Il libro di economia preferito da Bill Gates

Gli è stato regalato da Warren Buffet, ed è uscito più di quarant'anni fa (ma non in Italia)

Bill Gates, il fondatore della nota azienda informatica Microsoft, ha pubblicato sul Wall Street Journal una specie di recensione del libro “Business Adventures” dello scrittore americano John Brooks, che ha definito

«il più bel libro di economia che abbia mai letto».

“Business Adventures” è una raccolta di dodici articoli a tema economico che lo stesso Brooks pubblicò per la nota rivista letteraria americana New Yorker, della cui redazione fece parte per molti anni. È stato pubblicato per la prima volta nel 1969 ma Joshua Rotman ha detto sul New Yorker che quest’anno ne verrà pubblicata una nuova edizione. Non è mai stato tradotto né pubblicato in Italia.

Gates ha anche raccontato che il libro gli è stato regalato dal famoso imprenditore americano Warren Buffett, che a sua volta nel 1991 gli aveva detto che lo considera il miglior libro di economia che abbia mai letto (Gates gli aveva appunto chiesto di consigliargli il suo libro di economia preferito, e Buffet gli mandò una copia di “Business Adventures”). Nell’articolo pubblicato dal Wall Street Journal, Gates spiega, fra le altre cose:

«Al contrario di molti scrittori di economia di oggi, Brooks non infilava nei suoi lavori banali e semplicistiche lezioni su “come fare successo” (quante volte vi è capitato di leggere che una certa azienda sta andando alla grande perché regala il pranzo ai propri dipendenti?). Non troverete elenchi, in questo libro. Brooks scriveva articoli lunghi su un argomento preciso, lo esplorava a fondo, introduceva pochi personaggi alla volta e raccontava le loro vicende».

In occasione della recensione di Gates, il sito del New Yorker ha reso integralmente disponibili tre articoli di Brooks, pubblicati fra il 1969 e il 1979.

John Brooks nacque nel 1920 a New York. Dopo essersi laureato a Princeton, durante la Seconda guerra mondiale lavorò per l’esercito americano come ufficiale addetto ai radar e alle comunicazioni. Dopo la guerra, collaborò con la rivista TIME e nel 1949 fu assunto dal New Yorker. Nel corso della sua carriera scrisse anche per il New York Times Books Review e Harper’s Magazine. Morì nel 1993.

foto: Scott Olson/Getty Images