I guai di Ryanair

La compagnia aerea low cost si aspetta profitti inferiori al previsto: dal prossimo inverno ridurrà la frequenza dei voli e, in alcuni paesi, il prezzo dei biglietti

La compagnia aerea low cost Ryanair, con sede a Dublino, ha annunciato ieri, mercoledì 4 settembre, che i suoi profitti per l’anno fiscale che terminerà il 31 marzo 2014 potrebbero essere inferiori alle previsioni e che a partire dal prossimo inverno ridurrà la frequenza dei suoi voli e, in alcuni paesi, il prezzo dei biglietti.

Durante una conferenza stampa, l’amministratore delegato della compagnia, Michael O’Leary, ha spiegato che il gruppo faticherà a raggiungere il suo obiettivo e che l’utile netto annuale sarà vicino, o inferiore, al livello più basso dei ricavi inizialmente previsti tra i 570 e i 600 milioni di euro. Le vendite dei biglietti durante l’estate sono state sotto le aspettative così come le prenotazioni per i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre. La Borsa di Dublino ha reagito negativamente e il titolo della Ryanair è arrivato a perdere quasi il 15 per cento: si tratta del calo più pesante dal 2009.

Michael O’Leary ha detto che Ryanair risponderà «aggressivamente» alla situazione, abbassando il prezzo dei biglietti nel Regno Unito e in Irlanda e – per risparmiare sui costi – lasciando a terra tra i 70 e gli 80 aerei (su 300). E questo porterà a una riduzione del numero dei posti a disposizione in particolare sui voli nel Regno Unito, in Irlanda, nell’Europa del nord, in Spagna e nell’Europa centrale. Inoltre si prevede che il traffico annuale dei passeggeri cali a 81 milioni, 500 mila in meno di quanto inizialmente stimato.

È dal 2004 che Ryanair non mette in dubbio i propri risultati con un profit warning, cioè con un annuncio dei risultati inferiori alle attese. O’Leary ha spiegato che le ragioni principali sono la recessione, la recente debolezza dell’euro nei confronti della sterlina (circa un quarto del fatturato di Ryanair è infatti nella valuta del Regno Unito), gli alti prezzi dei carburanti e la concorrenza di Easyjet, suo principale competitore, e delle tariffe scontate promosse sia da Lufthansa, compagnia tedesca, che da Air France, compagnia francese. Un analista del settore, Stephen Furlong, ha spiegato però che «è ancora troppo presto» per dire se le difficoltà riguardano solo Ryanair o l’intero mercato dei voli low-cost: «non sarebbe ragionevole supporre che anche gli altri non avranno risultati simili».

Ryanair ha però rispetto ai suoi principali concorrenti in Europa costi di gestione più bassi e dovrebbe dunque assorbire meglio l’aumento dei costi, in particolare quelli del carburante. In media, il costo di proprietà e manutenzione degli aerei per passeggero di Ryanair è pari a 6 euro, inferiore rispetto agli 8 euro di Easyjet. La società usufruirebbe inoltre di una serie di condizioni di vantaggio, sulla cui legittimità sono stati sollevati dubbi, per gestire le proprie attività. Per questo è stata spesso accusata dai concorrenti e in alcuni casi dalle istituzioni: i 650 dipendenti della società in Italia, ad esempio, hanno rapporti di lavoro regolati da un contratto di diritto irlandese e il meccanismo porta a evasioni contributive che sono state stimate in 12 milioni di euro.

Foto: l’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary
durante una conferenza stampa, 29 agosto 2013 (Bertil Enevag Ericson/AFP/Getty Images)

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