Josefa Idem e l’ICI

In cosa consiste il guaio delle tasse non pagate sulla palestra: lei ha detto che «sembrano emergere alcuni profili di irregolarità» e che non si dimetterà

Nei giorni scorsi è circolata su alcuni giornali italiani la notizia che il ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem, ex campionessa olimpionica di kayak, dal 2008 al 2011 non ha pagato l’ICI su un palazzo di sua proprietà a Santerno, in provincia di Ravenna.

La ricostruzione è stata poi confermata dalla stessa Idem, che sebbene abiti con la famiglia a Santerno in un appartamento in via Lamone, fino al 2011 ha dichiarato di avere la residenza in via Carraia Bezzi, dove invece si allena e ha sede la palestra “Jajo Gym”. in questo modo, registrando cioè entrambi gli edifici come abitazione principale, ha ottenuto l’esenzione dal pagamento dell’ICI. L’edificio dove ha sede la palestra inoltre, secondo un accertamento del Comune di Ravenna effettuato l’11 giugno, è stato censito al catasto come abitazione privata, e secondo i tecnici del Comune «non risulta la conformità edilizia e l’agibilità della struttura».

La storia dell’ICI non pagata era diventata pubblica il 2 febbraio 2013, quando ne parlò il quotidiano locale La Voce di Romagna. In quell’occasione Guglielmo Gerrini, il marito di Idem, parlò di «una dimenticanza»: spiegò infatti che la famiglia aveva abitato fino al 2008 in via Carraia Bezzi, l’edificio dove ora c’è la palestra, e che la residenza non era mai stata spostata. I consiglieri locali del M5S e del PdL chiesero che il Comune facesse una verifica sugli immobili, da cui secondo Libero è emerso che «con riferimento all’ICI risulta che i contribuenti hanno considerato abitazione principale sia il fabbricato di Carraia Bezzi 104 che il fabbricato Argine destro Lamone 23/A e, conseguentemente, non hanno corrisposto l’Ici per gli anni dal 2008 al 2011, fruendo delle esenzioni previste dalla legge.» Il 5 giugno Idem ha poi fatto un «versamento a titolo di ravvedimento operoso» all’Agenzia dell’Entrate per sanare l’ICI non pagata, di cui però non si conosce la cifra.

L’11 giugno inoltre il Comune ha effettuato un sopralluogo dove ha sede la “Jajo Gym”, in via Carraia Bezzi, e ha notificato a Idem un accertamento di illecito nel quale contesta l’uso commerciale di un immobile censito come abitazione, oltre alla presenza di macchinari e condizionatori non registrati, e invita inoltre a «mettersi in contatto con gli uffici per dichiararsi disponibili a presentare apposita istanza in sanatoria».

Il 19 giugno, dopo che il quotidiano Libero aveva perlato della vicenda in prima pagina, la Lega Nord ha presentato in parlamento una mozione di sfiducia nei confronti di Idem, e il capogruppo del M5S al Senato Nicola Morra ha chiesto un’interrogazione parlamentare sull’argomento. In una nota diffusa nello stesso giorno, il ministro Idem ha dichiarato che «dalle prime verifiche fatte dal mio avvocato sembrano emergere alcuni profili di irregolarità e, ovviamente, sono pronta come qualunque cittadina ad assumermi ogni responsabilità, versando le eventuali sanzioni amministrative conseguenti, se dovessero essere confermate».

In un’intervista a Concita De Gregorio, su Repubblica, Josefa Idem ribadisce di non essersi mai occupata direttamente della questione – «nella mia vita ho passato sempre tre settimane al mese in canoa, dodici mesi all’anno» – e di avere deciso di non dimettersi, confortata anche dall’opinione di Enrico Letta. «Se ci sono state irregolarità farò come qualunque cittadino. Pagherò con gli interessi», ha detto Idem. «Capisco che posso aver fatto un errore nell’affidarmi a persone che non hanno fatto il mio interesse, perché di questo con evidenza si tratta: se sono stata tenuta all’oscuro o mal consigliata ne ricavo un danno, non un vantaggio. Chi ne fa le spese sono io. Mi assumerò tutte le responsabilità di cittadina ma non posso attribuirmi colpe che non ho».

foto: Franco Origlia/Getty Images