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  • domenica 29 giugno 2014

Nove cose sul POS obbligatorio

La Stampa spiega cosa c'è da sapere sull'obbligo per i professionisti di consentire i pagamenti elettronici per spese superiori a 30 euro, che entra in vigore oggi

Il POS obbligatorio è tornato al centro delle attenzioni dopo che il 24 giugno è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un decreto legge – D.L. 90/2014 – che stabilisce a partire da lunedì 30 giugno 2014 l’obbligatorietà del “deposito telematico”, e cioè l’obbligo – per commercianti, artigiani, imprese e studi professionali – di consentire i pagamenti elettronici tramite POS (“Point of sale”, la macchinetta dentro cui si striscia il bancomat o la carta di credito) per spese di beni e servizi superiore a 30 euro: attenzione, non diventa “obbligatorio pagare col bancomat” simili cifre, ma diventa obbligatorio permettere al cliente che lo richieda di farlo. Si tratta di una delle “misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari” contenute nel decreto. Al momento, spiega un articolo sulla Stampa, non sono previste sanzioni per gli inadempienti ma «non è escluso che più avanti vengano introdotte delle multe, una volta che i costi di installazione saranno resi magari più abbordabili».

La Stampa infatti cita anche un rapporto di Confesercenti secondo cui un imprenditore che realizzi transazioni per circa 50 mila euro all’anno, tra costi di installazione del POS, canoni e commissioni, pagherà all’incirca 1700 euro all’anno. Come indicato anche su un articolo del Sole 24 Ore, «l’attenzione è stata riservata principalmente ad una entrata ‘a regime’ graduale».

Da oggi in tutti i negozi, presso artigiani e professionisti scatta l’obbligo di accettare pagamenti tramite Pos.

Di cosa si tratta?
Per assicurare la piena tracciabilità dei pagamenti, e quindi disporre di uno strumento in più nella lotta all’evazione, in base al Decreto crescita bis, il numero 179 del 2012, a partire da domani tutte le imprese e i professionisti dovranno dare la possibilità ai loro clienti di effettuare pagamenti tramite bancomat, carte di credito o prepagate attraverso postazioni Pos (acronimo dell’espressione inglese Point of sale). Si tratta del sistema già ampiamente diffuso soprattutto nel settore del commercio, che consente il trasferimento di denaro direttamente dal conto del cliente a quello dell’esercente o del fornitore senza che si verifichi passaggio di contante.

C’è una soglia di spesa alla quale si applica la norma?
L’obbligo scatta quando la spesa per beni e servizi supera la soglia dei 30 euro.

Quali categorie professionali e quali attività interessa?
Interessa tutti: commercianti, artigiani, imprese e studi professionali. Dal ristorante all’idraulico, dal falegname al dentista, dal parrucchiere a tutte le attività professionali siano essi notai, avvocati, architetti o commercialisti.

L’obbligo riguarda tutte le attività senza distinzioni di dimensione?
In un primo tempo la norma, che doveva entrare un vigore a inizio anno, interessava solo i soggetti che fatturavano più di 200mila euro l’anno. Poi la proroga al 30 giugno ha fatto cadere questa prescrizione e da domani tutti devono (o dovrebbero) dotarsi di Pos.

Cosa succede se il professionista o l’artigiano di turno non ha installato il Pos?
Nulla, perchè il decreto non prevede alcuna sanzione. Non è però escluso che più avanti, una volta che i costi di installazione saranno resi magari più abbordabili, vengano introdotte multe per gli inadempienti.

Ma se non mi fanno pagare col Bancomat al quel punto io posso rifiutarmi di saldare in un altro modo il conto?
Ovviamente no. Lo spiega bene una circolare dell’Ordine nazionale forense inviata a tutti gli avvocati: «Qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito e l’avvocato ne fosse sprovvisto si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore che, come è noto, non libera il debitore dall’obbligazione». Quindi, prima o dopo il cliente paga, con o senza Pos. A tutela dei professionisti si suggerisce però di indicare in un eventuale contratto di prestazione d’opera le modalità di pagamento alternative al bancomat per le prestazioni rese.

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Foto: Pascal Le Segretain/Getty Images

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