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  • giovedì 17 luglio 2014

Si è aperto un buco in Siberia

È largo più di 90 metri, lo ha mostrato in un video una tv russa: nessuno sa da cosa sia stato generato ma ci sono un paio di ipotesi

di Terrence McCoy – Washington Post @terrence_mccoy

Niente indica la penisola russa dello Yamal come ospitale. Lunga 700 chilometri e compresa nel golfo di Ob, il suo sottosuolo è permanentemente ghiacciato, raffreddato da temperature che possono arrivare a 50 gradi sotto zero. Il sole si fa vedere raramente in inverno: i Nenets – che abitano questi posti – hanno chiamato la penisola con un nome che si può tradurre come “le terre alla fine del mondo”.

Posto che tutto questo possa sembrare poco invitante, la zona è diventata di recente ancora meno attraente. Per cause che nessuno ha ancora compreso – ma che gli scienziati russi stanno apparentemente studiando – è appena comparsa una voragine dal diametro di oltre 90 metri.

Stando a un video girato da un canale televisivo che appartiene al ministero della Difesa russo – video che il Washington Post non ha avuto modo di verificare – il cratere è apparso a circa 32 chilometri dal più grosso giacimento di gas naturale dello Yamal, dando inizio a una specie di mistero su scala internazionale.

Al di là del fatto che il cratere esista, che sia enorme, e che tutti ne siano affascinati, non c’è molto altro da dire di concreto.

Che cosa l’ha generato? Non è chiaro. Il Siberian Times, però, è sul pezzo: ha scritto che «gli esperti sono sicuri» che esista una «spiegazione scientifica».

Le autorità di Yamal stanno pensando di inviare esperti dal Centro per lo studio dell’artico e dell’Istitituto per la Criosfera dall’accademia russa delle scienze per indagare. I ricercatori hanno in progetto di prelevare e analizzare dei campioni dal suolo, dall’acqua e perfino dall’aria attorno al cratere.

Secondo un portavoce del ministero delle Emergenze dello Yamal, una sola cosa è certa: «possiamo dire con certezza che non si tratta di un meteorite. Non ci sono altri dettagli, finora».

Anna Kurchatova, del Centro per la ricerca scientifica del sub-artico, sostiene che il cratere sia stato formato da un’esplosione. Ma non una provocata dall’uomo. Nessuna piattaforma missilistica russa sotterranea ha creato questa cosa: piuttosto, ne sarebbe responsabile il riscaldamento globale. Kurchatova ha spiegato che tutto si deve all'”allarmante” scioglimento del permafrost nelle zone artiche. Secondo questa teoria, dal permafrost disciolto si è man mano liberato del gas finché la pressione ha causato un’esplosione.

Altre fonti non danno la colpa alla fuoriuscita di gas provocato dal riscaldamento globale, ma di quello delle riserve da cui dipende l’economia della Russia. Secondo il sito scientifico From Quarks to Quasars «l’area siberiana in cui il cratere è stato trovato – che dista circa 32 chilometri dal giacimento di gas Bovanenkovo – è una di quelle geologicamente più giovani dell’intero pianeta. È anche ricchissima di gas. Contiene la riserva di gas più grande di tutta la Russia (potrebbe anche essere la riserva più grande del pianeta)».

L’articolo conclude che esplosioni in terreni del genere non sono rare, specialmente in aree dove esiste un notevole scioglimento del sottosuolo.

Il cratere potrebbe inoltre essere stato causato da una cosa chiamata “pingo”: un blocco di ghiaccio presente nel sottosuolo che spinge per emergere in superficie, dove si scioglie per lasciare poi un buco dietro di sé. Il permafrost nella regione può essere spesso centinaia di metri, una profondità che secondo lo scienziato polare Chris Fogwill può provocare un fenomeno del genere: «[il permafrost] è un elemento molto particolare: questa ne è chiaramente una sua formazione estrema. Se ci sia stata qualche interazione con il gas presente nella zona, è una domanda a cui si può trovare una risposta solo andando sul posto».

©Washington Post

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