La morte di Don Gallo, “il prete degli ultimi”

Genova, 22 mag. (LaPresse) – Lo hanno definito “il prete scomodo”, colui “che ha dato un nome a chi non l’aveva” dice oggi Don Luigi Ciotti, “una figura di straordinario rilievo” per la politica, l’associazionismo, la società civile, di cui da oggi “gli ultimi” che lui ha amato e difeso dovranno fare a meno di lui. Don Gallo, 84 anni, prete di strada, è morto oggi a Genova, alle 17.45, circondato dall’affetto della Comunità di San Benedetto al Porto, da lui fondata. Ieri le sue condizioni di salute si erano aggravate, tanto da spingere la stessa comunità a chiedere “tranquillità e quiete” per il sacerdote, monitorato dall’assistenza medica domiciliare.

No global, pacifista, controcorrente, Don Gallo fin da giovanissimo si avvicina a Don Bosco, sviluppando un metodo educativo simile all’esperienza di Don Milani. Inizia il noviziato nel 1949 a Varazze, in Liguria, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi di filosofia. Nel 1953 viene mandato in Brasile, dove compie studi teologici; la dittatura lo costringe a ritornare in Italia l’anno dopo. Prosegue i suoi studi in Piemonte, a Ivrea, e viene ordinato sacerdote nell’estate del 1959.

L’anno successivo è nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, riformatorio per minori: qui cerca di introdurre un’impostazione educativa diversa, dove la fiducia prende il posto dei metodi unicamente repressivi. I superiori salesiani, però, dopo tre anni lo rimuovono senza spiegazioni. Un duro colpo per Gallo, che lascia la congregazione e chiede di entrare nella diocesi genovese. “Non potevo vivere la vocazione sacerdotale”, spiegò il presbitero. Qui interviene il cardinale Siri, arcivescovo di Genova, che lo invia a Capraia per fare il cappellano del carcere.

Si sposta alla parrocchia di Carmine, dove si schiera dalla parte degli emarginati e dove rimane fino al 1970, anno in cui Siri lo trasferisce di nuovo a Capraia. Il motivo sarebbe un incidente nell’estate del 1970, in cui dopo un’omelia domenicale, è accusato di essere comunista. La curia decide così il suo allontanamento. La città protesta, ma la curia non torna indietro. Don Gallo rinuncia a tornare a Capraia.

Viene accolto dal parroco di San Benedetto al Porto e lì nel 1975, insieme a un piccolo gruppo, fa nascere la sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da quel momento si è sempre impegnato per la pace e il recupero degli emarginati, chiedendo la legalizzazione delle droghe leggere. Negli ultimi anni Don Gallo ha espresso le sue preferenze politiche, sostenendo Marco Doria alle primarie del centrosinistra di Genova e Nichi Vendola come candidato premier. Il pensiero mai banale di Don Gallo rimane nei suoi tanti libri, l’ultimo intitolato “In cammino con Francesco”. Grande appassionato di musica, fu grande amico di Fabrizio De André. Il cantautore genovese una volta gli disse: “Ti sono amico perché sei un prete che non mi vuol mandare in Paradiso per forza”.

Pubblicato il 22 maggio 2013
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