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  • sabato 2 Marzo 2013

Stamparsi un fucile

Lo ha fatto un gruppo di ricercatori texani, usando una stampante 3D e poche centinaia di dollari: dal loro sito si può già scaricare il progetto dell'arma

Immaginate di navigare, annoiati, su internet, e di imbattervi in un sito di un’organizzazione no-profit texana che permette di condividere liberamente progetti tridimensionali di armi da fuoco. Immaginatevi di scaricare uno di questi progetti, stampare l’arma in questione e poi andarvene in collina a fare qualche tiro di prova con il vostro nuovo giocattolo.

Sembra una sciocchezza, ma questa settimana la Defense Distributed, un’associazione no profit texana che si occupa di armi e di stampa 3D,  ha pubblicato un video in cui mostra un fucile AR-15 (il fucile standard dell’esercito americano, l’arma usata nella strage di Newtown) ottenuto con una stampante 3D. Non è la prima volta che ci provano. Nel 2012 avevano già fatto un tentativo, ma il fucile era andato in pezzi dopo aver sparato il primo colpo. Nell’ultimo video, invece, si può vedere l’arma sparare 600 colpi in rapida successione senza rompersi o incepparsi. Chiariamo subito che non tutti i componenti, però, sono stati stampati.

Partiamo dall’inizio: la stampa 3D è una tecnologia relativamente recente che consiste sostanzialmente nell’ottenere un oggetto solido partendo da un modello digitale 3D. Le stampanti 3D sono già utilizzate in campo industriale per creare rapidamente prototipi di oggetti. Gli oggetti creati possono essere di quasi ogni materiale: plastica, vetro o metallo – dipende soltanto dal tipo di materiale granulare che viene inserito nella stampante. Creando parti diverse e assemblandole in un secondo momento, la stampa 3D può essere usata anche per assemblare oggetti composti da materiali diversi.

Negli ultimi anni il costo delle stampanti 3D è crollato, rendendole accessibili anche alle piccole-medie industrie e persino ai privati – i modelli più economici, diciamolo subito, costano intorno ai 20 mila euro. Fino a poco tempo fa, nessuno sembrava aver pensato ad usare la stampa 3D per creare componenti di armi. La Defense Distributed è nata proprio con questo scopo. Nel suo sito è possibile leggere che l’associazione ha l’obbiettivo di «difendere la libertà dell’accesso alle armi garantiti dalla Costituzione degli Stati Uniti facilitando l’accesso globale e la produzione e la conoscenza relativa alla stampa 3D di armi da fuoco e di pubblicare e distribuire, senza costi per il pubblico, queste informazioni nel pubblico interesse».

A questo punto bisogna specificare che non tutta l’arma testata questa settimana è stata stampata. Il calcio (la parte dell’arma che si appoggia alla spalla), la canna con l’otturatore e le munizioni facevano parte di un’arma prodotta con metodi normali. Il lower receiver, cioè la parte di arma che contiene il grilletto e il percussore, è stato stampato. Si tratta, dal punto di vista tecnico e legale, dell’arma vera e propria: quella parte che consente all’arma di sparare.

Il gruppo ha stampato due diversi receiver, utilizzando due tecniche e materiali differenti: termoplastica in un caso e resina nell’altro. Il costo dei materiali si aggira intorno ai cento dollari. Al momento il gruppo utilizza stampanti professionali, molto costose, ma nel suo sito specifica che intende fare ricerche in modo da permettere di produrre armi sicure ed efficienti che possano essere stampate anche dalle stampanti economiche acquistabili dai privati. Sul sito defcad.org, il gruppo ha già caricato i progetti 3D dei vari componenti per armi che possono essere liberamente scaricati e utilizzati.

La possibilità che sia possibile scaricare da internet il progetto di un’arma e, dopo aver speso 20 mila dollari per una stampante 3D, crearne un numero indefinito al prezzo di poche decine di dollari ciascuna è, come scrive il blog Danger Room di Wired, “un incubo regolatorio” per il Congresso americano, dello stesso genere di quello che presenta perseguire e regolare lo scambio di files protetti da copyright.

Le armi stampate con la tecnologia attuale sono ancora poco affidabili e richiedono parti di metallo non stampate per funzionare – oltre che una discreta conoscenza tecnica per essere prodotte. Negli Stati Uniti si possono comprare armi nei negozi in maniera piuttosto facile e ad un prezzo tutto sommato economico. Per lo stesso motivo i criminali riescono ad avere già adesso un accesso più o meno facile alle armi, senza bisogno di comprarsi una stampante 3D e imparare ad usarla.

Per quanto i progressi siano rapidi, i problemi che pone questa nuova tecnologia sono – appunto – più di natura legale e regolatoria che effettiva. In altre parole: il giorno in cui criminali e fanatici delle armi potranno stampare centinaia di fucili, di nascosto e lontano dagli occhi dei regolatori, non sono vicini.