La matrigna “eccezionale” di Martin Amis

Lo scrittore inglese ha raccontato come la donna che ruppe il matrimonio tra i suoi genitori, scrittrice anche lei, cambiò in meglio la sua vita

Sabato 11 gennaio Repubblica ha pubblicato (con la traduzione di Anna Bissanti) un articolo che lo scrittore Martin Amis ha scritto lo scorso 4 gennaio sul Mail on Sunday, per raccontare e rendere omaggio alla sua “malvagia” ed eccezionale matrigna, la scrittrice Elizabeth Jane Howard, morta lo scorso 2 gennaio a 90 anni. Elizabeth Jane Howard (nota soprattutto per la serie di libri The Cazalet Chronicles) sposò il padre di Martin Amis, Kingsley Amis – scrittore, poeta e critico letterario – e i due vissero insieme per 18 anni. Nonostante la loro relazione avesse provocato la rottura del precedente matrimonio di suo padre, Martin Amis racconta come quella di Elizabeth Jane Howard fu una forza positiva nella sua vita, avendo contribuito a coltivare la sua passione per la letteratura e avendolo aiutato a trasformarsi “da semianalfabeta e perditempo a studente dell’Università di Oxford”.

«Sai che tuo padre ha un’amante a Londra?!» disse Eva Garcia, con il suo pesante accento del Galles e la sua altrettanto pesante schadenfreude, sempre del Galles (quel sottile piacere che si prova a riferire le brutte notizie). Eva era stata la nostra bambinaia-governante tutto il tempo che la famiglia aveva trascorso a Swansea ed era stata chiamata a Cambridge per contribuire ad alleviare una crisi domestica poco chiara. Mio padre Kingsley era altrove, e nessuno mi aveva detto perché. Avevo 13 anni. Trovai del tutto impenetrabili le parole di Eva e le cancellai dalla mia mente. Una settimana dopo, quando mia madre Hillary mi accompagnò a scuola, mi disse che lei e mio padre stavano per sperimentare una «separazione di prova». Tutto ciò che ricordo di aver provato in quel momento fu stordimento. Allora, naturalmente, non sapevo che le separazioni di prova quasi sempre vanno a buon fine. Quando iniziarono le vacanze estive, Hillary portò i suoi tre figli (Philip, Martin, Sally, di quindici, quattordici e dieci anni) a Soller, Maiorca, a tempo indefinito.

Mio fratello e io fummo iscritti all’International School di Palma, Sally frequentò le scuole spagnole locali. A novembre avevamo a tal punto nostalgia di nostro padre che tutte le mattine per circa un’ora aspettavamo che il postino si fermasse da noi con il suo motorino. E ogni tanto ci consegnava una lettera, breve e in genere priva di informazioni. Quando arrivarono le vacanze di metà anno, Hillary mise Philip e me su un aereo per Heathrow. Tutto quello che avevamo era l’indirizzo dell’appartamento “da scapolo” di Kingsley a Knightbridge.

Il volo fece ritardo ed era mezzanotte passata quando suonammo il campanello di Basil Mansions. Mio padre, col pigiama indosso, aprì la porta e fece un balzo all’indietro per lo sconcerto (il telegramma di Hilly non era arrivato). Le sue prime parole furono: «Non sono solo, lo sapete». Noi facemmo spallucce, indifferenti, ma in realtà eravamo tanto sconcertati quanto lui. In silenzio ci dirigemmo tutti e tre in cucina. E poi apparve Jane. Un giovane di oggi avrebbe pensato semplicemente «Wow!». Ma era il 1963 e pensai a lei più in termini di CASPITA, CHE DEA. Alta, tranquilla, di struttura sottile e con il portamento regale dell’indossatrice di moda che era stata in passato, in una vestaglia bianca immacolata e con quasi un metro di voluminosi capelli biondi che le arrivavano alla vita, Jane si presentò da sola, e ci preparò uova e bacon.

(Continua a leggere sulla rassegna stampa di Zero Violenza Donne)

Foto: Kingsley Amis con la scrittrice Elizabeth Jane Howard nel 1968 (Harry Benson/Express/Getty Images)

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