Nike va benissimo

I ricavi nell'ultimo trimestre hanno superato le aspettative: merito dei Mondiali, degli articoli femminili e del mercato in Cina, ma anche in Europa le vendite crescono

Nike, una delle più note aziende di articoli sportivi al mondo, ha reso noti giovedì i risultati aziendali relativi all’ultimo trimestre, evidenziando ricavi in crescita oltre le aspettative degli osservatori e degli addetti ai lavori: Nike ha ottenuto un fatturato trimestrale complessivo – giugno, luglio e agosto – di 8 miliardi di dollari (le previsioni indicavano 7,83 miliardi), superiore del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I guadagni in crescita riguardano tutti i settori e le categorie principali, sia le vendite negli store Nike che le vendite all’ingrosso. Alcune ore dopo l’annuncio, il valore delle azioni Nike è cresciuto di oltre il 5 per cento.

Come sottolineato da diversi commentatori, le vendite e i risultati di Nike sono stati positivamente influenzati dal Mondiale di calcio che si è svolto in Brasile dal 12 giugno al 13 luglio scorso: Nike è lo sponsor di moltissimi calciatori, società e sportivi in genere che hanno preso parte alla manifestazione, e il Mondiale in Brasile è stata la prima manifestazione di questo genere in cui Nike era sponsor di più nazionali di calcio rispetto a uno dei suoi maggiori concorrenti europei, la tedesca Adidas. Il numero dei calciatori del Mondiale che indossavano abbigliamento e accessori Nike – tra cui i più famosi, dal portoghese Cristiano Ronaldo al brasiliano Neymar – era superiore al numero di tutti i calciatori che indossavano abbigliamento e accessori non Nike: quasi un terzo del totale utilizzava le scarpe Flyknit, un modello sviluppato da Nike. Nel mercato delle calzature sportive – quello più esteso e proficuo per l’azienda – Nike ha riportato un aumento delle vendite del 18 per cento.

Oltre al fattore del Mondiale, in molti ritengono che questa crescita oltre le aspettative sia stata favorita da una generale crescita del mercato in Cina e anche dal successo nelle vendite di articoli per il pubblico femminile, come spiegato dall’amministratore delegato di Nike Mark Parker. «Il fatturato nel settore degli articoli femminili è cresciuto a un ritmo a doppia cifra, dal momento in cui ci siamo concentrati nella realizzazione del notevole potenziale di questo settore in crescita e in larga espansione», ha detto Parker.

Parker si è anche riferito esplicitamente al recente sviluppo di alcune applicazioni per smartphone che rendono visibili agli utenti, tra le altre cose, decine di attrezzature e indumenti sportivi femminili: la App Nike+ ha ottenuto circa 17 milioni di download. Ispirata dalla concorrenza esercitata da altri marchi in espansione – come Lululemon Athletica, un’azienda canadese specializzata in abbigliamento sportivo e indumenti per lo yoga – Nike ha tratto vantaggi dall’essersi concentrata anche nella produzione di abbigliamento a metà strada tra il casual e lo sportivo (un segmento di vendite che gli americani sintetizzano con la parola “athleisure”).

In Europa – dove Nike affronta principalmente la concorrenza di Adidas, i cui profitti sono però in lieve calo – c’è stata una crescita del 25 per cento nelle vendite. Anche in Cina c’è stato un aumento del fatturato del 20 per cento, al netto delle fluttuazioni di valuta, e anche in questo caso si tratta di una notizia piuttosto rilevante per l’azienda: per più di un anno Nike è stata penalizzata dal mercato in Cina, scrive Fortune, perché molta merce rimaneva invenduta e la domanda era stata sovrastimata e in certi casi fraintesa, proponendo articoli che la gente non voleva.

La crescita di Nike dovrebbe mantenersi stabile anche nei prossimi mesi. Insieme ai risultati trimestrali, sono state rese note le previsioni di vendita future: l’azienda ha segnalato un aumento del 14 per cento relativo agli ordini di vendita già acquisiti, sulla merce in spedizione dalla fine di settembre a gennaio 2015. E anche in questo caso le stime sono superiori alle aspettative degli analisti, alcuni dei quali ipotizzavano una crescita del 10 per cento. «Se ti guardi intorno nel mondo, non c’è poi così tanta concorrenza. Adidas è in difficoltà, Reebok è in difficoltà», ha detto a Reuters un analista della Edward Jones, un’azienda di servizi finanziari.

Ben Radford /Allsport

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