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  • martedì 22 luglio 2014

In Indonesia c’è un nuovo presidente

È Joko Widodo, il candidato democratico, ma a Giacarta ci sono tuttora proteste: il suo avversario si è ritirato e ha denunciato irregolarità nel conteggio dei voti

Joko Widodo, governatore di Giacarta, ha vinto con il 53 per cento dei voti le elezioni presidenziali in Indonesia, che si erano svolte lo scorso 9 luglio; poche ore prima dell’annuncio Prabowo Subianto, l’altro candidato, aveva annunciato il ritiro della sua candidatura e denunciato pesanti irregolarità nelle operazioni di conteggio dei voti da parte della Commissione elettorale indonesiana (KBU, Komisi Pemilhan Umum). Sebbene fosse noto che il conteggio dei voti avrebbe richiesto almeno dieci giorni, entrambi i candidati si erano autoproclamati vincitori in base ai dati dei loro rispettivi sondaggi interni, diffusi poco dopo la chiusura dei seggi. Le prime proiezioni ufficiali avevano dato in vantaggio di 3-5 punti percentuali Joko Widodo, da molti visto come potenziale e più probabile riformatore del paese.

Intanto molti manifestanti si sono riuniti a Giacarta martedì 22 luglio per supportare Prabowo e protestare contro il lavoro della Commissione elettorale, e alcuni agenti di polizia sono stati impiegati all’esterno dell’ufficio centrale della Commissione: sono in stato di allerta, e già diversi eventi in programma a Giacarta sono stati cancellati per paura di possibili disordini, anche se al momento non sono stati riportati scontri.

In una conferenza tenuta a Giacarta nelle scorse ore Prabowo Subianto, ex generale dell’esercito indonesiano, ha detto che contesterà il risultato elettorale in sede legale, e che la sua protesta non genererà forme di violenza. «Il lavoro portato avanti dalla Comissione elettorale (KPU) è difettoso, non democratico», ha detto Prabowo, che ha aggiunto: «il KPU non è stato leale né trasparente, e c’è stata una massiccia, strutturata e sistematica truffa, in queste elezioni». Il presidente uscente Susilo Bambang Yudhoyono – che dopo due mandati consecutivi non ha potuto ricandidarsi – aveva chiesto a entrambi i candidati di rispettare qualsiasi risultato elettorale.

Joko Widodo, detto “Jokowi”, ha 53 anni ed è stato eletto governatore di Giacarta nel 2012: è di umili origini e non ha alcun legame con il passato autoritario del paese, dove il dittatore Suharto è rimasto al potere per 31 anni dal 1967 al 1998. È il candidato democratico – del Partito democratico indonesiano di lotta (Pdi-P), laico e nazionalista – ed è molto popolare soprattutto tra i giovani. Ha basato la campagna elettorale sulla lotta alla corruzione, contro gli apparati di potere, e si è presentato come antitesi al presidente uscente, fortemente criticato per aver fatto poco sul piano economico, per una serie di scandali e abusi finanziari in cui è stato coinvolto e per l’incapacità di frenare l’intolleranza contro le minoranze religiose.

Joko Widodo è appoggiato anche dalle minoranze religiose, inclusi i cristiani, oltre che da alcuni partiti islamici moderati come il Partito dello sviluppo nazionale (Pkb): è invece fortemente criticato dall’ala estremista islamista del paese ed è stato accusato di aver scelto un vice presidente cristiano e di discendenze cinesi. Da alcuni è criticato per la sua mancanza di esperienza nella politica nazionale e nelle relazioni internazionali; gli investitori economici invece sperano in una sua vittoria e nell’inizio di un periodo di riforme, in un momento di grande difficoltà economica del paese.

Prabowo Subianto ha 62 anni ed è un ex militare dell’esercito indonesiano, peraltro genero del dittatore Suharto. Fu espulso dall’esercito nel 1998 dopo esser stato accusato di aver ordinato il rapimento di alcuni attivisti democratici. In campagna elettorale ha sfruttato la nostalgia crescente per i tempi di Suharto, sentimento che si è rafforzato soprattutto in certi ambienti delusi di un sistema democratico ritenuto disordinato e inaffidabile. I critici di Prabowo Subianto temono che potrebbe far tornare in Indonesia un regime autoritario. Il suo programma economico prevede il finanziamento e lo sviluppo dei villaggi indonesiani, proposta che gli ha fatto guadagnare ampi consensi. Subianto è sostenuto, tra l’altro, dai gruppi islamici radicali come il Fronte dei difensori dell’Islam.

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