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  • mercoledì 20 Novembre 2013

Come comincia “Il commesso”

Le prime pagine del famoso romanzo di Bernard Malamud, un classico della letteratura americana del Novecento, appena ripubblicato da minimum fax

Minimum Fax ha ripubblicato da poco il romanzo di Bernard Malamud Il commesso, tradotto in italiano da Giancarlo Buzzi. Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1957 e considerato uno dei classici della letteratura americana del Novecento, il libro racconta la storia di un commerciante ebreo a Brooklyn, Morris Bober, che deve affrontare la crisi del suo piccolo negozio di generi alimentari, e del suo incontro con un giovane di origini italiane che comincia a aiutarlo come commesso nel negozio.

***

Erano i primi di novembre e all’alba l’oscurità della notte durava ancora nella via, ma il vento, con meraviglia del negoziante, imperversava già. Gli sbatté con violenza il grembiule in faccia mentre si chinava a raccogliere le due cassette di latte dal bordo del marciapiede. Ansimando, Morris Bober trascinò fino alla porta i pesanti recipienti. Nel vano, un voluminoso sacco marrone pieno di panini di pasta dura e la testa grigia, il volto stizzoso della Poilisheh che se ne stava rannicchiata là ad aspettare di farsene dare uno.
«Come mai così in ritardo?»
«Sono le sei e dieci», disse il negoziante.
«Fa freddo», si lamentò lei.

Lui girò la chiave nella toppa e la fece entrare. Di solito riponeva le bottiglie del latte e accendeva i caloriferi a gas, ma la polacca era impaziente. Morris vuotò il sacco di panini in una cesta metallica sul banco, gliene scelse uno senza semi, lo tagliò a metà e lo avvolse in un foglio di carta bianca. La donna infilò il pane nella sporta di corda lasciando tre centesimi sul banco. Morris incassò la vendita nel vecchio e rumoroso registratore di cassa, ripiegò con cura e ripose il sacco del pane, finì di portare dentro il latte e sistemò le bottiglie nel frigorifero, in basso. Accese il calorifero a gas in negozio e andò nel retrobottega ad accendere l’altro.
Fece bollire il caffè in un bricco di porcellana annerita e lo sorseggiò masticando un panino senza nemmeno sentirne il sapore. Finì di far pulizia e si mise ad aspettare: aspettava Nick Fuso, l’inquilino del piano di sopra, un giovane meccanico che lavorava in un garage del quartiere. Nick veniva ogni mattina verso le sette a prendere venti centesimi di prosciutto e una pagnotta.
Invece si aprì la porta del negozio ed entrò, col viso arrossato e gli occhi allarmati, una ragazzetta di dieci anni. Morris non le diede, in cuor suo, il benvenuto.
«Dice mia madre», fece in fretta, «se può darle a credito fino a domani mezzo chilo di burro, una pagnotta di segale e una bottiglietta di aceto di sidro».
Lui la conosceva, la madre. «Non faccio più credito».
La bambina scoppiò in lacrime.

Morris le diede un etto di burro, il pane e l’aceto. Sul vecchio banco consunto, vicino al registratore di cassa, trovò un angolo con qualche scritta a matita e sotto la voce «ubriacona» aggiunse una cifra. Il totale ammontava ora a due dollari e tre. Non sperava più di riaverli, ma Ida lo avrebbe rimproverato se si fosse accorta di un’aggiunta, così ridusse il totale a un dollaro e sessantuno. La sua pace – la poca pace di cui disponeva – valeva bene quarantadue centesimi.
Si mise a sedere su una seggiola accanto al tavolo rotondo di legno del retrobottega, e scorse attentamente, con le sopracciglia inarcate, il giornale ebraico del giorno precedente che aveva già letto dalla prima all’ultima riga. Di tanto in tanto lasciava vagare lo sguardo attraverso il riquadro aperto nel muro a mo’ di vetrina, per vedere se per caso qualcuno era entrato in bottega. Qualche volta, alzando lo sguardo dal giornale, restava sorpreso dalla presenza silenziosa di un cliente davanti al banco.
Ora il negozio somigliava a una lunga galleria buia.
Il negoziante sospirò e attese. Non era bravo ad attendere, si disse. In tempi duri, era dura anche far passare il tempo. Mentre lui stava lì ad aspettare, le ore morivano e gli marcivano sotto il naso.
Entrò un operaio a comprare una scatola di sardine norvegesi da quindici centesimi, marca King Oscar.

Morris si rimise ad aspettare. In ventun anni il negozio era cambiato poco. Due volte lo aveva ridipinto da cima a fondo, una volta aveva aggiunto una nuova scaffalatura. Un falegname aveva trasformato in un’unica ampia vetrina l’antiquata doppia finestra che dava sulla strada. Dieci anni prima l’insegna appesa fuori era caduta, ma Morris non l’aveva mai sostituita. Una volta che gli affari erano andati bene per un po’, aveva fatto installare al posto della ghiacciaia di legno una vetrina bianca refrigerata. Stava nella parte anteriore del negozio, allineata al banco di vendita, e lui vi si appoggiava spesso quando guardava fuori. Per il resto, era rimasto tutto uguale. Anni addietro aveva cominciato come negozio di gastronomia; ora, benché vendesse ancora un po’ di salumi, s’era ridotto a una botteguccia di alimentari.

Passò una mezz’ora. Non essendosi fatto vivo Nick Fuso, Morris si alzò e andò ad appostarsi alla vetrina, dietro il cartellone pubblicitario sistemato da quelli della birra nello spazio altrimenti spoglio. Poco dopo il portone si aprì e ne uscì Nick con indosso un pesante maglione verde lavorato a mano. Girò l’angolo e fu presto di ritorno con la sporta della spesa ricolma. Morris ora non si nascondeva più, lì dietro alla vetrina. Nick vide con che faccia lo guardava, ma distolse subito lo sguardo. Si precipitò in casa cercando di dare a vedere che era il vento che lo faceva andar di fretta. La porta gli sbatté alle spalle, una porta rumorosa.

Il negoziante guardò in strada. Desiderò per un attimo di poter essere di nuovo fuori all’aperto, come quando era ragazzo, che non stava mai in casa, ma il rumore minaccioso del vento lo spaventò. Pensò di nuovo di vendere il negozio, ma chi lo avrebbe comprato? Ida ci sperava ancora. Ogni giorno ci sperava. Quel pensiero gli strappò un sorriso amaro, anche se non aveva voglia di sorridere. Era un’idea assurda e cercò di scacciarsela dalla mente. Eppure c’erano dei momenti in cui si ritirava nel retrobottega, si versava un goccio di caffè e indugiava piacevolmente sull’idea di vendere. Ma se anche per miracolo ci fosse riuscito, dove sarebbe andato, dove? Per un attimo si sentì a disagio immaginandosi senza tetto. Si vide in balia delle intemperie, fradicio di pioggia, col capo coperto di neve gelata. No, era un secolo che non passava un’intera giornata all’aperto. Da ragazzo, sempre a correre per le strade del villaggio, fangose e piene di solchi, o nei campi, oppure a bagnarsi nel fiume con gli altri ragazzi; ma da adulto, in America, raramente aveva visto il cielo. Nei primi tempi sì, quando conduceva il carretto col cavallo, ma era finito tutto col suo primo negozio. In un negozio uno è sepolto.

(c) Bernard Malamud, 1957, 1985 – (c) minimum fax – Tutti i diritti riservati.