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  • lunedì 25 Agosto 2014

Il governo francese si è dimesso

Era in carica dallo scorso aprile sotto la guida di Manuel Valls, all'origine della crisi c'è un contrasto sulla politica economica del paese: entro domani sarà comunicato il nuovo esecutivo

Il primo ministro francese Manuel Valls ha presentato al presidente François Hollande le dimissioni del suo governo. Hollande ha chiesto che venga formato al più presto un nuovo esecutivo più coerente «con le linee guida che il paese si è prefissato»: domani, martedì 26 agosto, saranno comunicati i nomi dei nuovi ministri. Secondo quanto scrive Le Monde Manuel Valls dovrebbe mantenere la sua posizione. L’annuncio delle dimissioni è arrivato oggi, lunedì 25 agosto, dopo un incontro di un’ora tra il primo ministro e il presidente della Repubblica e sulla decisione ci sarebbe tra i due un «consenso assoluto».

 

All’origine della crisi ci sarebbe uno scontro tra il primo ministro Valls e il ministro dell’economia Arnaud Montebourg che era stato avversario di Hollande alle primarie, e che appartiene all’ala più a sinistra del Partito Socialista: era stato scelto nel precedente governo come ministro delle Attività produttive. Sabato scorso, in un’intervista al quotidiano Le Monde, Montebourg aveva chiesto un cambiamento di direzione del governo in materia economica, dicendo che era necessario «dare priorità all’uscita dalla crisi e mettere in secondo piano la riduzione dogmatica del deficit, che porta ad austerità e disoccupazione». Aveva anche dichiarato che era arrivato il momento di «trovare una leadership alternativa» ricevendo il sostegno di Benoît Hamon ministro all’Educazione nazionale, Insegnamento e Ricerca e importante esponente del PS. Montebourg ha sempre attaccato duramente il sistema finanziario (“il sistema che ha comprato la politica”) e le banche, indicandoli come responsabili principali della crisi economica. Sostiene la necessità che lo Stato “prenda il controllo” dell’economia, approvando misure protezionistiche e lottando contro la corruzione e contro i paradisi fiscali. Diversi analisti sostengono che Hollande e Valls avrebbero potuto semplicemente sostituire i due ministri critici con il governo, Montebourg e Hamon, ma che entrambi avrebbero rifiutato di dimettersi. Un’altra ipotesi è che il presidente della Repubblica e il primo ministro abbiano preferito simbolicamente formare un nuovo governo per inviare un segnale forte ai “frondisti” della maggioranza.

Nel frattempo, l’economia francese continua ad andare male: non c’è crescita, è aumentata la disoccupazione, molte grandi industrie sono in crisi, hanno tagliato migliaia di posti di lavoro e, soprattutto, non ci sono segni che questa tendenza sarà invertita in futuro. Florian Philippot, vicepresidente del partito di estrema destra Front National, ha detto che anche il nuovo governo «sarà un fallimento perché porterà avanti la stessa politica», ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea e il ritorno alle elezioni. La stessa richiesta è stata avanzata da alcuni esponenti dell’UMP. L’ex primo ministro François Fillon, ad esempio, ha scritto sul suo blog che le «dimissioni del governo mostrano lo smarrimento in cui si trova il Presidente della Repubblica di fronte alle conseguenze della sua inazione. Ha cercato di destreggiarsi tra l’irresponsabilità della sinistra che vuole aumentare sempre di più la spesa pubblica ignorando la necessità di risanare le finanze e una tendenza alla passività che sembra a lui connaturata (…) Penso che il Presidente non sia in grado di concepire un futuro per la Francia».

Nell’aprile del 2014, dopo il risultato delle elezioni amministrative che avevano portato a una pesante sconfitta per il Partito Socialista al governo, a un’avanzata del Front National di Marine Le Pen e alla vittoria dell’Unione per un Movimento Popolare (UMP), tornato a essere il primo partito del paese, il governo di Jean-Marc Ayrault si era dimesso: il presidente della Repubblica François Hollande aveva nominato come nuovo primo ministro Manuel Valls, già ministro degli Interni, che aveva a sua volta formato un nuovo governo che è durato solamente 147 giorni: il periodo più breve nella storia recente della Francia.

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