Vent’anni dalla morte di Ruggero Orlando

Fu un popolarissimo giornalista e inviato: raccontò in Italia, tra le altre cose, la morte di Kennedy e lo sbarco sulla Luna

Sono vent’anni dalla morte di Ruggero Orlando, giornalista radiotelevisivo, e politico nella seconda parte della sua vita, che per molto tempo fu il primo corrispondente della RAI da New York. Iniziava le sue cronache sempre con lo stesso saluto, diventato celebre («Qui da Nuova York, vi parla Ruggero Orlando») e negli anni raccontò eventi di grande importanza, come la morte di Kennedy, nel 1963, o il black out avvenuto nel 1965 nella parte settentrionale degli Stati Uniti e nel Canada. Orlando fu anche una delle voci che annunciò lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong, il 20 luglio 1969. Durante la storica diretta di quella notte, Orlando si trovava nel Centro spaziale della NASA a Houston, in Texas: ed ebbe un piccolo diverbio con Tito Stagno, che conduceva la trasmissione da Roma, perché non concordava con lui sul momento preciso dell’allunaggio.

Ruggero Orlando nacque a Verona il 5 luglio 1907, si laureò in matematica e cominciò giovanissimo a fare il giornalista, collaborando con varie testate periodiche. Alla fine degli anni Trenta, entrato nel movimento clandestino antifascista, scappò a Londra dove iniziò a lavorare alla BBC: dal 1943 e fino alla fine della guerra collaborò con le forze Alleate curando diversi programmi d’informazione in italiano e in inglese. Terminata la guerra lavorò alla EIAR e dal 1954 al 1970 per la RAI da New York. Nel 1972 si dimise dalla RAI e fu eletto deputato per il PSI nella VI legislatura, nel collegio di Roma. Dal 1981 al 1983 fu direttore del settimanale Abc e di Occidente, rivista mensile della NATO. Morì a 87 anni in una clinica di Roma per un cancro ai polmoni. Dopo la morte, Corrado Augias lo ricordò così su Repubblica:

C’è un famoso aneddoto che la dice lunga su di lui e anche sui costumi giornalistici della Rai di quei tempi. Un giorno, all’inizio degli anni Sessanta, mentre si trovava in redazione, gli telefonò Ettore Bernabei da Roma chiedendogli di dare una certa notizia. Quale notizia? L’imminente preparazione di un summit Kennedy-Krusciov. Ma questa notizia non c’è, replicò Orlando, nessuno ne parla a Nuova York. La cosa, rispose secco Bernabei all’altro capo del filo, farebbe molto piacere ad Amintore Fanfani. Orlando non dette la notizia, qualche tempo dopo venne convocato a Roma dove si sentì offrire la carica di vicepresidente della Rai: ottimo stipendio e degna sepoltura. Naturalmente rifiutò e la cosa, per la verità, finì lì anche perché nel frattempo era scoppiata la celebre crisi dei missili a Cuba e dunque altro che summit, Kennedy e Krusciov si trovavano di colpo a un passo dallo spararsi addosso. L’episodio resta significativo. (…) È un fatto che per tutto il corso della sua lunga carriera fortunata, Orlando ha saputo conservare una doppia libertà, o forse bisognerebbe dire di un doppio agio: l’agio della sua insofferenza e l’agio di una preparazione culturale molto diversa e disordinata ma anche molto più vasta, di quella ordinaria di un normale cronista.

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