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  • lunedì 4 agosto 2014

Rula Jebreal contro i media statunitensi sulla guerra a Gaza

«Sono disgustosamente di parte» e pro-Israele, ha detto aprendo una specie di caso che ha discusso su CNN, MSNBC e Fox News

Rula Jebreal è una giornalista e scrittrice di origine palestinese nata ad Haifa e cresciuta a Gerusalemme est. È piuttosto conosciuta in Italia, dove era una presenza frequente fino a qualche anno fa: ha lavorato e partecipato a programmi televisivi (Omnibus, Anno Zero, Matrix) e scritto per diversi giornali (Il Resto del Carlino, Il GiornoLa Nazione, Il Messaggero). Attualmente vive a New York – risulta che si sia trasferita stabilmente negli Stati Uniti diversi anni fa, con l’inizio di una relazione con l’artista Julian Schnabel – e collabora con la rivista Newsweek; fino al mese scorso aveva un contratto come consulente di politica araba per il canale televisivo statunitense MSNBC. Da qualche settimana, negli Stati Uniti, è al centro di molte discussioni perché ha accusato i media americani di essere «faziosi» e a favore di Israele nel raccontare e presentare i combattimenti in corso nella Striscia di Gaza.

Invitata a luglio a parlare del conflitto in un programma della MSNBC, probabilmente il canale televisivo americano più di sinistra, Rula Jebreal – presentata come “collaboratrice” dello stesso canale – ha detto: «Siamo disgustosamente di parte su questo tema». Poi ha aggiunto che «Netanyahu e i suoi» ricevono molto spazio sulle tv americane, mentre alle voci e al punto di vista palestinese non vengono che dedicati pochi minuti o addirittura secondi: «Trenta secondi per loro e venticinque minuti per Netanyahu». Quando Jebreal è stata invitata di nuovo in un programma di MSNBC, nel suo sottopancia non c’era più scritto “collaboratrice” bensì “giornalista palestinese”. «Il suo contratto con MSNBC è scaduto un mese fa» e per questo indicarla ancora come collaboratrice sarebbe stato un’inesattezza, ha fatto sapere la stessa rete televisiva. «Non sono però stata invitata in quanto voce palestinese: ​​se me l’avessero detto avrei risposto: “Invitate qualcun altro”», ha replicato Jebreal.

Jebreal ha scritto su Twitter che per queste posizioni «le mie prossime apparizioni tv sono state cancellate». Jebreal non ha più partecipato ai programmi di MSNBC ma è stata ospite della CNN, dove ha spiegato di nuovo la sua posizione sul pregiudizio dei media statunitensi, e poi su Fox News, dove a un certo punto ha chiesto al conduttore: «Quante persone qui su Fox News sono di origine araba? Te lo dico io: zero. Questo è quello che manca, il tipo di racconto che non è mai stato fatto: la storia delle persone che hanno vissuto per 45 anni sotto un’occupazione militare e che hanno un sogno: avere uno stato sovrano e vivere con dignità». Per la precisione Fox News ha tra i giornalisti due collaboratori di origini arabe, ma nessun presentatore.

Le affermazioni di Rula Jebreal hanno qualche fondamento. Lei ha citato l’analisi di Yousef Munayyar, scrittore americano palestinese e analista politico, che ha verificato la copertura della CNN sul conflitto tra Israele e Palestina tra lo scorso 30 giugno e il 9 luglio dicendo che sono stati intervistati 17 funzionari israeliani ma un solo funzionario palestinese. Sul sito di fact-checking PolitiFact, sono state verificate queste affermazioni: i risultati sono parzialmente diversi (17 israeliani, 5 palestinesi). Ma in generale e al di là dei numeri, diversi osservatori sottolineano che anche il contesto in cui il conflitto viene inserito è parziale.

«Dalla maggior parte dei media americani, si potrebbe pensare che gli israeliani stanno lì a occuparsi dei loro affari e che i palestinesi di Gaza irrazionalmente hanno cominciato a sparare dei razzi contro di loro. Con rare eccezioni, non ci viene detto che la maggior parte delle tregue sono state infrante da Israele e non Hamas. (…) Non ci viene detto che Israele ha un blocco su Gaza che non permette le esportazioni della maggior parte di quel che produce, che questo blocco ha lasciato il 40 per cento della popolazione attiva nella disoccupazione e il 56 per cento delle famiglie nell’insicurezza alimentare».

Il sito PolitiFact cerca di capire le ragioni di questo squilibrio: citando Marda Dunsky, giornalista, docente e autrice di uno studio sui media americani nel conflitto israelo-palestinese, scrive che c’è uno squilibrio originario tra le fonti di notizie israeliane e quelle palestinesi, che comunque a suo giudizio non implica necessariamente un deliberato tentativo di inganno: «Il governo israeliano ha persone che sono addestrate specificamente per parlare ai media. Il governo palestinese no, e di conseguenza manca la stessa profondità di campo quando si tratta di fonti ufficiali».

Non è la prima volta che Rula Jebreal viene accusata di avere posizioni filo-palestinesi. Nel 2004, per la casa editrice Rizzoli, Jebreal ha pubblicato il romanzo La strada dei fiori di Miral da cui è stato tratto il film intitolato Miral, che racconta la storia di una donna palestinese. Il film, soprattutto negli Stati Uniti, è stato criticato da diverse organizzazioni ebraiche e dallo stesso governo israeliano, che ha cercato di impedirne la première presso la sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel marzo del 2011. Rula Jebreal, che ha scritto anche la sceneggiatura del film, ha sempre descritto il suo film come «un grido per la pace. È contro la violenza, da dovunque essa provenga».

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