• Cultura
  • martedì 12 novembre 2013

L’uomo che scrive i quiz

David Levinson Wilk è stato per nove anni autore di «Chi vuol esser milionario?» e ha raccontato un po' di trucchi e consigli sul New York Times

David Levinson Wilk per nove anni ha lavorato come autore televisivo dell’edizione statunitense del quiz televisivo “Chi vuol essere milionario?” e in un articolo sul New York Times ha raccontato aneddoti e curiosità sul suo lavoro, spiegando anche qualche trucco.

Levinson Wilk racconta che una delle cose più difficile è comprensibilmente reperire sempre materiale nuovo per le domande.

«Ogni persona ha un piccolo set di fatti strani in un cassetto della propria mente, da tirare fuori con la domanda retorica “Ehi, lo sapevi che…”. Se il tuo lavoro è adattare questi fatti in un linguaggio televisivo comprensibile, le cose nel cassetto finisco in circa due settimane. Poi vai a sbattere contro un muro»

Levinson Wilk elenca quindi tre delle cose necessarie per essere un buon autore di quiz televisivi.

1) Autorialità
Cioè riuscire a creare delle domande che nessuno abbia mai chiesto. Moltissimi giochi di parole e domande sono state già utilizzati, scrive Levinson Wilk, dunque bisogna cercare di usare grande creatività. Levinson Wilk ricostruisce per esempio la creazione di una domanda che contiene un originale gioco di parole. La sequenza di vocali E-I-E-I-O, per esempio, in inglese richiama la cantilena “Nella vecchia fattoria” (facendo lo spelling della sequenza, infatti, si legge una cosa come i-ai-i-ai-o: con la provincia inglese, E-I-E-I-O) è contenuta in parole o concetti molto particolari e che si prestano a definizioni da cruciverba, come il nome della cantante Celine Dion. E quindi una domanda originale avrebbe potuto essere: «Se cantasse il ritornello di “Nella vecchia fattoria”, di quale popstar farebbe lo spelling delle vocali presenti nel suo nome?»

2) Utilizzo dei motori di ricerca
Cioè cercare gente che abbia già svolto un lavoro autoriale altrimenti molto faticoso. Tipo Google. Un grande aiuto, in questo caso, è dato dalla funzione autocomplete del motore di ricerca: i suggerimento proposti quando iniziamo a cercare qualcosa. Le formule “l’unica città che” oppure “il secondo classificato in”, per esempio, sono utili per cercare stimoli e risposte alle quali costruire attorno una domanda. In questo modo, e «senza fare telefonate alla Casa Bianca o consultare elaborati tabulati», scrivendo su Google “the only state George W. Bush” (l’unico stato in cui George W. Bush…”) si scopre per esempio che nel corso della sua presidenza Bush ha visitato almeno una volta tutti gli stati tranne il Vermont.

Qualche idea, per esempio.

3) Diversità
Alla lunga le domande sui personaggi famosi stancano, secondo Levinson Wilk: e quindi è consigliabile variare, anche solo sullo stesso tema. «Ho scritto domande riguardo i più famosi africani, asiatici e nativi americani. Ma ho scritto anche riguardo persone sconosciute o semi sconosciute. Una delle mie domande preferite riguardava il capo della tribù Lakota, il cui nome era “Tocca il cielo”. La risposta a questa domanda era “alto”».

Levinson Wilk dice che negli anni il suo lavoro lo ha coinvolto al punto che tutt’ora, ogni volta che in un articolo di giornale si imbatte in una frase che comprende la parola “solo”, gli si accende una lampadina.

«Mi è successo l’altro giorno quando ho letto di come nel 1999 un solo parlamentare statunitense votò contro l’attribuzione di un importante onorificenza a Rosa Parks. La risposta? Ron Paul. Se “solo” l’avessi scoperto prima, ci avrei scritto una domanda per il programma»

foto: una puntata dell’edizione americana di “Chi vuol essere milionario?” (Getty Images)

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