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  • mercoledì 19 Giugno 2013

Sesto giorno di proteste in Brasile

Le foto delle manifestazioni, dei saccheggi e delle violenze in almeno trenta città del paese

Ieri, martedì 18 giugno, per il sesto giorno consecutivo ci sono state in Brasile violente proteste e scontri con la polizia. Le manifestazioni più grandi si sono svolte a San Paolo, Rio del Janeiro e Belo Horizonte, le tre città in cui si concentra il potere economico del paese, ma sono stati organizzati cortei con migliaia di persone in almeno altre trenta città più piccole. Oltre a danneggiamenti di banche, macchine e autobus ci sono stati anche dei saccheggi in alcuni negozi.

A San Paolo, dove hanno avuto inizio le proteste, circa 50mila persone hanno partecipato a una marcia pacifica per il centro della città, lungo Avenida Paulista. Dopo 4 ore di corteo, passando davanti alla sede del comune, un piccolo gruppo ha iniziato a lanciare pietre contro le porte e le finestre del palazzo, cercando di entrare. Nel frattempo, altri gruppi hanno dato fuoco a un camioncino del canale televisivo Record, danneggiato la filiale di una banca e saccheggiato diversi negozi. Alcuni gruppi di manifestanti si sono ritrovati anche fuori dalla residenza del sindaco Fernando Haddad. Gli attivisti sono stati respinti dalla polizia, che ha usato gas lacrimogeni. Secondo le prime informazioni, almeno otto persone sono state arrestate e negli scontri sono rimasti feriti anche due poliziotti.

Una serie di manifestazioni di protesta si sono svolte anche a Belo Horizonte, Rio de Janeiro e in altre città del Brasile. A Florianópolis, nell’isola di Santa Catarina, nel sud del paese, circa 10mila persone hanno bloccato il ponte di accesso alla città. A Juazeiro do Norte, a est, 8mila attivisti hanno marciato e impedito al sindaco di uscire dalla filiale di una banca. A São Gonçalo, vicino a Rio, erano presenti almeno 5mila attivisti, e anche qui ci sono stati scontri con la polizia e danneggiamenti a edifici e macchine.

Le proteste sono iniziate a San Paolo all’inizio di giugno contro l’aumento di circa il 7 per cento dei prezzi dei trasporti pubblici. Le manifestazioni si sono ben presto diffuse in tutto il paese e sono diventate più partecipate (e violente) con l’inizio della Confederations Cup, il torneo di calcio tra squadre nazionali che si disputa l’anno prima dei Mondiali. Porto Alegre, Recife e altre città del Brasile hanno già annunciato che non aumenteranno i prezzi di bus e metro, ma le richieste degli attivisti si sono ampliate: lotta contro la corruzione, miglioramento della sanità e dell’istruzione, oltre ad una forte critica per le spese sostenute dal paese per l’organizzazione dei Mondiali del 2014: circa 11 miliardi di euro che, sostengono, avrebbero potuti essere impiegati diversamente.