Tutte le storie di Oscar Giannino

Francesco Merlo racconta quel che si sa e sospetta da anni tra i suoi colleghi e frequentatori, con severità e indulgenza assieme

Gli sviluppi della letteraria storia delle falsificazioni di Oscar Giannino, da ieri dimissionario leader del movimento “FARE per Fermare il Declino” e candidato alle elezioni imminenti, stanno facendo emergere da parte di chi lo ha conosciuto meglio un passato di ulteriori misteri e atteggiamenti ingannevoli (e nuovi dubbi crescono, nelle redazioni dei giornali). Ne scrive oggi su Repubblica Francesco Merlo, con severità e indulgenza insieme, e condannando soprattutto chi adesso ne approfitta.

È l’ aggiornamento del mattoide italiano, che è il fratello bastardo del genio, l’attrezzato ciarlatano che divulga e sapientemente spiega l’economia, ma per farsi bello racconta se stesso con due lauree che non ha mai preso, revisione ‘alta’ della calza che Berlusconi, sempre per farsi bello, metteva sulla telecamera.
E però, vedere ora precipitare Oscar Giannino nell’abisso della patacca sta accendendo la voluttà degli italiani  più di qualsiasi delitto o censura o clientela familistica vengano via via scoperti.  E non solo perché quello di Giannino è un caso straordinario di dileggio che distrae, con il girotondo dei soliti selvaggi frizzi e lazzi, dalla monotonia barocca e tonitruante della campagna elettorale, ma soprattutto perché la patacca, cioè la laurea falsa, è una scuola  di magnificenza nazionale, una tradizione, un’antropologia celebratissima,   a differenza del delitto, cioè la ruberia vera, che solo in Italia non è grandezza e non è castigo ma è la miserabile banalità quotidiana.
Oscar Giannino, che noi giornalisti anziani abbiamo conosciuto al tempo in cui era l’abilissimo capo ufficio stampa del Partito repubblicano di Giorgio La Malfa  e teneva magnificamente testa ai cavalli di razza bizzosi Bruno Visentini e Giovanni Spadolini, cambiò abiti e fisionomia per difendersi  da una brutta malattia. Perse i capelli, si ‘imbastonò’, mise le ghette alle scarpe, cominciò a imitare l’uomo in frack che da l’adieu al mondo. Ma non è stato mai il magliaro classico, che è un allegro poveraccio che vive di espedienti, il Totò che vende  la fontana di Trevi al turista americana tutto business.

(continua a leggere sul sito di Francesco Merlo)

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