Storia di Giorgio Napolitano

Che è stata parecchio intensa, anche prima di questi giorni: storia e foto del primo Presidente della Repubblica ad essere eletto per due volte

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Giorgio Napolitano è stato eletto per la seconda volta Presidente della Repubblica con 738 voti: il primo nella storia d’Italia. Napolitano è stato parlamentare dalla II alla XII legislatura, ovvero dal 1953 al 1996, saltando la IV. È stato iscritto ai Gruppi Universitari Fascisti, poi è stato un importante dirigente del Partito Comunista, ha recitato a teatro e ha scritto sonetti. Venne eletto diverse volte al parlamento europeo, è stato presidente della Camera, ministro degli Interni e senatore a vita. Nel 1956 approvò l’invasione sovietica dell’Ungheria e nel 1968 condannò quella della Cecoslovacchia. All’interno del PCI fu prima un riformista, poi capo della corrente cosiddetta dei “miglioristi” e nemico di Berlinguer: una vita intensa, anche prima di questi giorni.

I primi anni e l’iscrizione al PCI
Giorgio Napolitano è nato in una famiglia della buona borghesia napoletana tre anni dopo l’inizio del ventennio fascista. In gioventù ha studiato ed è cresciuto a Napoli in un ambiente intellettuale – tra i suoi amici di infanzia ci furono parecchi drammaturghi, registi e giornalisti. Fece parte di alcune associazioni giovanili fasciste, ma subito dopo la fine della guerra, nel 1945, si iscrisse al Partito Comunista.

All’epoca aveva esattamente 20 anni: è nato a Napoli il 29 giugno del 1925. Il padre, Giovanni, era un avvocato e poeta, originario di Gallo di Comiziano, un piccolo paese della provincia di Napoli. La madre, Carolina Bobbio, era di origini piemontesi. Nei primi anni di vita abitò a Napoli, in via Monte di Dio, nei Quartieri Spagnoli a pochi passi da piazza del Plebiscito. Ha studiato al liceo classico Umberto I di Napoli, tranne l’ultimo anno, che frequentò a Padova, dove la famiglia si era trasferita, diplomandosi al liceo “Tito Livio”. Si è laureato in giurisprudenza all’Università di Napoli Federico II nel 1947 con un tesi di economia politica, che aveva il titolo Il mancato sviluppo del mezzogiorno.

Durante l’università, Napolitano fu iscritto ai Gruppi Universitari Fascisti (GUF), un gruppo a cui si iscrivevano su base volontaria gli studenti dell’università e dell’accademia. All’interno del GUF, Napolitano prese parte alle attività teatrali (Teatroguf) e cinematografiche (Cineguf). Napolitano recitò anche in alcuni spettacoli – tra cui, nel ruolo di protagonista, in Viaggio a Cardiff di William Butler Yeats – messi in scena dal GUF a Palazzo Nobili, a Napoli. La compagnia si chiamava Teatro degli Illusi. Scrisse anche alcuni sonetti in dialetto napoletano con lo pseudonimo di Tommaso Pignatelli.

Molti anni dopo Napolitano spiegò la sua appartenenza ai GUF, e la sua risposta venne riportata in un articolo del 2006 pubblicato da Edmondo Berselli. Napolitano, in quell’occasione, definì il GUF «un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato». All’interno del GUF e nell’ambiente universitario conobbe alcuni degli uomini che lo avrebbero accompagnato nel resto della sua carriera.

Tra gli altri c’erano Antonio Ghirelli, che sarebbe diventato giornalista: direttore del TG2, dell’Avanti! e collaboratore del Sole 24 ore, morto l’anno scorso. Ghirelli – come ha detto lo stesso Napolitano – lo «convinse della dolorosa necessità che l’Italia per salvarsi doveva perdere la guerra». Conobbe anche il regista teatrale e drammaturgo Giuseppe Patroni Griffi, morto nel 2005, e il regista cinematografico Francesco Rosi.

Dall’iscrizione al PCI all’invasione dell’Ungheria
All’interno del PCI Napolitano fece a lungo parte della corrente riformista, favorevole alla cosiddetta “via italiana al socialismo”. Per i riformisti, la strada per arrivare al socialismo non era la contrapposizione netta al capitalismo o la rivoluzione. Bisognava portare avanti graduali riforme, con l’aiuto dei partiti socialisti italiani e ispirandosi ai partiti socialdemocratici europei. I riformisti furono sempre in contrapposizione con l’ala più radicale e di sinistra del PCI. Il principale esponente riformista era Giorgio Amendola, ma dopo la sua morte, negli anni Ottanta, Napolitano fondò la sua corrente di cui restò a lungo il capo, i “miglioristi” – ci torneremo dopo.

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