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  • martedì 11 marzo 2014

Le bombe di Madrid, dieci anni fa

L'11 marzo del 2004 dieci esplosioni uccisero 191 persone – a tre giorni dalle elezioni

Giovedì 11 marzo 2004, dieci anni fa, avvenne uno degli eventi più tragici della storia spagnola recente: intorno alle 7.30 del mattino, dieci esplosioni in quattro diversi punti della rete ferroviaria di Madrid provocarono la morte di 191 persone e il ferimento di altre 1858. Le responsabilità degli attacchi – abbreviati anche con l’espressione “11-M” – furono attribuite a un gruppo terroristico islamista, ma furono ampiamente discusse e contestate prima e dopo un altro evento che, tre giorni più tardi, risentì inevitabilmente dei fatti di Madrid: le elezioni legislative spagnole del 14 marzo 2004, vinte dal Partito Socialista Operaio Spagnolo guidato da José Luis Rodríguez Zapatero, che sconfisse il candidato del Partito Popolare (che era al governo da otto anni con José María Aznar).

Le esplosioni avvennero quasi simultaneamente, tra le 7.36 e le 7.40, a bordo di quattro treni che viaggiavano nella stessa direzione e sulla stessa linea ferroviaria, tra Alcalá de Henares e la stazione Atocha: tutto avvenne quindi in un orario e su una rete di intenso traffico, dovuto principalmente agli spostamenti dei pendolari. Le bombe furono realizzate inserendo cariche esplosive in tredici zaini lasciati all’interno dei vagoni dei treni: tre bombe esplosero nella stazione di Atocha, poi due nella stazione Pozo del Tío Raimundo, una nella stazione di Santa Eugenia e altre quattro su un treno in arrivo ad Atocha e che era nelle vicinanze di via Téllez, a poco meno di un chilometro dalla stazione.

I soccorsi e la polizia cominciarono ad arrivare intorno alle 8 e riferirono subito di molti morti e di un numero tale di feriti da rendere necessario allestire un ospedale da campo nel vicino centro sportivo municipale di Daoiz y Velarde. Alla fine, secondo le stime ufficiali, i morti furono 191 e i feriti 1858: il più grave attentato terroristico mai avvenuto in Spagna per numero di persone rimaste uccise o ferite.

Due bombe furono ritrovate inesplose in altri vagoni dei treni e furono fatte detonare dagli artificieri. Una terza bomba inesplosa fu ritrovata in serata nella stazione di Pozo del Tío Raimundo: l’analisi dell’esplosivo e del resto del contenuto dello zaino – tra cui un telefonino, utilizzato come detonatore – permise di rintracciare gli indizi che portarono alla formulazione delle prime ipotesi investigative e infine all’identificazione dei responsabili degli attentati.

Fin dalle prime ore dopo le esplosioni, la maggior parte delle ipotesi sui responsabili si concentrarono sostanzialmente intorno agli indipendentisti baschi dell’ETA e all’organizzazione terroristica al Qaida, già responsabile degli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti. A tre giorni dalle elezioni, le discussioni riguardo le responsabilità degli attentati furono al centro di una grossa polemica tra il Partito Popolare del presidente uscente Aznar e il Partito Socialista guidato da José Zapatero.

Sulle prime, prese corpo con una certa forza – anche sui media – l’ipotesi che si trattasse di un attacco dell’ETA. Se l’attacco fosse stato portato avanti dall’ETA, il Partito Popolare avrebbe potuto mettere in discussione la credibilità dei partiti di sinistra; se invece l’attacco fosse stato portato avanti da al Qaida, il governo avrebbe avuto qualche problema in più: la Spagna era in quel momento impegnata insieme agli Stati Uniti nella guerra in Iraq, e gli attacchi islamisti sarebbero stati visti dall’opinione pubblica come una ritorsione di al Qaida e, più in generale, come una sostanziale conseguenza della politica estera di Aznar.

Per tutti e tre i giorni successivi agli attentati, duramente condannati dalla comunità internazionale, in Spagna fu proclamato lutto nazionale: diversi cortei e manifestazioni pubbliche contro il terrorismo e contro la violenza – ma anche contro l’ETA – furono organizzati in diverse città del paese e raccolsero una larghissima partecipazione, e tutte le trasmissioni televisive mostrarono nell’angolo superiore destro dello schermo un segno di lutto. Il governo di Aznar insistette molto nel dare all’ETA la responsabilità degli attacchi, e lo stesso fecero – su indicazione del governo – le rappresentanze diplomatiche spagnole di vari paesi del mondo. Lo sforzo diplomatico intenso e immediato portò il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad approvare proprio l’11 marzo una risoluzione che condannava “nel modo più netto gli attacchi esplosivi perpetrati a Madrid dal gruppo terroristico ETA”.

Col passare delle ore, però, emersero indizi che contraddicevano la versione del governo e accreditavano invece l’ipotesi che i responsabili dell’attacco fossero stati fondamentalisti islamici. Invece che arretrare e mostrare dei dubbi, il governo rispose radicalizzando la sua posizione nei confronti dell’ETA.Tre giorni dopo gli attentati, Abu Dujan al-Afghani, un presunto portavoce di al Qaida, rivendicò in un video la responsabilità degli attacchi di Madrid.

José Luis Rodríguez Zapatero, esponente del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), vinse con il 43,3 per cento dei voti, mentre Mariano Rajoy – allora presidente e candidato del PP – si fermò al 38,3 per cento. Il risultato elettorale ribaltò quello che i sondaggi avevano previsto fino a pochi giorni prima del voto. Al di là delle posizioni specifiche riguardo le responsabilità degli attacchi, è oggi opinione piuttosto condivisa che le elezioni del 2004 siano state inevitabilmente condizionate dalle bombe di Madrid, e che il Partito Popolare di Aznar le abbia perse anche per la cattiva gestione della crisi nelle ore successive agli attentati.

Una commissione d’inchiesta istituita dal nuovo governo spagnolo condannò 21 persone al termine di un lungo processo finito a ottobre del 2007, e stabilì che gli attentati furono opera di un gruppo di estremisti di ispirazione jihadista non direttamente collegati ad al Qaida.

Oggi alla Cattedrale Almudena di Madrid oltre mille persone hanno partecipato a una messa in ricordo delle vittime degli attentati. Tra loro c’erano anche il Re e la Regina di Spagna, oltre che il primo ministro Mariano Rajoy e altri membri del governo. Erano invece assenti José María Aznar e José Luis Rodríguez Zapatero, che non è stato invitato alle celebrazioni. Per la scelta di commemorare le vittime con una cerimonia religiosa, piuttosto che laica, Rajoy ha ricevuto alcune critiche. Pilar Manjón, madre di una delle persone uccise e presidente di un gruppo di parenti delle vittime, ha spiegato che tanti dei morti non erano religiosi, ma che per evitare controversie in un giorno così delicato avrebbe partecipato comunque alla cerimonia. Durante un’altra cerimonia, tenutasi sempre a Madrid nel parco del Retiro, 191 palloncini bianchi sono stati liberati in cielo in ricordo delle 191 vittime degli attentati e mazzi di fiori bianchi sono stati lasciati tra gli alberi del parco. Davanti alla stazione di Atocha, dove tutti i treni colpiti dalle bombe erano diretti, sono state accese molte candele ed è stato lasciato solo un messaggio: “Sarete sempre nella nostra memoria, non vi dimenticheremo mai”.