Come hanno scoperto il giallo di J.K. Rowling

Con un tweet di cui è stato rivelato l'autore, e un programma informatico di analisi del testo

Il 14 luglio 2013 il Sunday Times – edizione domenicale del quotidiano britannico – ha pubblicato la notizia che la scrittrice britannica Joanne Rowling (meglio conosciuta come J.K Rowling) – autrice dei sette libri della saga di Harry Potter che hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo – ha scritto un romanzo giallo con lo pseudonimo di Robert Galbraith. Il libro era stato pubblicato il 30 aprile scorso, con il titolo The Cuckoo’s Calling, e racconta la storia di un veterano di guerra diventato investigatore privato e coinvolto in un misterioso caso di suicidio. Dopo aver ricevuto un suggerimento iniziale sulla reale identità dell’autore, il Times ha trovato altre prove grazie a un procedimento usato da tempo nel campo degli studi letterari e linguistici: l’analisi dei testi tramite programmi informatici, una disciplina nota come linguistica computazionale.

Il Sunday Times aveva ricevuto un messaggio sul proprio account Twitter da parte di un utente che successivamente ha cancellato il profilo. Nel messaggio si sosteneva che a scrivere il romanzo non fosse stato uno scrittore al debutto ma J.K. Rowling. Prima di contattare Little Brown, la casa editrice che ha pubblicato il romanzo, il direttore del Sunday Times Richard Brooks, ha chiesto a un professore di informatica della Duquesne University di Pittsburgh di analizzare il testo di The Cuckoo’s Calling con quelli di altri romanzi, tra cui The Casual Vacancy – il primo romanzo di J.K. Rowling per lettori adulti – sperando che l’uso di programmi informatici potesse trovare somiglianze nella tecnica di scrittura.

Il professor Patrick Juola ha utilizzato il Java Graphical Authorship Attribution Program (JGAAP), un programma che analizza l’uso delle parole in testi diversi ed è in grado di riconoscere caratteristiche ricorrenti, in modo da dire con un discreto grado di certezza se sono stati scritti dalla stessa persona. Il programma è scaricabile gratuitamente online ed è stato utilizzato in passato anche nei tribunali, per ricostruire l’origine dubbia di alcuni documenti. Non si tratta di una novità tecnologica: fin da quando esistono i computer, questi sono stati usati per analizzare i testi, ad esempio contando le occorrenze delle diverse parole o cercando di riconoscere schemi nella disposizione sintattica.

Nel caso del programma usato da Juola, il sistema filtra e non considera le parole rare, lunghe, composte, i nomi dei personaggi o le parole specifiche di una determinata trama. Ordina invece, per numero di utilizzo, le preposizioni e le parole molto corte, come “di”, “ma”, “dei”: «L’utilizzo di questo tipo di parole» ha detto Juola a TIME «è peculiare per ogni scrittore, ed è difficile modificarne deliberatamente l’utilizzo perché sono abitudini inconsce». Si considerano inoltre la distribuzione della punteggiatura, l’uso di coordinate e subordinate. Tutto deriva dal fatto – ha spiegato Juola – che gli autori non riescono a mascherare o cambiare l’uso delle parole brevi, degli articoli e delle preposizioni. Naturalmente, ha sottolineato il professore, bisogna considerare un certo margine di errore e le conclusioni che è possibile raggiungere con il programma non sono certezze assolute.

Il professor Juola ha comparato così The Cuckoo’s Calling con l’ultimo romanzo scritto da J.K. Rowling, The Casual Vacancy, e con altri tre libri di giallisti britannici contemporanei: The St. Zita Society di Ruth Rendell, The Private Patient di Phyllis Dorothy James e The Wire in the Blood di Val McDermid: tutti romanzi che nelle recensioni venivano paragonati a quello di debutto di Robert Galbraith, per stile e tecnica di scrittura.

Tra questi, il romanzo di J.K. Rowling è stato quello che più di tutti presentava degli aspetti linguistici in comune con The Cuckoo’s Calling. Dopo l’analisi fatta dal professor Juola, il Sunday Times è riuscito a scoprire che l’agente e l’editore di Robert Galbraith e di J.K. Rowling erano le stesse persone. A questo punto, il direttore del giornale ha chiamato la casa editrice, spiegando tutti gli elementi che aveva a supporto della tesi iniziale: una volta confermata questa ipotesi è stata pubblicata la notizia.

Giovedì 18 luglio uno studio legale di Londra che era stato coinvolto nel contratto per il libro ha annunciato – chiedendo scusa a Rowling – di avere scoperto che a rivelare l’identità dell’autore a un amico era stata la moglie di un avvocato dello studio, e l’amico aveva mandato il tweet al Sunday Times.

Foto: DON EMMERT/AFP/Getty Images

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