In taxi con Renzi

Aldo Cazzullo raccoglie le opinioni e i pensieri del candidato all'incarico che non lo è più

Oggi Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera racconta le due chiacchiere che ha fatto con Renzi, in macchina, dopo la direzione del PD: si parla anche di chi si è opposto all’idea di dare allo stesso Renzi l’incarico di formare il governo.

La direzione del Pd è finita, Matteo Renzi esce dall’ingresso laterale per evitare i cronisti, si imbatte comunque in una selva di telecamere, vorrebbe andare a piedi al Vittoriano – «quant’è? Un quarto d’ora, no?» – ma i reporter lo inseguono – «per cortesia, vi ho detto che non parlo!» -, il suo portavoce Marco Agnoletti ferma al volo un taxi, davanti sale il senatore toscano Andrea Marcucci, il sindaco si mette dietro. Il tempo di fare inversione e imboccare via del Tritone, e sul telefonino arriva la chiamata che aspettava: «Ciao segretario». È Bersani.

Il tono di Renzi è cortese, quasi affettuoso. Dall’altra parte si sente una voce stanca, un po’ affranta, ma non seccata, anzi. Il «segretario» diventa rapidamente «Pier Luigi». Il sindaco scherza: «Pensa un po’, sto andando a una mostra su Machiavelli, indovina chi è il curatore? Giuliano Amato. Cosa devo dirti, sono paraculo fin da piccolo» dice con un sorriso autoironico. La conversazione dura pochi minuti. Chiuso il telefono, Renzi si rilassa, si accorge di non aver ancora salutato il tassista, gli porge la mano mentre l’auto è ferma al semaforo. Poi fa il punto della situazione.

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foto: Mauro Scrobogna /LaPresse