• Media
  • mercoledì 20 Febbraio 2013

La redazione del Corriere della Sera contro il piano industriale

Il testo del comunicato che chiede investimenti e considera la sede di via Solferino "un bene unico e irripetibile del patrimonio culturale italiano"

Il comitato di redazione del Corriere della Sera ha pubblicato oggi un comunicato sindacale che annuncia l’inizio di una campagna contro il piano triennale presentato da Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di RCS (società editrice del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport). Il piano prevede “800 esuberi, di cui 640 in Italia e 160 in Spagna, tra personale giornalistico e non” e la vendita o la chiusura di 10 testate periodiche e delle sedi del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport di via Solferino, a Milano.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Care lettrici e cari lettori,
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera comincia da oggi, nel suo spazio sindacale, una campagna per ottenere il cambiamento radicale del piano presentato dall’amministratore delegato di Rcs MediaGroup lo scorso 11 febbraio, che prefigura il taglio di 800 posti di lavoro, 640 dei quali in Italia, tra personale giornalistico e non. L’annuncio del piano aziendale ha già creato un grave danno di immagine al Corriere, un giornale che da molti anni ha i conti in attivo, resta il primo punto di riferimento nel panorama dell’informazione in Italia e gode di grande credito in Europa.

In vista del consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup, previsto per i primi giorni di marzo, il Cdr sollecita azionisti, amministratori e management a riaprire il confronto. E ribadisce con forza che è inaccettabile un piano centrato sul taglio del costo del lavoro.

Stupisce che si voglia colpire al cuore il Corriere, punta di eccellenza dell’intero gruppo. L’architettura finanziaria del piano si basa sull’aumento del margine di redditività del gruppo, dall’attuale 4% sul fatturato fino al 10%, da raggiungere nel 2015. Per cogliere questo obiettivo, sostiene l’azienda, è necessario tagliare 100 milioni di euro, di cui 80 direttamente sul costo del lavoro. Questa impostazione non è affatto obbligata. Tutti gli altri numeri del piano, a cominciare dal fatturato, si mantengono costanti nel triennio. Il margine cresce per ricompensare gli azionisti, chiamati a sottoscrivere l’aumento di capitale e per rassicurare le banche con cui andranno rinegoziate le principali linee di credito (l’indebitamento totale del gruppo è pari a 870 milioni).

1) Il Cdr propone di capovolgere questa impostazione. Negli ultimi cinque anni di esercizio (2007-2011) gli azionisti hanno incassato dividendi per 107 milioni. Ebbene ora gli azionisti, a cominciare da quelli raccolti nel patto di sindacato, sono chiamati a fare la loro parte: aumento di capitale adeguato alla necessità di sostenere il rilancio del giornale, senza contropartite immediate.

2) Le risorse finanziare dovranno essere indirizzate verso investimenti nelle aree della carta e del digitale, con l’obiettivo di aumentare i ricavi del gruppo nel triennio. Se 180 milioni di investimenti non bastano, se ne dovranno stanziare di più. Se ci sono azionisti che non sono in grado di reggere lo sforzo per difficoltà legate alle loro aziende, dovrebbero lasciare spazio a nuove forze. Il Corriere del futuro non può essere gestito con una logica di conservazione e di rendita. Il prestigio che comporta essere azionisti del Corriere va bilanciato da un impegno alla stessa altezza.

3) Il Cdr invita il management a cogliere le nuove opportunità che offre la trasformazione del mondo dei media: web, tablet, smartphone, video e altro. Il tempo non è più una variabile indifferente. È necessario elaborare in fretta progetti concreti, in stretto contatto con la direzione editoriale del Corriere , ma anche con quelle professionalità che all’interno del giornale sono in grado di valutare le sfide (e le insidie) offerte dalla trasformazione digitale. Questo è il settore che per il futuro dovrà garantire incrementi di fatturato e redditività, ma il piano aziendale non indica con chiarezza come la storia e l’autorevolezza del Corriere dovranno essere declinate sulle nuove piattaforme, né viene sciolto il nodo dell’offerta Internet a pagamento. Dobbiamo confrontarci con concorrenti che hanno avviato più celermente di noi il processo di innovazione e con un mercato globale che ci espone, in contemporanea, alla concorrenza dei grandi aggregatori di notizie e dei piccoli produttori di contenuti digitali ad alto tasso di specializzazione.

4) il Corriere deve restare in via Solferino 28, un bene unico e irripetibile del patrimonio culturale italiano.
Nei prossimi giorni il Cdr continuerà a offrire ai suoi lettori un quadro sui recenti errori di gestione del gruppo Rcs Mediagroup e sulle opportunità offerte dal mercato editoriale, con una serie di contributi realizzati dai giornalisti del Corriere.

Il Cdr del Corriere della Sera