Da cosa giudicare Renzi

Dai fatti, dice il direttore del Foglio, criticando l'alleanza tra adulatori e insultatori professionali

Sul Foglio di lunedì 7 luglio Giuliano Ferrara ha scritto che i giudizi su Matteo Renzi e il suo governo sono costretti tra “il servo encomio” e il “codardo oltraggio”, mentre meriterebbero qualcosa di meglio e di diverso.

Siamo primi nel mondo in due specialità sportive non invidiabili, apparentemente opposte eppure intimamente unite da uno stesso fluido di inferiorità psicologica: il servo encomio e il codardo oltraggio. Con l’ascesa di Renzi il fenomeno si riproduce puntualmente, molti hanno ricominciato a giocare. Ma il servo encomio ha una natura di sport generale, appartiene all’essenza delle relazioni umane con il potere, ed è sempre unanimemente censurato con toni politicamente impeccabili, moraleggianti. Nessuno mai si sottrae al dovere sociale di dannare chi si piega al potere pro tempore, la moda obbligata è il contropotere, dire male di chi governa e sfrondare gli allori dallo scettro dei regnatori, che poi sono invariabilmente i partiti, il governo, le istituzioni. Se poi si goda di una callida posizione di potere reale, annidati nell’eterna riproduzione dei riti della società civile, se si abbia dalla propria parte la forza dell’opinione, dei media, dei poteri neutri e parrucconi, compresi i malacarne della rete o web, allora la retorica del contropotere si fa frivolezza grave, gioco astuto e disinvolto, una solenne buggeratura per chi assista allo spettacolo, per chi crede che davvero è in atto uno scontro tra la voce dei senza potere e la cappa di piombo del sistema di governo, che infiniti lutti addusse al popolo.

Renzi può non piacere, piacere fino a un certo punto, sollevare giuste riserve, è esposto alla sacralità della satira, è l’oggetto naturale di un’attenzione maliziosa. Ma una cosa è sicura: dovrebbe indurre a una sospensione del giudizio che si ritiene importante e autorevole, dovrebbe indurre a ragionamenti semplici e di senso comune, che non sono encomio né servaggio, ma banale senso dello stato, della nazione, della politica.

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