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Esquire compie 80 anni

La storia e le copertine più belle del magazine maschile per eccellenza (c'entra anche Mad Men)

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

Nel mese di ottobre del 1933, ottant’anni fa, uscì negli Stati Uniti il primo numero della rivista Esquire: allora era un quadrimestrale, ma divenne un mensile già dal secondo numero, nel gennaio 1934. La rivista aveva come motto «The magazine for men» e voleva essere il punto di riferimento degli uomini americani dell’epoca per la moda, il gusto e quel che valeva la pena sapere. Ci riuscì per molti anni, e tra alti e bassi Esquire è rimasta una delle riviste americane più famose ed eleganti in circolazione, con edizioni internazionali in molti paesi del mondo.

Il nome Esquire si deve a una lettera ricevuta da Arnold Gingrich, co-fondatore e primo direttore della rivista. Nella lettera l’intestazione era accompagnata dall’abbreviazione “Esq.”: esquire è una vecchia e cerimoniosa formula di rispetto inglese. Dal secondo numero venne inventata una sorta di mascotte per il giornale (qualcosa di simile a Eustace Tilley del New Yorker): si chiamava Esky e impersonava il lettore ideale, vestito alla moda, amante dello sport e delle donne. Da subito Esquire fu anche molto attento agli scrittori emergenti dell’epoca e pubblicò racconti di Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, William Faulkner e successivamente Tom Wolfe, Alberto Moravia e Truman Capote.

Negli anni Quaranta conobbe un momento di grande diffusione, anche grazie alle “Petty Girls” e alle “Varga Girls”, pin up disegnate rispettivamente dall’americano Geroge Petty e dal peruviano Alberto Vargas: divennero parte della cultura popolare dell’epoca, venivano spesso incollate sui musi degli aerei da guerra e conservate dai soldati della Seconda guerra mondiale.

Col tempo Esquire perse la sua connotazione strettamente maschile e piuttosto ammiccante, e si fece conoscere per gli articoli controversi, le lunghe storie di copertina, l’umorismo e le recensioni culturali. Il periodo di maggior successo arrivò negli anni Sessanta e Settanta: l’allora direttore Harold Hayes rese Esquire uno dei punti di riferimento del “New Journalism”, una corrente che trasformò il modo di fare giornalismo dell’epoca: gli articoli erano scritti in modo più letterario e puntavano a coinvolgere il lettore e dargli l’impressione di osservare in prima persona quello che veniva raccontato. Hayes pubblicò articoli di Tom Wolfe, considerato l’inventore del nuovo genere, e di altri autori importanti come Norman Mailer e Gay Talese. Sotto la sua direzione Esquire si schierò contro la guerra in Vietnam e nel 1969 pubblicò An American Atrocity di Normand Poirier, uno dei primi reportage sui crimini commessi dai soldati americani contro i civili.

In quegli anni il prestigio di Esquire fu consolidato dalle belle e spesso controverse copertine di George Lois, che ne fu l’art director dal 1962 al 1972; ne disegnò in tutto 92, passando da Mohammed Ali con il corpo trafitto di frecce come un San Sebastiano a Andy Warhol che precipita in un barattolo di zuppa Campbell. Lois è considerato uno dei più geniali creativi e pubblicitari del Novecento e per alcuni ha ispirato la figura di Don Draper della serie tv Mad Men (che Lois ha però criticato, perché descrive come cupo e cinico un periodo invece gioioso e appassionante).

Dal 1997 – dopo una crescente crisi di identità e di business – la rivista è diretta da David Granger, e negli ultimi due decenni è andata assomigliando di più alla dilagata formula dei “lads magazine”, come li chiamano gli inglesi: mensili maschili in cui prevalgono contenuti erotici e infantilizzanti, piuttosto che giornalismo di qualità. In questi anni ha ottenuto successi e rallentamenti: soltanto nel 2004 ha vinto quattro National Magazine Awards – che negli Stati Uniti sono i premi più importanti del settore – più di ogni rivista finora. Nel 2009 ne ha vinti altri tre. Intanto però la crisi dei magazine ha rallentato le vendite. Per festeggiare gli ottant’anni di Esquire, il sito ha realizzato una sezione apposita in cui segnala, tra le altre cose, i migliori articoli pubblicati. Tutte le copertine della rivista invece si possono sfogliare qui.