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  • mercoledì 13 novembre 2013

Come gioca la Roma

Quattro ragioni per cui una squadra di calcio in grande crisi è diventata la prima in classifica

Daniele Manusia, sulla rivista online Ultimo Uomo, racconta la «nuova normalità» tattica introdotta alla Roma dal nuovo allenatore francese Rudi Garcia: le ragioni per le quali è prima in classifica, ha vinto le prime 10 partite del campionato – nessuno in Serie A ci era mai riuscito – e ha subito solo 3 gol in 12 partite. La Roma veniva da due stagioni a dir poco deludenti.

I romani sono megalomani e a inizio stagione guardando il calendario io penso sempre che le prime dieci/quindici partite si possano vincere tutte, solo che poi non succede. Quest’anno però mi sono ritrovato a guardare il calendario a fine ottobre – FINE OTTOBRE – e pensare che magari potevamo arrivare a punteggio pieno addirittura fino allo scontro diretto con la Juventus, fino al 6 gennaio 2014. O, perché no, vincerle tutte. In fondo sono solo 38 partite. Non subire più gol, ribaltare il luogo comune del tifoso romanista: da mai ’na gioia a mai ’na sofferenza. La Roma nella storia del calcio come la squadra migliore di sempre, Rudi Garcia che risolve la crisi economica, Biabiany Pallone d’oro in virtù di quell’unico gol segnato a De Sanctis. Sapevo che era irrazionale ma non potevo farci niente.

D’altra parte era irrazionale anche il record del 100% e tutte quelle reti inviolate. Non c’era una spiegazione logica per la perfezione delle prime dieci giornate e al tempo stesso non era successo niente di miracoloso o di magico, era un’anomalia sotto tutti i punti di vista ma io non vedevo niente di anomalo. Sembrava che non subire (quasi) mai gol fosse normale, e questa era la cosa più irrazionale di tutte. Una forma di sicurezza così assurda è il contrario della tranquillità e alla fine si era creato un clima di tensione tale, ogni volta che una squadra avversaria superava la metà campo, che ho vissuto come una piccola liberazione, anche se dolorosa, il gol di Cerci. Anche la partita col Sassuolo sembrava proprio quel tipo di partite che la Roma è abituata a pareggiare (o perdere) all’ultimo minuto, per cui ben venga il pareggio di Berardi. Parafrasando Rudi Garcia dopo la vittoria nel derby: la Roma è tornata al suo posto, che non è esattamente il centro del villaggio, almeno non ancora. Al tempo stesso non c’è stato tolto nessun punto retroattivamente, la Roma è sempre prima in classifica, non ha mai perso, ha subito tre gol in dodici partite e fa parte meritatamente del quartetto/quintetto di testa (avendo oltretutto già battuto due delle altre pretendenti al titolo).

Quello che voglio fare adesso è spiegare attraverso quattro ruoli chiave la nuova normalità portata da Rudi (sono cresciuto con il mito di un altro Rudi, Völler, per cui mi sembra naturale chiamarlo per nome).
Non parlerò di quanto sia difficile farsi rispettare ed essere carismatici in questa città di megalomani senza fare i megalomani, ci sono però due video di luglio (Rudi era appena arrivato e i tifosi erano in piena contestazione) che rendono l’idea del suo impatto umano sulla città e della sua capacità di non farsi influenzare dal contesto pensando solo al proprio lavoro. Nel primo Rudi discute con i tifosi in un italiano stentato ma comprensibile. Tifoso: «Noi amiamo la Roma». Rudi: «Allora supportalo il giocatore». Tifoso: «Noi tifiamo. No i giocatori. La maglia». Rudi: «Necessitiamo che i tifosi sia con noi». Nel secondo si vede Rudi portare via Totti dalla zona autografi senza troppe scene, Totti ride ma Rudi lo strappa al caldo abbraccio dei tifosi.

(Continua a leggere sul sito dell’Ultimo Uomo)

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