Tutto sull’IMU

A che punto è la legge sulla sospensione dell'acconto per la prima casa, chi ha dovuto pagarla comunque, quanti soldi ci sono in ballo e cosa succederà

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli

Il 18 giugno 2013 la Camera ha approvato la legge che dispone la sospensione del pagamento dell’acconto della rata dell’IMU sulla prima casa. Ci sono stati 447 voti favorevoli, 21 astenuti e zero contrari al disegno di legge di conversione del decreto che era stato presentato dal Consiglio dei ministri il 17 maggio scorso, e che disponeva la sospensione del pagamento dell’Imposta Municipale Unica sulla prima casa, sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli, pagamento previsto entro il 17 giugno. Ora la legge dovrà essere votata dal Senato.

A chi è stata sospesa l’IMU e a chi no
Grazie al decreto non hanno pagato l’acconto del 50 per cento dell’imposta i proprietari di case classificate come “immobile principale”, che rientravano nelle classificazioni A/2 (abitazioni di tipo civile), A/3 (abitazioni di tipo economico), A/4 (abitazioni di tipo popolare), A/5 (abitazioni di tipo ultrapopolare), A/6 (abitazioni di tipo rurale). Hanno dovuto invece pagare l’acconto i proprietari di seconde case, di immobili in affitto o locazione, in comodato d’uso e i proprietari di uffici, negozi, capannoni. L’obbligo di pagamento ha riguardato anche alcune tipologie di immobili pur classificati come abitazione principale: le case di lusso, le ville, i castelli, i palazzi storici (A/1, A/8, A/9).

L’IMU non sospesa
Per gli acconti la cui scadenza è stata mantenuta: se il Comune dove si trova l’immobile ha pubblicato (sul proprio sito e su quello del ministero dell’Economia) le aliquote per il 2013 entro il 16 maggio 2013, l’acconto doveva essere calcolato in base a queste, altrimenti le aliquote da usare per il calcolo sono quelle stabilite nel 2012. L’aliquota media per la seconda casa, l’anno scorso, era dell’8,73 per mille. La legge prevede per la prima casa un’aliquota di base del 4 per mille, che i comuni potevano decidere di aumentare o diminuire del 2 per mille, mentre per tutti gli altri tipi di immobili l’aliquota base è stata del 7,6 per mille, che i comuni potevano aumentare o diminuire del 3 per mille. Il gettito dell’imposta andrà interamente al Comune, con l’unica eccezione dei fabbricati produttivi: in questo caso, allo Stato andrà il 50 per cento dell’imposta, calcolata con l’aliquota dello 0,76 per cento, e al Comune andrà metà di tale aliquotà più l’eventuale maggiorazione, fino a un livello massimo dell’1,06 per cento..

Come pagare l’acconto
Il pagamento delle rate IMU viene fatto, come è stato l’anno scorso, con il modello bancario F24 alla sezione Imu: e a seconda delle categorie catastali degli immobili, bisogna inserire il codice corrispondente. Il pagamento può essere fatto anche con il bollettino postale, in cui però non devono essere indicati i codici, ma solo il numero di conto corrente unico per tutti i comuni: su ogni bollettino va indicato il codice catastale del Comune in cui si trova l’immobile, quindi se si hanno due immobili in due città diverse, per ognuno va usato il bollettino del Comune corrispondente. Il numero e la classe catastale di ogni immobile si trovano sull’atto di proprietà della casa o nella visura catastale.

L’incasso previsto
Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, il pagamento dell’acconto dell’IMU produrrà un ricavo complessivo, per i comuni e per lo Stato, di 9,7 miliardi di euro. Di questi, 4,9 miliardi di euro si riferiscono all’applicazione dell’imposta sulle seconde o terze case (13.785.000 immobili). Altri 4,7 miliardi provengono dal pagamento dell’acconto sugli immobili ad uso produttivo (per esempio negozi, laboratori, capannoni, alberghi): si tratta di circa 4.225.000 immobili, mentre 66 milioni di euro (0,7% del totale) riguardano le case di pregio o di lusso, in tutto 73.680 immobili.

Cosa succede a chi non ha pagato l’acconto
La scadenza per il pagamento dell’acconto era il 17 giugno scorso: i contribuenti che non hanno rispettato la scadenza possono utilizzare il ravvedimento operoso, cioè un istituto giuridico con il quale regolare il pagamento in ritardo. Per ogni giorno di ritardo, a partire dal 17 giugno, è previsto il pagamento di un interesse di mora dello 0,2 per cento. Se il pagamento viene fatto dopo 15 giorni, la sanzione sarà del 3 per cento, a cui si devono aggiungere gli interessi del 2,5 per cento. Dopo un mese, ma entro un anno dalla scadenza, la sanzione sarà del 3,75 per cento, con interessi al 2,5 per cento. Anche chi paga in ritardo deve utilizzare il modello F24, segnando la casella “Ravv” (ravvedimento operoso).

La questione delle case inagibili
Durante l’approvazione alla Camera del 18 giugno sono stati votati alcuni emendamenti, riguardo alla possibile esenzione dell’IMU sulle case dichiarate inagibili. Il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia avevano proposto di cambiare la legge approvata dal governo Monti che stabilisce l’obbligo per i governi di decidere di volta in volta, tramite provvedimenti d’urgenza, la sospensione dell’IMU in caso di disastri naturali. La maggioranza – composta da PD, PdL, Scelta Civica – ha bocciato l’emendamento e dunque rimane valido quanto stabilito dalla legge: gli edifici dichiarati inagibili o inabitabili usufruiscono di una riduzione del 50 per cento.

La copertura economica della sospensione dell’IMU
La decisione di sospendere il pagamento della rata dell’IMU di giugno non significa che quest’anno non si pagherà l’IMU sulla prima casa, né che si pagherà meno dell’anno scorso: i comuni sono tenuti a stabilire le aliquote IMU 2013 anche sulla prima casa. Il pagamento della rata è stato solo rimandato, e non sono ancora stati trovati i soldi per rimpiazzare definitivamente il ricavo dall’imposta. La decisione definitiva è rimandata al 31 agosto, termine fissato dal Consiglio dei ministri per avviare una riforma fiscale complessiva, che permetta di rendere definitiva la sospensione.

Lo Stato percepisce circa 4 miliardi di entrate dall’IMU sulla prima casa, mentre sospendere la sola prima rata lo costringerà ad anticipare ai comuni circa 2 miliardi di euro: Enrico Letta ha confermato che sarà la tesoreria dello Stato a versare i soldi ai comuni. In caso di mancata riforma del sistema fiscale sugli immobili entrerà in vigore una clausola di salvaguardia contenuta nel decreto legge, che prevede il pagamento dell’acconto per il 16 settembre 2013 e il saldo a dicembre.

Foto: Enrico Letta (Roberto Monaldo/LaPresse)