metà lo ha fatto nell’ultimo mese. Molti sono popolari: si stanno lentamente facendo strada verso il primo posto nelle classifiche dei best seller, in categorie come salute e medicina. Molti sono anche ben recensiti dai lettori, che giurano di voler comprare tute protettive o iniziare a prendere vitamine, seguendo i consigli che hanno letto. E molti – quasi tutti in realtà – contengono informazioni che sono o ampiamente fuorvianti o completamente sbagliate. Benvenuti nello spregiudicato e complottista “Far West” delle auto-pubblicazioni su ebola, dove un’epidemia non è tanto un grave problema sociale, quanto un’opportunità di fare soldi con le paure della gente.

“Attenzione: ebola può uccidere 4,1 miliardi di persone nei prossimi 24 mesi!” urla la fascetta pubblicitaria di “Ebola Survival Guide 2015”, attualmente uno dei libri di punta su Amazon sulle malattie infettive. ”Quello che leggerete potrà di fatto salvare la vostra vita o quelle dei vostri parenti e amici […] Questo libro potrebbe salvarvi la vita!” La maggior parte delle persone conosce Amazon come “il negozio più grande del mondo”, un rivenditore di libri pubblicati da altre case editrici, attrezzi e prodotti per la casa. Ma Amazon porta avanti anche un fiorente mercato laterale nel campo delle autopubblicazioni, dove chiunque può scrivere un ebook, convertirlo in PDF e caricarlo sul Kindle Store. Con la puntualità di un orologio, le masse imprenditoriali sfornano nuove “guide” ogni volta che capita una tragedia o scoppia un’epidemia (provate a cercare “ISIS” o “Boston bombing” sul Kindle store di Amazon). Ma il fenomeno non è mai stato così notevole come adesso, forse perché ebola è la prima epidemia dell’era dei social media, o forse perché ci sono così tante dicerie e disinformazione là fuori che le persone sono disposte a rivolgersi da qualsiasi parte per trovare aiuto. Inclusi, a quanto pare, libri su malattie infettive scritti da autori che ammettono apertamente di non essere medici e di non essere tecnicamente qualificati a dare consigli medici.

Uno dei libri più venduti su Amazon nella sezione medicina – più venduti considerando sia gli ebook che i cartacei – suggerisce che ebola quasi sicuramente diventerà un’epidemia americana e che solo le persone che faranno scorta di provviste sopravviveranno. Un altro libro, tra i più venduti sulle malattie virali, consiglia ai lettori di comprare tute protettive e guanti di gomma. Si apre con una citazione dalla Bibbia sulla fine del mondo. “The Ebola Pandemic”, di tale Alex Anderson, sostiene che le vitamine possono aiutare a prevenire il diffondersi della malattia. E “Ebola Survival Guide 2015” – forse uno dei più bizzarri – non solo dice che metà delle persone sul pianeta morirà per ebola entro il 2016, ma che il 90 per cento delle morti per ebola avviene a causa di un’emorragia interna. Nessuna di queste affermazioni è vera.

Naturalmente, il dilagare della disinformazione su internet non è niente di nuovo: sui social media, sui siti complottisti e sui forum di fanatici la gente può proporre letteralmente qualsiasi teoria. Il fenomeno è così diffuso che ci dedichiamo una rubrica settimanale. Ma la novità con ebola è che la disinformazione può essere fatale. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che l’ONU hanno detto che la disinformazione ha contribuito al diffondersi della malattia. Per l’OMS uno degli ostacoli più duri nel combattere ebola sono “le dicerie sui social media che sostengono che certi prodotti o pratiche possono prevenirla o curarla” – quando, in realtà, non possono farlo.

La divisione di Amazon che si occupa di autopubblicazioni tende a non prendere una posizione decisa su queste cose: il sito ha sì delle linee guida per gli autori, ma vengono proibiti solo i contenuti pornografici o illegali. Il sito si riserva la facoltà di togliere i libri autopubblicati dal proprio store a sua discrezione: per questo si può trovare molto materiale discutibile, tra cui guide per vendere droghe illegali e costruire ordigni esplosivi improvvisati (Amazon non ha risposto alla richiesta di commentare la cosa). E perché avrebbe dovuto, onestamente? Vendere terrore sembra essere redditizio. E non solo non c’è un calo di vendite di questi tipi di ebook: molti sono anche nelle liste dei best seller. E su Amazon, gli autori degli ebook autopubblicati ricevono tra il 35 e il 70 per cento del prezzo di listino su ciascuna copia venduta. Amazon si tiene il restante, che va dal 30 al 65 per cento (e non stiamo parlando di spiccioli: l’industria degli ebook vale tre miliardi di dollari, e secondo una stima quasi un terzo delle vendite di ebook di Amazon arriva dagli autori di autopubblicazioni). Così sembra che, per ora, autori come Steve King e Alex Anderson continueranno ad accumulare royalty sui loro PDF allarmisti. E i lettori ingenui, che potrebbero essere migliaia, continueranno a farsi ingannare dalle loro pericolose panzane. “Ero letteralmente scioccato mentre leggevo le pagine di questo libro” – ha scritto un lettore in una recensione – “non avevo realizzato di essere così in pericolo”.

Disclaimer: l’amministratore delegato di Amazon Jeffrey P. Bezos possiede il Washington Post.

©Washington Post 2014

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