Sinatra, che non c’è più da 15 anni

Morì il 14 maggio 1998: le sue canzoni migliori secondo il direttore del Post

Quindici anni fa, la sera del 14 maggio 1998, Frank Sinatra morì a 82 anni in un ospedale di Los Angeles. Era stato, e sarebbe rimasto, il più celebre cantante di musica leggera della storia, quello a cui venne dato il soprannome di “The voice”, persino. Cantò centinaia di canzoni scritte per lui o scritte per altri che lui rese nuovamente meravigliose. Queste sono quelle che scelse nel suo libro Playlist il peraltro direttore del Post Luca Sofri.

Frank Sinatra
(1915, Hoboken, New Jersey – 1998, Los Angeles, California)
Il più grande di tutti: non si diventa Franksinatra senza ragione. Ha inventato un modo di cantare e ha preso le migliori canzoni dei suoi tempi e le ha fatte diventare di Sinatra, e formidabili anche quando non lo erano. Quando faceva del jazz gigioneggiava, e quando gigioneggiava faceva del jazz. In vecchiaia si è fatto imbalsamare, ma ha continuato a cantare da Sinatra. Suo padre era un pompiere siciliano e sua madre una mammana ligure.

Little girl blue
(Songs for young lovers, 1954)
È bellissima dove lui fa “siediti, e conta le tue dita: che puoi fare?”. “Sit there, and count your fingers…”

Like someone in love
(Songs for your lovers, 1954)
“Ultimamente, mi sorprendo a guardare le stelle, e a sentire una musica, come se fossi innamorato. Faccio cose di cui mi meraviglio, soprattutto quando ti ho intorno. Ultimamente mi pare di camminare come se avessi le ali, e sbatto nelle cose, come se fossi innamorato”. Scritta da Burke e Van Heusen.

I get a kick out of you
(Songs for your lovers, 1954)
Lui non si eccita né con lo champagne, né con gli aeroplani, né con la cocaina: solo con te. Il verso sulla cocaina (si noti che Cole Porter l’aveva scritto disinvoltamente nel 1934), generò successivamente qualche censura e fu a volte sostituito. “Certi hanno un brivido con la cocaina, ma io sono sicuro che se la sniffassi anche una sola volta mi annoierei a morte: perché io mi eccito solo con te”. Sinatra usava alternativamente le due versioni, indugiando sulle effe di “terrifffffff-ically”.

I’m gonna sit right down and write myself a letter
(Swing easy, 1954)
È un’idea tremendamente Sinatra, quella per cui mentre il mondo degli innamorati musicali versa tutto il tempo lacrime, speranze ed emozioni in lettere d’amore all’amata, lui se la scriva da solo (“I-did-it-my-way”, come al solito). Insomma, lui dichiara la sua intenzione di mettersi lì a scriversi questa lettera, “e far finta che me l’abbia scritta tu”. Fantastico. “Mi scriverò delle cose così dolci che ci resterò di stucco, e un sacco di baci in fondo: come sarò contento di riceverla!”

Taking a chance on love
(Swing easy, 1954)
Wow! “Here I go again…”. “Arieccoci, sento le trombe di nuovo!”. Sulla pacchia di innamorarsi, cantata da innamorato che si arrampica sui lampioni.

Love and marriage
(1955)
Scritta dal duo macchina-da-canzoni Cahn e Van Heusen (il primo aveva rimpiazzato come paroliere Johnny Burke, con cui Van Heusen aveva costituito già un duo leggendario), un testo di rime spettacolari sul matrimonio: “Love and marriage, love and marriage, go together like the horse and carriage”.

I’ve got you under my skin
(Songs for swingin’ lovers, 1956)
“Ti ho sotto la pelle”: uno dei più noti capolavori di Cole Porter, e quello che è diventato più drasticamente un pezzo di Sinatra. Come lo canta lui, “I’d sacrifice anything come what may…”, nessuno. E poi c’è la fedele orchestra di Nelson Riddle che si diverte almeno altrettanto.

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