A che cosa serve l'”indice Big Mac”

Ieri è stato presentato dall'Economist in una nuova versione interattiva: e spiega, per esempio, perché l'accendino che avete in tasca è fatto in Cina

Giovedì l’Economist ha presentato una nuova versione interattiva del suo celebre “indice Big Mac”, uno strumento piuttosto artigianale ma di grande successo per verificare se le diverse valute del mondo sono al loro valore “corretto”. La teoria economica che sta sotto è quella della parità di potere d’acquisto (PPA, in inglese PPP, purchasing-power parity), e cioè che i tassi di cambio tra le diverse valute dovrebbero tendere verso un identico prezzo in tutto il mondo per uno stesso paniere di beni e servizi.

Il paniere che scelse l’Economist nel 1986, quando inventò l’indice, era composto da un solo bene, diffuso più o meno in tutto il mondo: un Big Mac della catena statunitense di fast food McDonald’s. Per fare un esempio concreto del suo funzionamento, usando lo strumento pubblicato oggi, proviamo a osservare che cosa si ottiene paragonando il prezzo del panino in Europa e in Cina. Questa è la mappa che si ottiene.

Un Big Mac costa oggi 3,59 euro nei 17 paesi dell’Eurozona; in Cina, invece, costa 16 yuan, che al cambio attuale sono 1,90 euro: questo significa che, secondo l'”indice Big Mac”, lo yuan è sottovalutato oggi di oltre il 47 per cento rispetto all’euro. È interessante notare che, secondo la stessa mappa, anche il dollaro è sottovalutato rispetto all’euro, precisamente del 10,5 per cento (un Big Mac costa 4,37 dollari, cioè 3,22 euro). Si può dire quindi che l’euro è una moneta “forte” rispetto alle altre, mentre lo yuan è una moneta particolarmente “debole” e il dollaro è debole rispetto all’euro ma forte rispetto allo yuan.

La cosa diventa più complicata quando si vuole dare un senso a questi dati: ma questo permette anche di capire alcuni passaggi importanti su come funziona il cambio tra le valute e, soprattutto, il commercio internazionale.

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